Ora che il caldo estivo è veramente arrivato riesce davvero difficile anche ai più irriducibili sostenitori di questa nobilissima tipologia continuare a bere, a meno che anche con 30-35 gradi si continuino a mangiare carni rosse, selvaggina, brasati e lessi, vini rossi importanti. L’estate richiede per forza rossi più leggeri di corpo e più beverini, meno strutturati, meno potenti, alcolici e tannici. Rossi che possano magari serviti più freschi, a temperatura di cantina. E quando penso a rossi del genere, più che ai Bardolino e ai Valpolicella, il primo vino che mi viene in mente ha un nome tedesco:
Vernatsch.
Tranquilli, non voglio consigliarvi un vino rosso prodotto in Austria o Germania (peraltro ce ne sono di buoni), ma un vino espressione di un’uva che è presente anche in Lombardia (soprattutto nelle province di Bergamo e Brescia) ed in Trentino, conosciuta come
Schiava, ma che conosce le massime espressioni e la più larga diffusione in provincia di Bolzano, nell’Alto Adige – Süd Tirol. Dove la Schiava o Vernatsch, chiamata anticamente Farnatzer o Vernetzer, anche ora che è stata ridotta a vantaggio di altre cultivar continua ad essere la varietà più diffusa, considerato che con 1.157 ettari occupa ben il 22,35% della superficie vitata altoatesina, contro l’11,3% del Pinot grigio, il 9,55 dello Chardonnay, il 9,17% del Pinot bianco.
Nella terra dei canederli e dello speck (ai quali magnificamente si abbina) la Schiava è giunta nel periodo dell’invasione longobarda dalla Slavonia, e quella delle Schiave rappresenta ancora oggi una famiglia con differenze, nel grappolo e nella foglia, da tipo a tipo, Schiava gentile, Schiava grigia, Schiava grossa, Tschaggele, per citare le più note. Dalla Schiava sulle colline che sovrastano Bolzano si ottiene un vino importante come il Santa Maddalena, mentre più a sud è la base della denominazione Lago di Caldaro. I vini che si ottengono da queste uve (Santa Maddalena a parte, nel quale può entrare un po’ di Lagrein) presentano un colore più da rosati accesi, tipo Cerasuolo abruzzesi, che da rossi, un rubino chiaro e brillante, sono intensamente profumati di piccoli frutti rossi, hanno una caratteristica nota di mandorla finale e una fresca acidità e bevuti freschi si abbinano facilmente ad un sacco di piatti leggeri della cucina estiva.
Per illustrare al meglio le caratteristiche di piacevolezza della tipologia ho scelto un Alto Adige Schiava Edelvernatsch (Schiava gentile), anzi un cru di Schiava prodotto da un’eccellente cantina di Bolzano,
Rottensteiner, azienda creata nel 1956 da Hans Rottensteiner, cui si affiancò in seguito il figlio Toni, tuttora colonna della cantina insieme al figlio Hannes. I Rottensteiner, che hanno come enologo consulente
Lorenz Martini, eccellente produttore dei metodo classico Comitissa a Cornaiano, producono altri vini a base Schiava, primo tra tutti il Santa Maddalena
Premstallerhof, ma sono particolarmente affezionati alla Vernatsch che nasce nel maso
Kristploner che è il maso natale di Rosl Rottensteiner (moglie di Toni) e oggi è gestito dalla primogenita Evi. Il “Kristplonerhof” è sicuramente uno dei più vecchi masi dei dintorni di Bolzano, essendo menzionato già attorno all’anno 1000. Il maso era di proprietà del vescovo di Trento, motivo per cui la zona ancora oggi viene chiamata “Welschwinkel” (angolo italiano).
Il “Kristplonerhof” si trova nella località di Guncina, sui pendii del Monsocolo ad un’altitudine di 300-400 metri con un’esposizione sud-est. I terreni sono abbastanza argillosi e porfidici e le varietà coltivate, ovviamente a pergola, sono Schiava, Gewürztraminer e Pinot Nero. Il Kristplonerhof è una Schiava in purezza, allevata a pergola, e viene affinata in acciaio e grandi botti di rovere, e ha un prezzo, franco cantina, di poco superiore ai 5 euro.
Un vino, anche in questa versione 2013 da pochi mesi in commercio, straordinariamente beverino, diretto, facile da approcciare, che ammalia per la brillantezza del suo colore rubino squillante ricco di riflessi, per i profumi tutti lampone, ribes, erbe aromatiche, pepe nero, viola e ciliegia, profumi fragranti, freschissimi di grande eleganza, e poi per la polpa succosa, la ricchezza del frutto, la stoffa di gran nerbo, il tannino quasi inesistente, l’acidità ben bilanciata e viva e la vena di mandorla su cui chiude, facendoti venire l’acquolina in bocca e invitandoti a bere copiosamente.
Per chi non conoscesse questo grande vitigno identitario, storico e popolare che è la
Schiava (
Vernatsch) e le sue multiformi espressioni il Kristplonerhof sarà davvero una splendida introduzione.