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Stille Nacht 2007 - De Dolle Brouwers

Data pubblicazione 03.01.2013
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VOTO MEDIO
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DI STEFANO RICCI
Stille Nacht 2007 - De Dolle Brouwers
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INFORMAZIONI
NomeStille Nacht
DenominazioneBelgian Speciality Ale
Abv12%
Che Natale sarebbe senza la Stille Nacht? Ogni appassionato che si rispetti entra in fibrillazione verso la fine di novembre, quando il suo arrivo è oramai imminente, ed inizia a monitorare i siti web e a tempestare di richieste il proprio publican o beershop di fiducia, appostato come un falco in attesa della preda, macerandosi nell'interrogativo rituale: come sarà l'ultima versione? sarà all'altezza della sua fama?

Le birre natalizie sono una tradizione molto radicata in Belgio e oramai comune in ogni paese birrario. Non rappresentano uno stile vero e proprio ma più semplicemente sono birre stagionali con caratteristiche comuni come l'alto grado alcolico, la speziatura, il corpo rotondo e la tendenza dolce, il colore mogano dovuto ad una buona percentuale di malti ambrati e/o scuri e allo zucchero candito scuro. Naturalmente ci sono numerose eccezioni a questo standard, fra le quali la più famosa è appunto lei, la mitica Stille Nacht. Questo gioiello di Kris Herteleer, birraio fiammingo tanto spigoloso quanto geniale, esce dai canoni usuali distinguendosi per un colore aranciato ed un bouquet enorme, molto distante dall'usuale caramello bruciato, prugna, marzapane e dalla banana del lievito. La Stille Nacht è una delle poche birre che esce millesimata e che ha senso millesimare: a volte sull'etichetta, altre volte stampato sul tappo, altre ancora... data illeggibile o mancante e dovete provvedere vuoi. Si presta bene infatti all'invecchiamento e vale la pena di assaggiarla in verticale nel gioco di esplorazione delle diverse annate e della loro evoluzione. È anche una birra imprevedibile: edizioni che all'uscita possono sembrare grandi a volte declinano dopo poco tempo e si spengono mentre altre che in un primo tempo appaiono sgraziate e monocordi col passare degli anni si trasformano da crisalide a farfalla.

Ho avuto la fortuna poco tempo fa di partecipare ad una verticale di sette annate che ha riservato grandi emozioni. Nel viaggio a ritroso nel tempo mancava, causa esaurimento, l'annata 2007 che io ben ricordavo essere la più opulenta degli ultimi dieci anni. La curiosità di verificarne lo stato di salute dopo cinque primavere alle spalle mi ha roso dentro come un tarlo per giorni. Per fortuna la mia cantina, depauperata da anni di bagordi e non sempre rimpinguata, sa ancora regalarmi qualche sorpresa e mi ha dato la possibilità di completare il mosaico con il tassello mancante.

Gli anni hanno donato all'edizione del 2007 una discreta ossidazione, per nulla sgradevole o fiacca, che si è tradotta in un colore oramai ambrato carico. I fiocchi di lievito e/o proteine che si sollevano dal fondo della bottiglia, per nulla invitanti, per fortuna non avranno conseguenze nefaste all'esame gustativo. La gasatura è ancora esuberante, quanto la schiuma che però andrà in breve a collassare. Gli aromi hanno bisogno di qualche attimo di respiro per esprimersi, cosa inusuale questa per le birre dove l'ossigeno è invece sempre un acerrimo nemico. Subito emerge al naso, sotto le rughe della maturità, una vena di freschezza inaspettata ed uno tzunami di sentori nella cui moltitudine svettano il dattero, il mango, il cedro candito, l'albicocca sciroppata, la mela golden, una marmellata di fragole profumatissima, fino ad arrivare al panettone e alla pasta di mandorle. Un tripudio sul quale ti soffermeresti per ore. In bocca la struttura imponente dell'annata, quasi masticabile, è stata resa appena più scivolosa dal passare degli anni che gli hanno donato una godibilità estrema. Una buona acidità, la splendida speziatura ed il taglio amaro finale equilibrano alla perfezione la mole di dolcezza che è caratteristica peculiare di questa birra. L'etilico imponente - 12% in etichetta ma in realtà potrebbero essere qualcosina di più - scalda ma non punge ed è un tutt'uno con questa sinfonia di piaceri. Annata grandiosa e opulenta per la quale, pur nella consapevolezza di un climax organolettico probabilmente già doppiato, è ancora difficile parlare di declino. Un capolavoro.

Matrimonio d'amore con il panettone milanese ma se volete la perfezione assoluta abbinatela a uno stollen austro-ungarico.

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