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TAG: Vino

AOC Champagne Brut Rosé de Saignée Rosélie Roger Coulon


Data pubblicazione 13.02.2015
VOTO MEDIO
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VOTO
9.1
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San Valentino bussa alle porte ormai e cosa di più simpatico che rendere omaggio alla vostra Lei (o se fimmine siete al vostro Lui) regalando, come ho raccontato in questo articolo per lo speciale dedicato alla festa degli innamorati scritto per la sezione cucina della versione on line del celebre settimanale Oggi, invece delle solite cose preziose o futili (a seconda dei gusti e della possibilità di spesa) del buon vino?

D’accordo, ma quale vino regalare e su quali vini puntare se, puta caso, l’oggetto del vostro desiderio non volesse trascorrere la serata al ristorante ma preferisse cimentarsi ai fornelli con menu e piatti teoricamente afrodisiaci prima di scatenare le danze dell’Eros?

Soluzione pronta anche in questo caso, con suggerimenti pratici per le ricette di una “cena di passione” e gira che la rigira la risposta, naturale, immediata, ovvia è una sola: regalare Champagne! Il perché è semplice, perché non è solo un grande prodotto, quando è grande, che si regala, ma un mito, un sogno, un qualcosa che fa sognare, che appartiene, un po’ come Marilyn Monroe o Brigitte Bardot (nel mio caso Juliette Binoche), all’immaginario di ognuno (di noi maschietti), e un qualcosa che regala emozioni.

Champagne, d’accordo, ma quale? Elementare Watson, per San Valentino il vostro Champagne non potrà essere altro, l’amour non ha forse contorni e tinte rosa e non porta a vedere la vita “en rose”?, che un bel Rosé. Uno di quelli giusti, che quando ne stappi una bottiglia, ovviamente da condividere, perché bere da soli, quelle tristesse!, ne berresti subito una seconda. O meglio partire subito, senza indugi, con un magnum.

E allora il Rosé per voi, non un Rosé d’assemblage, ovvero prodotto assemblando un vino bianco con una percentuale variante dal 5 al 20% di vino rosso, ma un Rosé de Saignée, tecnica più raffinata che prevede di lasciare macerare per qualche ora il mosto a contatto con la buccia delle uve e consentire che siano i pigmenti naturali in essa contenuti a dare colore al mosto della categoria degli Champagne che in genere mostrano un colore più intenso e soprattutto un’espressione aromatica più ricca ed uno spiccato carattere vinoso che ne consiglia l’apprezzamento non come aperitivo ma a tavola, io l’ho subito pronto.

Si tratta di un Rosé non millesimato, quattro anni di permanenza sui lieviti ed un carattere speciale, perché viene usato quasi esclusivamente non Pinot noir (un po’ ce n’è) bensì il più raro Pinot Meunier, da vigneti classificati premier crus provenienti dai villaggi di Vrigny e Coulommes la Montagne prodotto da una piccola ma prestigiosa Maison di Vrigny nella Montagne de Reims che si chiama Roger Coulon, produce nemmeno centomila bottiglie, che vengono vendute in Francia, Regno Unito, Germania, Belgio, Svizzera, Giappone, Stati Uniti e Italia (importati da Bellenda distribuzione, il ramo import di un ottimo produttore di Prosecco Superiore).

Dieci ettari di vigneto di proprietà ripartiti su 5 villaggi e su 70 parcelles (vigne dai nomi evocativi come “Les Gouttes d’Or”, “Les 4 Vents”, “Les Champs de Vallier”) classificate come Premier Cru, condotti da una “famiglia di vignerons, di récoltants-manipulants, da 8 generazioni, e attualmente da Eric Coulon, Président des Vignerons de Vrigny, e da Isabelle Coulon, sua simpaticissima moglie. Personaggi che non solo producono ottimi vini ma, posso dirli avendoli avuti miei vicini di tavolo a cena, lo scorso ottobre in quel di Reims, dotati di grande umanità e simpatia.

Chez Coulon
la prima fermentazione degli Champagne avviene con il ricorso a lieviti indigeni e non agli assai diffusi lieviti selezionati che, annotano i Coulon, “tendent à uniformiser le goût”, ad uniformare il gusto, mentre i lieviti indigeni “apportent aux vins toute leur subtilité et permettent aux Terroirs de s’exprimer”, conferiscono nerbo ed eleganza ai vini e sprigionano la voce dei terroirs d’origine.

Questo loro Rosé, da applausi, così almeno secondo me e la mia Lei, al quale ho dovuto sottrarlo d’imperio, altrimenti a me sarebbe rimasto solo il bouchon, porta il nome di Rosélie ed è una vera epifania del miglior Rosé de Champagne, con dosaggio degli zuccheri che a seconda degli anni varia da 4 a 6 grammi litro (in questo caso solo 4) e un dégorgement del mio campione, da me degustato questo gennaio, che risaliva all’ottobre 2013.

Uno Champagne che apprezzerete su preparazioni a base di coniglio o di faraona, su un tacchino ripieno con castagne, una pernice rossa, o del fagiano (io lo giocherei anche su dell’anatra…) e che sono pronto a scommettere troverete strepitoso, con il suo color melograno cerasuolo pallido, succo di fragola più che salmone, ed il suo naso piacevolmente flatteur, senza essere ruffiano ma semplicemente avvolgente, capace di portarti, con un abbraccio, nel suo mondo carnoso fatto di sfumature di lampone, ribes, striature di pompelmo rosa, agrumi canditi, papaya, ciliegia, un naso di bella espansione e polpa.

E vi piacerà da morire, non può essere diversamente, la bocca moderatamente larga e succosa, fresca e viva, di bella continuità ed energia, sorprendentemente (mais c’est la Champagne Mesdames et Messieurs, l’unicité de ses terroir, qui fait la différence!) più minerale che fruttata, lanciata in orbita da un magnifico nerbo acido e retta da un sale che non si esaurisce, da una croccantezza golosa delle bolle, per una persistenza e una “gustosità” che amplifica il piacere.

Et alors, que dire encore sinon Joyeux Saint-Valentin pour tous et vive l’amour ?



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