Itinerario d'autunno in Valle d'Aosta, tra castelli e buon cibo a Introd e dintorni
Alla scoperta della zona di Introd, tra specialità gastronomiche valdostane e antichi manieri per un weekend d’autunno lontano dalla città

Natura, cultura e gastronomia: sono queste le tre parole chiave che ci aprono le porte della Valle d’Aosta, la regione più piccola d’Italia che ha, però, tantissime cose da raccontare (e quindi da vedere).

Il tour che vi mostriamo vuole allontanarsi dalle classiche rotte per mettere in luce una zona meno battuta della Valle, che custodisce interessanti chicche storiche e culinarie, oltre che naturalistiche. Parliamo di Introd (e dei suoi dintorni), un piccolo comune all'interno del Parco del Gran Paradiso che conta circa 660 abitanti e di cui probabilmente in passato avrete sentito parlare o letto sui giornali: era qui, infatti, precisamente nella località di Les Combes, che Giovanni Paolo II veniva a passare la sua villeggiatura estiva, seguito poi da Benedetto XVI.

Un luogo placido, perfetto per vivere dei giorni di relax alla scoperta delle sue bellezze. Che iniziano dai castelli, tutti vicini tra loro e capaci di far entrare il visitatore in un’atmosfera fiabesca che attraversa i secoli, partendo dai signori medioevali per arrivare ai reali Savoia.

Castello di Introd: da ammirare per le sue mura circolari

Il castello di Introd (foto di Enrico Romanzi)
Delle mura circolari abbracciano una torre che spicca su un promontorio. Ecco come si presenta il castello di Introd, costruito probabilmente già agli inizi del XII secolo e che nel corso del tempo ha visto mutare la sua forma, fino a prendere le sembianze odierne. Il castello, fondato nel 1260 da Pierre Sarriod, signore d’Introd, come molti edifici storici ha subito nei secoli diverse trasformazioni.
Perché vederlo: per questa sua estetica acciambellata, che lo rende diverso dagli altri castelli della regione e per alcune chicche, come la cucina, dov’è visibile il forno per la panificazione o il granaio, situato all’esterno, con la sua struttura in legno perfettamente conservata tipica del basso medioevo o, ancora, la Cascina Ola, altro edificio del 1400 che in origine era la stalla e il pagliaio del castello.

Castello di Sarriod de La Tour: uno spettacolo tra i meleti

Il castello di Sarriod de La Tour (foto di Enrico Romanzi)
Immaginate un bellissimo castello immerso in un grande meleto e costeggiato da un fiume che scorre sul fondo di uno strapiombo. È questa la fotografia che si ha del Castello di Sarriod de La Tour, che ha vissuto il suo massimo splendore nel ‘400 e che ancora oggi colpisce proprio per la sua affascinante posizione.
Perché vederlo: gli appassionati d’arte e di storia al suo interno troveranno preziosi affreschi legati al culto dei santi e la particolare “sala delle teste”, chiamata così per le originali decorazioni in legno che si possono ammirare sul soffitto e che mostrano volti allegorici, alcuni anche molto licenziosi…

Castello Reale di Sarre: la residenza di caccia dei Savoia

Il castello Reale di Sarre (foto di Enrico Romanzi)
Un castello che ha origine nell’Età Moderna (viene costruito nel 1710), ma che conquista soprattutto gli amanti della Storia Contemporanea, essendo legato a Casa Savoia: il castello di Sarre, infatti, fu la dimora di caccia dei Re d’Italia Vittorio Emanuele II e Umberto I e una delle residenze più amate da Umberto II e Maria José di Savoia, dove trascorsero le estati dal 1936 al 1942. È proprio da qui che Maria José, il giorno dell’Armistizio (l’8 settembre 1943), fuggì in Svizzera.
Perché vederlo: il castello è una residenza-museo che ha molto da raccontare sulle abitudini della famiglia Reale. La Stanza delle Corna, ad esempio, è interamente tappezzata di corna di stambecco e di camosci, trofei di caccia dei regnanti: una sala che ora appare di cattivo gusto, ma allo stesso tempo è una forte testimonianza di un’epoca passata. All’interno del castello si trova oltretutto una mostra permanente sui Savoia, con fotografie e cimeli della famiglia, dove spicca una parte tutta dedicata alle donne della Casata.

