Che gusto ha, dove si compra, a cosa fa bene: 5 risposte per conoscere il tempeh
Arriva dall’isola di Java, ha iniziato a diffondersi in Europa alla fine del 1800 ed è considerato fra le alternative alla carne: la nostra guida per capire come usarlo in cucina.
È a base di semi di soia, si fa con la fermentazione ed è diffuso nella cucina indonesiana: un po’ come il tofu, il tempeh è una fonte di proteine alternativa agli alimenti di derivazione animale, ed è spesso usato nelle diete a base vegetale. Da qualche anno inizia a farsi largo anche nel nostro Paese, ma non è ancora conosciuto tanto quanto altri cibi dalle caratteristiche simili: di seguito rispondiamo alle 5 domande più comuni sul tempeh, così da aiutarvi a conoscerlo meglio.
Perché il tempeh si chiama tempeh?
Tipico dell’Indonesia, e in particolare dell’isola di Java, il tempeh deve il nome alla somiglianza con il tumpi, un cibo di colore biancastro che si ricava dalla pastella fritta fatta con farina di riso. Secondo gli storici, il termine ha iniziato a essere usato in Occidente alla fine del 1800 ed è diventato lo standard per descrivere questo alimento a partire dalla seconda metà del 1900.
Dal punto di vista etimologico, un’altra spiegazione arriva dalla somiglianza della parola tempeh con tape, che in indonesiano significa fermentazione. Il motivo è che il tempeh si fa appunto così, partendo dai semi di soia, che vengono messi all’ammollo, parzialmente cotti e poi appunto lasciati fermentare attraverso le spore dei funghi: si ottiene un preparato bianchiccio e relativamente consistente al palato.
Che gusto ha il tempeh?
In cucina, l’utilizzo più comune del tempeh prevede che lo si faccia fritto o comunque in padella, per poi sfruttarlo per accompagnare altri piatti, o anche da solo, anche come snack. Al netto di eventuali marinature (con aglio, coriandolo o sale), ha un sapore che ricorda la nocciola.
A cosa fa bene il tempeh?
Composto prevalentemente di acqua (al 60%), il tempeh è un’ottima fonte di vitamine e minerali: come riferimento, una quantità di 100 grammi fornisce 192 calorie e soprattutto manganese e vitamine del gruppo B (il 20% del fabbisogno giornaliero), in particolare la B2 (30% del fabbisogno giornaliero). Questo cibo è anche ricco di isoflavoni, composti antiossidanti che contribuiscono a ridurre i sintomi della menopausa.
Quante volte si può mangiare il tempeh?
Questa domanda nasce probabilmente dai tanti dubbi sulla soia (molti dei quali sono infondati), ma va detto che il fatto che il tempeh si ricavi dalla fermentazione lo rende molto più digeribile rispetto ad altri derivati da questo legume. È meglio non abusarne, esattamente come è meglio non abusare di alcun alimento: se si basa la propria alimentazione su tempeh, tofu e seitan, allora si potrebbe incorrere in qualche problema (alla tiroide, per esempio), cosa che difficilmente succede se si segue una dieta variegata. In linea generale, l’uso raccomandato si aggira sulle 2-3 volte alla settimana.
Dove si trova il tempeh?
Al supermercato, ormai senza particolari difficoltà: noto anche come “carne di soia”, il tempeh si trova solitamente nel banco frigo dei punti vendita, ma ovviamente pure nei negozi bio, in quelli dedicati alla cucina orientale e online. Come sempre, qui il consiglio è di scegliere con attenzione da chi si compra, soprattutto se lo si fa via Internet. Il prezzo si aggira intorno ai 20-30 euro al kg.
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