La peculiarità della pizza romana è che nasce nei forni. “Ha bisogno di un forno da pane per essere originale, il più aderente possibile alla tradizione. La cottura della pizza romana è molto simile a quella del pane, lunga: 12-14 minuti a suolo diretto”, specifica Pierluigi (ndr, si dice 'a suolo diretto' quando la cottura avviene senza la teglia a separare l’impasto dal suolo di cottura).
Per capirne le origini bisogna tornare al primo dopoguerra, quando la pizza romana si diffonde in maniera massiva. “Allora nei forni si facevano due o tre tipi di pane: uno casareccio a basso costo, le ciriole, tipico pane romano (che Roscioli produce ancora, per affezione forse, perché il consumo si è notevolmente ridotto) e del pane condito, all’olio. Gli impasti, naturalmente, venivano lavorati tutti a mano”. Per capire il valore che aveva il pane in quei momenti, dobbiamo considerare che in Italia se ne consumavano pro capite dagli 800 g al chilo, al giorno, oggi ne consumiamo 100 -120 g pro capite al giorno, compresi i prodotti assimilabili al pane, come crackers e grissini. Un confronto stupefacente.
“Perciò, di pane se ne faceva davvero tanto, e nei laboratori la tecnologia era ed è quasi inesistente: forno, impastatrice e uomo. Si impastava molto, in più persone, in una finestra di 3-4 ore, prima l’impasto era troppo fresco, sotto fermentato, e dopo era sovra fermentato. Recuperando la punta e la coda degli impasti si faceva la pizza bianca”.
È così che nasce, con una funzione di recupero dell’impasto che, altrimenti, sarebbe andato sciupato “e invece viene schiacciato, condito con olio di sansa e sale”. L’olio di sansa, per chi non lo sapesse, è un prodotto di scarto, la sansa è una specie di purea di frammenti di nocciolino, residui di polpa di olive e bucce, ciò che resta dopo la spremitura delle olive. "L’olio di oliva a quei tempi era troppo pregiato per la pizza!". “L’impasto finiva in forno, si cuoceva a metà e poi si riscaldava. Così nasce la pizza bianca e con la crescita economica del paese migliorerà la qualità degli ingredienti inseriti nel ciclo produttivo”.