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Il Sanlorenzo, Roma

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VOTO MEDIO
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DI ALESSANDRO BOCCHETTI
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VOTO
8.5
Il Sanlorenzo, Roma
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INFORMAZIONI
NOMI IL SANLORENZO
Chef ENRICO PIERRI, TOMMASO MADDALENA
Indirizzo Via dei Chiavari, 4 - Roma
Telefono 06.6865097
Orari di apertura Da martedì a venerdì: pranzo e cena. Da sabato a lunedì solo cena
Giorno di chiusura A pranzo nei giorni di sabato, domenica e lunedì
Periodo di chiusura Variabile
Sito http://www.ilsanlorenzo.it‎
Piatto forte Tagliolini al nero di seppia con ricci e seppioline; gamberi di Ponza con consommé di guanciale ed erbe amare
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Un pasto fenomenale tra i palazzi di Roma antica


Nel cuore della Roma barocca, ad un passo dal clamore di Campo dei Fiori e dal palazzo,  il Sanlorenzo è un indirizzo sempre più in evidenza nelle rotte della “Roma ladrona” del potere e degli affari. Pochi posti profumano tanto di Capitale, ma non vi lasciate incantare dai volti della politica, dal “generone” romano, nè dai bellissimi quadri della scuola romana di San Lorenzo che dominano l’ambiente e dal decor curato e sobrio sotto le antiche volte: qui si fa dannatamente sul serio. La ricetta è collaudata: pesce freschissimo - le isole pontine ad un passo - e una cucina di solida matrice campana, con una giusta quota di innovazione e misurata creatività. Sul tutto vigilano Enrico Pierri e sua moglie Elena Lenzini, padroni di casa attenti e misurati.

Il San Lorenzo riesce a far convivere due anime apparentemente distanti, quella di una cucina gourmet, tra le più golose e centrate di Roma e quella del ristorante borghese, solido senza mai essere solito. La cucina è fragrante e mai scontata. Si officia il sacro rito del mare, pesce declinato in sapori dalla matrice tradizionale, ma con il guizzo della creatività. Poi un servizio curato al millimetro e una carta dei vini figlia di scelte attente e di una evidente passione, con etichette coraggiose e mai scontate. Io, se ho tempo e voglia, mi affido ad Enrico e alla sua grazia. Fate lo stesso…

Inizio dall’aperitivo sul solido divano Chesterfield di calda pelle marrone, mentre occhieggio la cucina a vista e la mostra del pesce che non vuole inganni. Un bicchiere di bollicine adeguate e un delizioso paninetto con prosciutto e friarelli mentre osservo pigramente l'affannato operare dei cuochi, sono il giusto passo d’inizio.

Mi accomodo a tavola e si comincia a fare sul serio. Un semplice cartoccio di carta paglia per le gustose alici fritte e un arancino da sballo, poi i soffici panini al limone con le acciughe di Ponza sono un adeguato benvenuto. Il pesce è parlante, saporito di fondali e giornate al mare: il crudo di merluzzo di coffa è delicato e integro, le triglie profumano ancora di scoglio. Naturale e vibrante, il taglio millimetrico, rischiarata solo dal pepe rosa e da una vinaigrette delicata, l’insalata di arance e acciughe è mediterranea e corroborante, perfetta per questo periodo dell’anno.

Poi la cucina: i gamberi di Ponza con consommé di guanciale ed erbe amare è un gran bel piatto, ti colpisce come un gancio ben assestato con sapori guasconi e decisi: non per signorine, ma di grande piacere per le papille. I calamaretti ripieni di friarelli affumicati, sono buonissimi: prima il dolce, poi la nota verde di clorofilla della verdura e infine l’affumicato che dà profondità, che piatto! I tagliolini al nero di seppia con ricci e seppioline sono eleganti: suggestioni d’oriente e sapori meridionali, fusi in un bel boccone. La minestra di pesce ci riconnette all’origine, piena e ricca di sapore, con quella pasta spezzata che sa di casa e calore.

Con la triglia, baccalà e tartufo si fa un tuffo nel passato, un piatto vintage, come la crema di peperoni che lo lega, in lontananza sembra di ascoltare "This must be the Place", la voce di David Byrne e gli anni ottanta - quelli buoni - sono improvvisamente qui. I dolci sono eccellenti: su tutti un classico babà di grande scuola e un delizioso assoluto di cioccolata nero e cupo, come l’ingrediente consiglia.

Il pomeriggio con la sua luce radente tra i palazzi di Roma antica mi sorprende ancora a tavola, per nulla affaticato. La bottiglia di Bourgogne Blanc di Leroy deve ancora finire, il tempo per un ultimo sorso e chiudo un pasto fenomenale.

Foto Andrea Sponzilli

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