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Le Galatine

Data pubblicazione 25.07.2012
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VOTO MEDIO
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DI STEFANO CAFFARRI
Le Galatine
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Aveva ragione Marcello, con quel pasticcino: basta un profumo, un atomo di sapore per catapultarti altrove nel tempo e nello spazio altrocchè teletrasporto.

A me quell'effetto lì delle maddalene lo fanno altre cose, per dire: la Coccoina. Oppure le Galatine. Quando le ho viste sulla scrivania del perfido Leach ne ho trafugate alcune e messe subito sotto l'obiettivo nucleare della 5D. Sono anche discretamente fotogeniche, le Galatine.

Sono nate nel 56, e il fatto che ci sia qualcuno più vecchio di me al mondo già mi rasserena. Il resto della storia si può leggere sul sito apposito.

Appena scartate rilasciano quel profumo di latte cotto che si ripercuote immediatamente sul palato, quando le abbocchi. Latte cotto e zucchero. Ci sono anche altri ingredienti, dice la Sperlari: yoghurt magro e miele. Se del secondo puoi ritrovare non dico la traccia, ma una vaga riminiscenza, dello yoghurt no. Invece il latte condensato è lì pronto.

La tavoletta in confezione singola è tonda e spessa, la superficie ruvida. La suzione l'alliscia, ma la fruizione palatale rimane piacevolmente rugosa. Scioglievolezza contenuta, con rilascio zuccherino intenso.

Poi arrivi che devi mandibolare, prima o poi: ed ecco il trionfo, la gioia. La tavoletta si ammolla solo moderatamente, e il contatto con il dente resta virilmente compatto. Certo il seguito è anche di opportuni momenti attacchevoli: che sempre ad una caramella siamo. Ed è il momento in cui lo zucchero prende il sopravvento sul latte, il sapore si allarga, il palato si libera, la deglutizione si favorisce.

Il finale è salivante, anche più a lungo della stessa persistenza del sapore.

Attenzione: genera dipendenza.

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