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"Sono intollerante a questi alimenti, l'ho scoperto con il test X in farmacia". È una frase che il Dott. Massimi sente ripetere ogni settimana. Gli abbiamo chiesto di aiutarci a fare chiarezza su uno dei temi più confusi della medicina di tutti i giorni.
"Esistono, ma quasi mai nel senso che il paziente intende. La nomenclatura clinica internazionale, definita dalla European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI) e dalla World Allergy Organization (WAO), distingue tre situazioni.
L'allergia alimentare è una reazione del sistema immunitario, mediata dalle immunoglobuline. L'intolleranza alimentare in senso stretto è invece una reazione non immunologica, dose-dipendente, dovuta a un meccanismo enzimatico, come il deficit di lattasi, oppure farmacologico, come la sensibilità a caffeina o tiramina.
Tutto il resto è “reazione avversa al cibo”, un contenitore generico che non è una diagnosi."
"Non sta descrivendo nessuna delle tre categorie scientifiche. Sta usando una parola comune per indicare un disagio reale, ma con un'etichetta sbagliata. Ed è un problema, perché un'etichetta sbagliata porta ad una terapia sbagliata."
"Quasi sempre quadri clinici ben caratterizzati. Il più frequente è la sindrome dell'intestino irritabile, nota in letteratura come Irritable Bowel Syndrome (IBS). I sintomi nascono dall'interazione fra motilità intestinale alterata, ipersensibilità viscerale e fermentazione colica di alcuni zuccheri scarsamente assorbiti, i FODMAP, acronimo inglese per oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili. Su questi carboidrati funziona la sempre più celebre dieta a basso contenuto di FODMAP, ma va impostata da un dietista esperto, in fasi precise, e non protratta a vita."
"È uno dei punti più fraintesi. La celiachia, malattia autoimmune, va ricercata con sierologia ed eventuale biopsia mentre il paziente assume ancora glutine: eliminarlo prima cancella la possibilità di una diagnosi corretta. Esiste anche la sensibilità al glutine non celiaca (in inglese Non-Celiac Gluten Sensitivity, NCGS), ma studi rigorosi mostrano che, una volta ridotti i FODMAP, il glutine somministrato di nascosto non riproduce i sintomi. Sono i fruttani del frumento, non il glutine, a generare il quadro nella maggior parte dei casi."
"È l'unica vera intolleranza alimentare classica, dovuta al deficit dell'enzima lattasi. Si diagnostica con il breath test all'idrogeno, oggettivo e validato. Ma con due avvertenze. La prima: un test positivo senza sintomi non significa essere intolleranti. La seconda è che anche nei pazienti con malassorbimento dimostrato il beneficio della dieta povera di lattosio è spesso modesto, perché il lattosio è solo uno dei tanti zuccheri scarsamente assorbiti che danno gli stessi sintomi con lo stesso meccanismo. Anche qui, il test da solo non basta."
"Perché spesso, senza saperlo, hanno tolto FODMAP, lattosio o fruttani, e hanno trattato una sindrome dell'intestino irritabile sottostante. Oppure hanno ridotto le porzioni complessive, l'alcol, il caffè, i fritti, e migliorato una dispepsia. Il sintomo si attenua, ma non per il motivo che credono. È una conferma a posteriori basata su una causa sbagliata, ed è il principale motore del fenomeno commerciale dei test."
"Su questi test la posizione delle società scientifiche è unanime. La European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI) in Europa, l'American Academy of Allergy, Asthma & Immunology (AAAAI) negli Stati Uniti, la Canadian Society of Allergy and Clinical Immunology (CSACI) in Canada e l'Australasian Society of Clinical Immunology and Allergy (ASCIA), in sostanza tutte le società scientifiche del mondo, sconsigliano formalmente i test commerciali per intolleranze alimentari.
I test sulle immunoglobuline G, IgG e IgG4, misurano una normale risposta di esposizione: indicano che hai mangiato un alimento, non che ci reagisci. Anzi, le IgG4 alte sono un marker di tolleranza immunologica. Test come ALCAT, citotossico, kinesiologia applicata, biorisonanza, Vega test, analisi del capello e iridologia non hanno alcun fondamento biologico, né riproducibilità in studi controllati."
"Diete restrittive ingiustificate, deficit nutrizionali, comportamenti alimentari disordinati. E soprattutto il rischio di mascherare patologie reali: dalla celiachia alle malattie infiammatorie croniche intestinali (Inflammatory Bowel Disease, IBD), fino a quadri più seri."
"Tre cose. La prima: "intolleranza" è un termine abusato, e usare male le parole porta a mesi di rinunce inutili. La seconda: nessun pannello da cento alimenti, nessuna analisi del capello, nessun macchinario in farmacia può dirti a cosa sei intollerante, perché quei test non esistono come strumenti diagnostici validati. La terza, la più importante: i tuoi sintomi esistono davvero. Hanno una causa, hanno un nome clinico, hanno una gestione efficace. Affidati a un gastroenterologo: una visita strutturata costa meno di un pannello a cento alimenti, arriva alla risposta giusta, e ti restituisce una dieta vivibile al posto di una lista di divieti."
Gastroenterologo ed endoscopista terapeutico presso IRCCS Humanitas Research Hospital, ricercatore PhD presso Humanitas University e membro dell’équipe multidisciplinare Humanitas GastroCare, dedicata alla diagnosi e alla cura delle principali patologie gastrointestinali.
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Demonizzati, ridotti o eliminati: i carboidrati sono spesso al centro di scelte alimentari drastiche. Ma cosa dicono davvero le evidenze scientifiche? Leggi tutto