Le alte temperature di questi giorni vanno affrontate anche in cucina: ecco tante ricette fresche e originali perfette da preparare in questo periodo!
Siamo stati da Shiua, piccolo wine bar in zona Solari dove la cucina latina incontra il mondo del vino naturale, creando uno dei “pairing” che più mancavano alla nuova scena gastronomica milanese.
C’è un solo posto a Milano dove puoi ordinare un ceviche e accompagnarlo con un calice di vino naturale. Succede da Shiua, piccolo wine bar aperto nel 2024 in zona Solari, dove la cucina ecuadoriana incontra il mondo dell’enoteca contemporanea.
Un progetto familiare e personale, nato dall’idea di Daniel Alexander Cueva Pesantes che, dopo anni trascorsi nelle sale di una delle enoteche storiche milanesi, ha deciso di portare a Milano una cultura gastronomica ancora poco raccontata, soprattutto se abbinata ai vini a basso intervento.
Il nome del locale arriva dagli Shuar, popolazione amazzonica legata a una visione della vita profondamente connessa alla natura. Una filosofia che Daniel ha tradotto nel suo modo di intendere il cibo: ingredienti vivi, acidità, fermentazioni, pochi coperti e una cucina che vuole essere sincera prima ancora che spettacolare. “All’inizio servivo taglieri, hummus e le classiche cose da enoteca”, racconta. “Poi ho capito che non ero io. A Milano mancava un posto che facesse davvero da enoteca etnica”.
Dentro Shiua l’atmosfera ricorda quella di un piccolo ristorante sudamericano affacciato sulla spiaggia: tanto legno, luci calde e un bancone minimale. “Volevo che ricordasse le case più povere del Sud America, dove i tavoli sono in bambù o in legno grezzo”. Fuori, invece, i tavolini sotto gli alberi creano una piccola oasi in un angolo poco conosciuto di Solari.
La cucina parte dall’Ecuador ma attraversa tutta l’America Latina, mantenendo sempre un equilibrio tra autenticità e accessibilità. Il piatto signature è sicuramente il ceviche Jipijapa, variante ecuadoriana originaria della regione di Manabí: ricciola, pomodoro, cipolla rossa, avocado e cancha - il mais tostato diffuso tra Perù ed Ecuador - conditi con una salsa a base di lime, peperoncino e arachidi, serviti con chifles di platano fritto. Un piatto acido, cremoso e croccante insieme, pensato per dialogare direttamente con i vini naturali.
“L’acidità è importante”, dice Daniel spiegando il filo conduttore che, da Shiua, lega cucina, cocktail e vini, “altrimenti ci si stanca subito”.
Accanto ai piatti ecuadoriani ci sono poi incursioni nel resto della cucina latina, come il taco morbido di carnitas con guacamole e pico de gallo: molto lontano dalla versione “croccante” e un po’ anemica con cui il piatto messicano è stato raccontato per anni in Italia.
Un altro snack che, dai tavolini di Shiua, potrebbe spostarsi e candidarsi a diventare il nuovo toast pastrami milanese è il perro caliente: un hot dog con bun al latte, mayo all’avocado, cetrioli e cipolla fritta croccante. Un comfort food immediato e senza sovrastrutture, che non si prende troppo sul serio e che è meglio ordinare particolarmente piccante.
Chiude il menu la torta di banane, versione tropicale della classica torta di mele, servita con gelato al cocco. Non c’è sempre, ma è una vera chicca.
Su questa stessa linea di promozione della cucina latina contemporanea, Shiua ospita anche pop-up e collaborazioni con chef e ristoranti internazionali. Dai pairing dedicati al sake - che Daniel considera ancora “sottovalutato” fuori dai ristoranti giapponesi - fino agli incontri con realtà indipendenti della scena internazionale. Come Furia, progetto parigino di cucina messicana arrivato a Milano con tacos e tostadas, oppure l’ultima collaborazione con Anaís Almeida, cuoca nata in Venezuela e cresciuta a Lisbona, che da Shiua ha portato una cucina personale fatta di arepas - le focaccine tonde a base di mais tipiche del Venezuela - e influenze cinesi, portoghesi e sudamericane.
Non manca poi una piccola carta cocktail dove il protagonista resta il Negroni - “se entro in un locale, ordino sempre quello”, dice Daniel - reinterpretato anche in versione mezcal. C’è poi il Randagio, “la loro creatura”: un twist tra Paloma e Margarita con tequila, lime, kombucha e Tajín (peperoncino tritato e lime). In carta anche Maracuja Colada e altri drink tutti pensati per mantenere sempre una tensione fresca, sapida e speziata.
Shiua è ancora un progetto in evoluzione e Daniel lo racconta come il primo passo verso un sogno più grande: aprire un ristorante latinoamericano fuori dagli stereotipi. Nel frattempo, però, questo piccolo wine bar è già riuscito in qualcosa di raro: trovare il “pairing” giusto tra la tradizione gastronomica latina e il trend contemporaneo delle enoteche naturali milanesi.