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Da ingrediente simbolo della dieta mediterranea a materiale per le pavimentazioni urbane. A Barcellona è partita la sperimentazione del biochar ottenuto dagli scarti della lavorazione delle olive, capace di immagazzinare CO₂, trattenere l'acqua e contribuire a mitigare le isole di calore.
Mediterranea, polposa ma dal nocciolo duro, verde, protagonista di aperitivi e cene estive: l'oliva, oltre a essere uno degli ingredienti simbolo della cucina mediterranea, oggi potrebbe diventare anche un alleato delle città contro il cambiamento climatico. A Barcellona, nel quartiere dell'Eixample, la municipalità ha infatti avviato un progetto sperimentale di rifacimento della pavimentazione stradale che sostituisce il tradizionale filler calcareo – una polvere minerale finissima che viene aggiunta all'asfalto per renderlo più compatto e resistente – con il biochar, un nuovo materiale ottenuto principalmente dai suoi noccioli. Se la sperimentazione darà i risultati attesi, questo carbone vegetale potrebbe contribuire non solo a cambiare il modo in cui vengono costruite le strade, ma anche il modo in cui vengono valorizzati gli scarti della filiera agroalimentare.
Il biochar è un carbone vegetale che nasce direttamente dalla produzione olivicola, o meglio, dai suoi scarti. Per produrlo, i noccioli di oliva vengono portati a temperature molto elevate all'interno di un impianto privo di ossigeno. In questo modo non prendono fuoco, ma si trasformano lentamente in un materiale nero, leggero e molto poroso. Questo processo, chiamato pirolisi, permette di conservare il carbonio all'interno del materiale invece di disperderlo nell'atmosfera sotto forma di anidride carbonica.
I vantaggi sono almeno tre. Il primo riguarda il sequestro del carbonio: durante la pirolisi, il carbonio che l'ulivo aveva assorbito dall'atmosfera rimane intrappolato nella struttura del biochar, invece di essere rilasciato sotto forma di CO₂. Una volta incorporato nella pavimentazione, continua così a essere immagazzinato per tutta la vita utile della strada.
Il secondo beneficio interessa il suolo. Grazie alla sua struttura estremamente porosa, il biochar migliora la stabilità del terreno, favorisce la circolazione dell'aria e crea un ambiente favorevole ai microrganismi che ne mantengono la fertilità.
Infine c'è la gestione dell'acqua. Il materiale funziona come una sorta di spugna: durante le piogge assorbe parte dell'acqua, per poi rilasciarla lentamente nel tempo. Una caratteristica che aiuta a ridurre il ruscellamento, mantiene il terreno più umido e contribuisce a mitigare il fenomeno delle isole di calore urbane.
Il biochar è una delle soluzioni vincitrici del bando "La secció de carrer del segle XXI", promosso dal Comune di Barcellona attraverso la fondazione BIT Habitat per sperimentare materiali innovativi e a minore impatto ambientale nelle pavimentazioni urbane. È stato sviluppato dalle imprese AMSA ed ELSAN in collaborazione con la Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) e, secondo i dati disponibili, a oggi, potrebbe ridurre di circa il 75% l'impronta di carbonio della miscela asfaltica rispetto a un asfalto tradizionale. Si tratta però di una stima preliminare: per valutarne l'efficacia sarà necessario monitorare nel tempo il comportamento della pavimentazione, verificandone resistenza, durata e prestazioni in condizioni reali di utilizzo.
Quello di Barcellona non è solo un progetto per contrastare il cambiamento climatico: è anche un esperimento di economia circolare. Ogni anno, infatti, la filiera dell'olio produce grandi quantità di sottoprodotti che spesso comportano elevati costi di smaltimento. L'idea alla base del progetto è ribaltare questa prospettiva: trasformare ciò che normalmente viene considerato uno scarto in una nuova materia prima per le città, riducendo allo stesso tempo il consumo di materiali vergini.
Il biochar di oliva, però, non è l'unico caso in cui un ingrediente è uscito dalla cucina per entrare nella progettazione urbana. Negli ultimi anni, infatti, la ricerca ha iniziato a guardare sempre più spesso agli scarti alimentari come a una risorsa per l'edilizia e le infrastrutture. Dai gusci di ostrica, impiegati come sostituti degli aggregati in alcuni calcestruzzi e pavimentazioni drenanti, ai fondi di caffè per produrre pavimentazioni più sostenibili, fino alle ceneri della lolla di riso, utilizzate come additivo nel cemento per ridurne l'impronta ambientale: sono diverse le soluzioni che puntano a trasformare ciò che resta del cibo in una risorsa per costruire città più resilienti, dove anche un nocciolo di oliva può contribuire a rendere le estati un po' meno calde.