Alla scoperta dei prodotti locali con Tascapan

L'entrata del Museo Etnografico di Introd, la Maison Bruil (foto di Enrico Romanzi)
Una delle stanze all'interno del museo, che mostrano come si svolgevano i mestieri tradizionali e la vita degli abitanti del luogo: questa è la stalla (foto di Enrico Romanzi)
A Introd c’è un bellissimo esempio di come i piccoli produttori, mettendosi tutti assieme, possano creare una vera e propria rete di valorizzazione di quelli che sono i prodotti locali: il fine è far girare l’economia del territorio permettendo allo stesso tempo di non perdere professioni e saperi antichi che sono parte integrante di realtà piccole e preziose che con gli standard commerciali di oggi rischierebbero di venire meno. Tascapan è un progetto avviato dal trentenne Mathieu Champretavy che, dopo aver passato dieci anni a Milano, ha deciso di tornare a casa e provare a creare qualcosa che racchiudesse la volontà di far conoscere i prodotti della tradizione alimentare valdostana e l’importanza di preservarne le origini: ha la sua sede in un interessante museo etnografico, la Maison Bruil, ovvero una tipica casa rurale della Valle d’Aosta completamente restaurata, dove si possono vedere al suo interno diversi ambienti, dalla cantina adibita alla conservazione dei formaggi al solaio dedicato all’essicazione di carne e cereali. Tascapan, il cui nome deriva dalla sacca che il montanaro si portava al lavoro, contenente cibo e vino, in questo suo “quartier generale” ha un negozio, chiamato l’Atelier du Goût, dove si trovano in vendita i prodotti (dai formaggi ai salumi, passando per biscotti, succo di mela e vino) di 23 tra contadini, allevatori, agricoltori e artigiani della zona che si sono associati. Il negozio, visti i tempi, è anche un portale e-commerce (tascapan.com) dove poter “conoscere” uno a uno questi produttori e ordinare con un semplice click le specialità della tradizione.

Lo Pan Nèr, ovvero il pane nero

Un momento della lavorazione del tipico pane nero di segale valdostano nel Panificio Frassy
Il pane è uno degli alimenti che caratterizza la tradizione gastronomica di molte comunità. In Valle d’Aosta non si fa eccezione: da provare, infatti, è il pane nero, un pane povero realizzato con farina di segale, tipico delle coltivazioni di cereali di montagna che, a volte, si può trovare arricchito con semi di cumino, castagne e frutta secca. Il pan nèr è stato per secoli alla base dell’alimentazione della popolazione locale: ogni paese aveva un forno comunitario e il momento della panificazione, che solitamente si svolgeva d’inverno, era un vero e proprio rito, tra sacro e profano, che coinvolgeva tutta la popolazione.

La fontina, ovvero il formaggio più famoso della Valle d’Aosta

La fontina, definita la regina del formaggi valdostani, prodotta dalla società agricola La Croix
Quando si pensa a un prodotto tipico della regione il pensiero va subito a colei che spesso viene definita come la “regina dei formaggi valdostani”, ovvero la fontina. Dal 1996 la fontina detiene il marchio DOP, ovvero la Denominazione di Origine Protetta, che la rende una specialità intimamente legata al territorio: non può essere infatti realizzata altrove, ma solo con latte crudo intero delle vacche della regione, che si dividono in pezzate rosse, pezzate nere e castane. Il sapore della fontina è solitamente dolce: più è stagionato, più è intenso.

Motzetta, ovvero uno dei salumi valdostani più antichi

La motzetta è uno dei tanti salumi tipici valdostani: in questo tagliere compare anche il Lardo d'Arnad, un'altra tipicità della regione
L’essenza di questo salume è racchiusa nel suo nome: motzetta, detta anche motsetta o mocetta, significa “pezzo di carne secca”: la sua lavorazione ha più di 10 secoli e nasce dalla necessità di conservare a lungo un alimento come la carne. La motzetta è quindi carne che può essere di diversa origine (da quella bovina o di capra a quella di selvaggina, come camoscio o cinghiale) che viene prima macerata con erbe aromatiche montane, sale e altri aromi naturali e poi essiccata. Si serve tagliata a fette sottili ed è molto aromatica.

Caffè alla valdostana nella Coppa dell’amicizia

Le coppe dell'amicizia nelle quali ci si divide il caffè tra commensali sono un manufatto artigianale tipico della Valle d'Aosta
Durante il vostro tour non può certo mancare l’assaggio del caffè. Da fare rigorosamente nella Coppa dell’Amicizia. Il caffè viene preparato lungo e alcolico (c’è infatti la grappa), solitamente arricchito da spezie e aromi (come scorza d’arancia) e servito poi in questa ciotola tradizionale fatta di legno, che ancora adesso potete trovare realizzata da bravissimi artigiani del legno, finemente intarsiata e decorata. La sua caratteristica è quella di avere molteplici beccucci, dove i vari commensali possono bere a turno il caffè, in una modalità chiamata à la ronde (a cerchio), dove la coppa passa di mano in mano senza mai essere poggiata sul tavolo.

