Xiaomi Mi Smart Air Fryer, la prova in cucina: il fritto rinunciando all’unto. Ma non al croccante

Abbiamo testato a lungo la friggitrice ad aria del colosso dell’hi-tech, preparando patatine e bocconcini di pollo: ecco com’è andata, che cosa ci è piaciuto e che cosa no

L’anno scorso, fra le altre cose, è stato l’anno delle friggitrici ad aria, un aggeggio che non conoscevamo e che in qualche modo abbiamo imparato a conoscere, diventato uno dei simboli dei mesi di lockdown e quarantena e delle cene da remoto con gli amici in videoconferenza. L’anno scorso, questo specifico modello di friggitrice ad aria non c’era, ma adesso c’è e quindi abbiamo deciso di metterla alla prova.

Sia chiama Xiaomi Mi Smart Air Fryer, nome lungo e complicato che sta appunto a indicare il primo prodotto di questo tipo fatto da un’azienda che prima conoscevamo solo per gli smartphone e che ora produce un po’ di tutto: bollitori, tv, proiettori, smartband, cuffiette. E appunto friggitrici ad aria, come quella che abbiamo testato nella cucina del Cucchiaio e abbiamo usato in particolare per preparare due tipi di patatine fritte e bocconcini di pollo impanati con il panko. Più sotto vi raccontiamo com’è andata e cosa ci è piaciuto (e cosa no) di questa Air Fryer, ma prima rispondiamo a una domanda: che cos’è una friggitrice ad aria (che avevamo incluso nel nostro elenco dei 9 gadget per una cucina hi-tech)? 

Il nome dice molto, anche se non dice tutto: questi apparecchi sono in grado di friggere praticamente senza usare l’olio (o comunque con molto, molto poco olio), generando un flusso d’aria caldo, che una volta raggiunta la giusta temperatura viene fatto circolare all’interno del cestello per cuocere i cibi in maniera uniforme. Lasciandoli croccanti e asciutti fuori e morbidi dentro, che sembra un po’ uno slogan pubblicitario, ma è in effetti abbastanza vero. Può fare anche altro, però: la possiamo considerare una sorta di via di mezzo fra un forno tradizionale e uno a microonde, perché può appunto sia cucinare sia scaldare/scongelare i cibi. In più, è molto compatta.

Quanto costa, come l'abbiamo usata e com'è andata

Ecco, questa è la caratteristica che ci è saltata subito all’occhio quando l’abbiamo estratta dalla scatola: “Com’è piccola, maneggevole, leggera”, abbiamo pensato. L’abbiamo trovata carina e gradevole, insomma.
Costa 99,99 euro, si può collegare al wi-fi di casa e controllare anche con la voce o attraverso lo smartphone con l’app Xiaomi Home, programmando accensione, cottura e spegnimento, ed è dotata di schermo touch attraverso cui comandare le varie funzioni. Come detto, l’abbiamo usata per preparare due diversi tipi di patatine e i bocconcini di pollo. Com’è andata? Bene, dopo avere fatto un po’ di pratica.

Iniziamo dalle patatine: le abbiamo cucinate a fette e a bastoncino zigrinate e sono uscite dal cestello croccanti, saporite, gustose e ben cotte. Non sono come le patatine fritte tradizionali, ma sono soddisfacenti e sfiziose. Abbiamo scritto “dopo avere fatto un po’ di pratica” perché è necessaria: il primo approccio, tagliando le patate a fette un po’ spesse, ce le ha restituite poco cotte dentro e bruciacchiate fuori, ma basta appunto prenderci la mano e il problema non si presenta più.

Apri slideshow
Consiglio di esperienza: abbiamo scoperto (perché anche per noi era la prima volta con questo apparecchio) che nei supermercati sono in vendita patatine congelate specifiche per le friggitrici ad aria, contraddistinte da un simbolo ad hoc e con indicati i tempi di cottura giusti. Con queste, è pressoché impossibile sbagliare e il risultato è sempre gradevole. In generale, soprattutto le prime volte, vale la regola di controllare, aprire e chiudere il cestello per trovare il proprio punto di cottura preferito: non è pericoloso, perché la macchina si mette in pausa e interrompe il flusso di aria calda.

E il pollo? Lo abbiamo trovato ben cotto e certamente la panatura con il panko ha aiutato a mantenerlo morbido e delicato: ci è piaciuto, insomma. 

Il limite della Air Fryer, ma in generale di tutte le friggitrici ad aria, è che il cestello per la cottura non è grande (quella di Xiaomi ha una capacità di 3,5 litri) e dunque non si possono cucinare tanti cibi insieme. Ma alla fine, trovato il giusto equilibrio e le giuste quantità, il bilancio è buono: non si rinuncia alla croccantezza, ma si rinuncia all’unto.

Apri slideshow

A che altro serve la Air Fryer e perché Xiaomi l'ha fatta

Come detto, questo piccolo elettrodomestico, compatibile con gli assistenti vocali Google Home e Amazon Alexa e con una temperatura di esercizio che va da 40 a 200°, può fare anche altro, oltre a patatine e pollo fritto: può grigliare le verdure, sfornare piccole torte, fare fermentare lo yogurt a bassa temperatura, disidratare frutta e carne e scongelare i cibi.

Ma perché Xiaomi l’ha messa in produzione? Perché, oltre a telefonini, tv, robot per pulire, proiettori, router e molto altro, l’azienda ha deciso di creare un oggetto del genere? Ce lo siamo chiesto, e l’abbiamo chiesto a Davide Lunardelli, responsabile Marketing di Xiaomi Italia: “Per noi, la casa è prima di tutto un luogo dove stare bene e dove trovare tutti i comfort di cui si ha bisogno - ci ha risposto - E una casa davvero smart è un ambiente in cui i prodotti dialogano tra loro per contribuire al nostro benessere e in futuro saranno in grado di imparare le nostre abitudini per farci stare meglio”. Che c’entra la friggitrice ad aria? “La cucina è sicuramente uno degli ambienti della casa che hanno un ruolo fondamentale: è un posto dove si passa molto tempo e dove comodità e velocità sono importanti - ci ha detto ancora Lunardelli - Da qui nasce l’idea della Air Fryer e dei suoi programmi base pre-impostati, che aiutano a ottimizzare i tempi”. 

Che cosa ci è piaciuto e che cosa no

Detto questo, in maniera schematica, ecco i punti di forza emersi durante la nostra prova:

  • il cibo esce croccante e ben cotto
  • minore sensazione di unto
  • design coerente con l’ecosistema Xiaomi
  • buon rapporto prezzo/dotazioni

E quali invece sono le debolezze:

  • il cestello è un po’ piccolo
  • serve un po’ di pratica per avere risultati soddisfacenti

La Redazione del Cucchiaio