Paniere salva-spesa, c’è l’intesa anche con i supermercati: prezzi calmierati da ottobre a fine anno
Il provvedimento dovrebbe scattare a inizio ottobre e andare avanti sino al 31 dicembre, toccando gli alimentari ma anche altri prodotti di largo consumo e di prima necessità. La lista dovrebbe essere definita entro il 23 settembre
Una serie di prodotti, non solo alimentari ma anche di altro tipo, di uso comune e quotidiano, da tenere a prezzi calmierati o ribassati, dal primo ottobre al 31 dicembre prossimi, per consentire alle famiglie italiane un risparmio complessivo di circa 4 miliardi di euro.
Questa l’idea di fondo dietro al cosiddetto Paniere salva-spesa (noto anche con il più patriottico Paniere tricolore), che nelle intenzioni di Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, dovrebbe essere il “colpo definitivo contro l'inflazione” che ormai da mesi sta mordendo le tasche dei consumatori.
Come funzionerà il Paniere salva-spesa
Al momento non è ancora chiara la composizione di questo paniere, che prevedibilmente ricalcherà a grandi linee quello omonimo usato dall’Istat per calcolare appunto l’andamento del costo della vita e l’indice dei prezzi: possiamo sicuramente aspettarci tantissimi generi alimentari, oltre appunto ad altri prodotti di largo consumo e di prima necessità.
Su questo, informazioni più precise si dovrebbero avere dal 23 settembre, che è il termine ultimo indicato dal ministero entro il quale dovrà essere comunicato l’elenco delle aziende aderenti all’iniziativa, che saranno riconoscibili da un bollino tricolore con la scritta Trimestre Anti-inflazione esposto sulle vetrine. È bene chiarire che, almeno da quello che si capisce al momento, non si tratterà di un assegno una tantum versato alle famiglie, magari in funzione del reddito: non sarà come il Bonus Benzina, insomma. Il Paniere salva-spesa si concretizzerà con un elenco di prodotti che i vari negozi, supermercati e discount metteranno a disposizione della clientela a prezzi scontati o comunque fissi sino alla fine del 2023, e che le persone potranno scegliere di comprare al posto di altri più costosi.
Dalle informazioni raccolte sin qui è lecito attendersi che (restando in campo alimentare) i prodotti maggiormente coinvolti saranno quelli delle cosiddette private label, come i biscotti, il latte, le uova, gli affettati e simili caratterizzati dallo stesso marchio del supermercato che li vende. A sostenere questa ipotesi c’è il fatto che pochi giorni fa, dopo mesi di trattative, il ministero è finalmente riuscito a ottenere l’adesione all’iniziativa anche da parte delle aziende della grande distribuzione, i cui rappresentanti si sono detti disponibili a firmare il protocollo d’intesa.
Mutti e e Ferretti: “Priorità per il Paese”
Nel dettaglio, dopo aver incontrato il ministro in videoconferenza, i vertici di Unione Italiana Food, Centromarca, Federalimentare e IBC hanno presentato una lettera di intenti che è stata accolta da Urso e che le impegna. tra l'altro, a chiedere alle proprie associate di “valutare, nel rispetto della libera concorrenza e della strategia di ciascuna impresa e su base volontaria, di sviluppare iniziative di politica commerciale tese a contrastare l'inflazione” sui prodotti individuati. Lo stesso hanno fatto associazioni dell'artigianato come Confartigianato, CNA e Casartigiani, che hanno ribadito l’impegno contro il caro-prezzi sempre in una lettera al ministro.
In particolare, i presidenti di Centromarca, Francesco Mutti (qui quello che ci disse proprio sull’allarme rincari), e di IBC, Flavio Ferretti, hanno ricordato che “la lotta all'inflazione e la tutela del potere d'acquisto delle famiglie è una priorità per il tessuto industriale del Paese”. Allo stesso modo, il presidente di Unione Italiana Food, Paolo Barilla, ha ribadito che “faremo la nostra parte nei confronti dei consumatori italiani”, mentre quello di Federalimentare, Paolo Mascarino, ha ricordato i “fortissimi aumenti” subìti dal comparto sul costo delle materie prime, degli imballaggi e dell'energia.
Il dubbio: si farà in tempo?
All’altro lato della barricata, le associazioni dei consumatori che partecipano alla Commissione di Allerta rapida sui Prezzi al sottosegretario Bitonci hanno chiesto una riunione urgente del Consiglio nazionale dei Consumatori e soprattutto che l’andamento e la gestione del Paniere salva-spesa siano monitorati da osservatori territoriali. E anche che siano adottate misure strutturali contro l’inflazione, visto che queste iniziative temporali e temporanee rischiano di avere poca efficacia sul lungo periodo.
La questione del tempo è del resto importante: i presidenti di Coop, Marco Pedroni, e di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli, pur soddisfatti per il cambio di rotta dei colleghi e appunto la scelta di aderire all’intesa, hanno espresso preoccupazione per i pochi giorni che rimangono per definire con precisione i dettagli. Al momento in cui scriviamo, restano meno di una decina di giorni per rispettare la scadenza imposta dal ministero e definire i punti vendita aderenti e soprattutto la lista dei prodotti e i loro prezzi: basteranno?
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