Prima di lanciarsi senza paracadute con la sua creatura, il Birrificio Retorto nato fra i colli piacentini nemmeno due anni fa, Marcello Ceresa ha avuto diverse esperienze con altri birrifici della zona fra cui l'ultima, la più nota e prestigiosa, è stata con Toccalmatto di Bruno Carilli. Dal birrificio più geek oriented della penisola deve aver sicuramente assorbito l'amore per le luppolature e il carattere, ma non ha rinunciato affatto al proprio tocco personale, che è facile scovare nella sua offerta: nonostante una capacità produttiva ridotta ma non proprio minuscola ed un mercato "di nicchia" sempre più assetato di novità, la sua scelta è stata quella di concentrarsi su poche etichette, una gamma ristretta ma completa che in alcuni casi si cimenta con convinzione su stili poco considerati finora sul mercato, senza indugiare su one shot, edizioni speciali e sperimentazioni varie. Solidità e pochi grilli per la testa, insomma.
Chiaro esempio di questa impostazione personale è la Daughter of Autumn, ispirata alle alcoliche e maltate Strong Scotch Ale, le Wee Heavy della tradizione scozzese per nulla sugli scudi in questi tempi moderni. Sono birre, quelle scozzesi, che indulgono sulle note dolci e caramellate, a volte lievemente affumicate in omaggio alle antiche tecniche di maltazione, distanti dal gusto superluppolato sempre più in voga.
Si presenta con una veste ambrato carico, con schiuma nocciola. Le nuances maltate emergono chiaramente, con caramello e al miele di castagno, insieme al cacao, alla prugna e alla ciliegia sotto spirito, all'uva sultanina, alla frutta secca, senza comunque rinunciare ad una luppolatura calibrata ma avvertibile. L'affumicato è lieve, dona un ulteriore livello di complessità senza spadroneggiare e dare noia. In bocca si distende con buona complessità, dove il calore alcolico, una lieve acidità e la luppolatura equilibrata accompagnano adeguatamente la tendenza dolce. Banale l'abbinamento climatico: un genere di conforto eccellente contro con le prime nebbie autunnali che si spalmano sulle pianure, mentre il gelo attende solo di penetrare nelle ossa.