Quando una mela diventa una storia di famiglia

Elodie, la figlia di Ivo, impegnata nella raccolta delle mele: segue l'azienda di famiglia assieme al padre e al fratello
La mela è il frutto più coltivato e diffuso in Valle d’Aosta. Secondo i dati della Regione, se ne producono all’anno più di 35 mila quintali. E le zone che stiamo visitando, ovvero quella di Saint- Pierre, Sarre e Villeneuve, sono tra le maggiori produttrici. In località Gressan, si trova l’Azienda Agricola Saint Grat di Ivo Vierin e dei figli Michel ed Elodie, che ha una storia che inizia più di 100 anni fa, attorno al 1914-1015, quando la famiglia costruisce una cappella votiva in mezzo alla campagna – allora c’erano solo prati da pascolo– per suggellare il legame con questa terra. La cappella si vede ancora adesso: ora è completamente circondata da meleti che offrono diverse varietà di questo frutto, dalle Golden Delicius alle Renette, tipiche valdostane, a Rojal Gala, Fuji, Mairac. Riconoscete le mele di Ivo dal marchio Augusta, in onore della denominazione romanica di Aosta. Però, un consiglio: provate anche i suoi succhi di mela, di cui va molto orgoglioso.

Altri indirizzi da non perdere

Il suggestivo ponte-acquedotto romano di Pont d’Ael
Se amate l’artigianato locale in legno: Les Amis du Bois è un negozio bottega dove troverete tantissimi manufatti, dagli accessori per la cucina, passando dalle tradizionali Coppe dell’Amicizia e grolle. Al tornio c’è Corrado, il proprietario, che su prenotazione vi farà vedere l’atelier di famiglia.
Se amate gli animali: specialmente per i bambini, fate un salto al Parc Animalier d’Introd, per loro sarà un’esperienza davvero indimenticabile vedere da vicino la fauna tipica di queste valli, dagli stambecchi ai camosci, passando per cervi, cinghiali e anche volpi.
Se amate la storia antica: l’acquedotto di Pont d’Ael è una tappa obbligata. Si tratta di una struttura di pietra che ha la doppia funzione di ponte-acquedotto sopra il torrente Grand-Eyvia. È alto 56 metri e lungo più di 50. Un’iscrizione ben visibile ci dice che che risale all’anno 3. a.C. Un vero gioiello perfettamente conservato.

Dove dormire

L'esterno e una delle camere del Relais du Paradis
Relais Du Paradis: l’antica casa di famiglia è stata trasformata in questo delizioso hotel dallo stile alpino: sei camere tutte diverse tra loro perfette per vivere dei giorni in relax. Al mattino vi aspettano ottime torte e marmellate home made.
Vielles Maisons d’Introd: per chi cerca la comodità di un appartamento, comodo e confortevole, la soluzione ideale sono queste “vecchie case” nel centro del villaggio, completamente restaurate e pensate per accogliere soprattutto famiglie, visto che gli alloggi hanno fino a 10 posti.
Maison Chabod: questa è la casa della famiglia Chabod (mamma Alessandra, papà Andrea, i tre figli Coralie, Alisée e Cédric, senza dimenticare i due cani Kris e Kimy) che accoglie in quattro camere personalizzate al primo piano i propri ospiti.
Il fienile della Nonna: non fatevi ingannare dal nome, questo fienile del 1700 è stato completamente ristrutturato, ricavandone degli appartamenti che mixano design contemporaeo con materiali tradizionali come pietra e legno. Un’opera di restauro di pregio che conquisterà senza dubbio i trentenni/quarentenni che arrivano dalla città.

Quando andare

In autunno ci sono diverse occasioni per scoprire le specialità gastronomiche della Valle 'Aosta
Plaisirs de Culture en Vallée d’Aost, fino al 23 settembre: i castelli e molte attrazioni sono visitabili a titolo gratuito nell’arco di questa settimana, dedicata alla valorizzazione del patrimonio culturale valdostano.
Festa delle Mele, 7 ottobre: si svolge nel comune di Gressan la tradizionale Fëta di pomme (giunta all’edizione numero 36) che vede tutto il paese coinvolto in una mostra mercato, dove si possono acquistare mele fresche e succhi di mela, direttamente dai produttori.
Festa del Pane Nero, 13 ottobre: tutta la regione lo celebra con una grande festa che coinvolge moltissimi comuni e frazioni, tra cui quello di Introd e dei limitrofi Saint-Pierre ed Avise. Arrivata alla sua terza edizione, la festa transfrontaliera chiamata “Lo pan ner – I pani delle alpi” vede l’accensione dei forni di 50 villaggi montani, che sforneranno pagnotte fragranti proprio come una volta.
Nuits de Temps, 20 ottobre: questa “notte dei tempi” è diventata un appuntamento fisso per gli appassionati di storia, costumi e buon cibo. Il villaggio di Introd si trasforma in un luogo senza età dove è possibile attraverso 4 porte simboliche fare un tour in 4 epoche storiche differenti, visitando i monumenti più importanti, dal castello alla parrocchia, passando per il museo etnografico, nella suggestiva atmosfera serale e notturna (dalle 19 alle 22).

loader