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Più comodo, più veloce, più sicuro: perché sempre più italiani fanno la spesa online

pubblicata il 05.12.2022

I dati confermano un cambiamento che interessa tutto il mondo, partito nel 2020 e che pare inarrestabile: nel nostro Paese, il valore del cibo comprato online è cresciuto del 55% nel 2020 e poi del 38% nel 2021.

In Italia spendiamo oltre 4 miliardi di euro l’anno per acquistare cibo online, quasi il 12% di noi fa la spesa via Internet ogni settimana e oltre 13 milioni di italiani usano regolarmente le piattaforme di food delivery: sono valori alti e anche sono tutti in crescita rispetto al 2021 e ancora di più rispetto al 2019.

Secondo l’elaborazione di Yocabè, startup italiana che si occupa di aiutare le aziende a vendere su marketplace come Zalando, Amazon ed eBay, il valore del cibo comprato online è cresciuto del 55% nel 2020 e poi ancora del 38% nel 2021, fare la spesa sul Web del 45% (nel 2022 sul 2021) e il numero di chi si fa consegnare cibo a domicilio è aumentato del 15,3% rispetto allo scorso anno. Questo solo nel nostro Paese.

Come ci hanno cambiati gli anni del coronavirus

Come si capisce guardando le date, c’è una ragione: “Gli aumenti sono stati guidati dal bisogno”, ci ha ricordato Vito Perrone, CEO di Yocabè, sottolineando come “durante la pandemia anche le fasce d’età meno avvezze a comprare online abbiano sperimentato questo canale, scoprendone i vantaggi, tanto da cambiare le loro abitudini per sempre”. Di conseguenza, “si è ampliata anche l’offerta: si pensi che solo in Italia, e solo nell’ultimo anno, l’86% della popolazione ha avuto accesso alla spesa online, con una penetrazione dell’e-commerce che ha finalmente raggiunto anche i piccoli centri”.

Parole che trovano conferma nei dati di Statista, secondo cui il valore degli acquisti nel settore dell'e-commerce legato al cibo, in Italia, era di appena 0,8 miliardi di euro nel 2017, mentre ora è appunto salito ben oltre quota 4: un terzo degli acquirenti di alimentari online effettua almeno un acquisto al mese (caffè e tè sono fra i più gettonati), mentre il 24% compra circa 3 volte al mese.

Dove compriamo e come paghiamo

Tra i siti e app legati al cibo più visitati in Italia quest’anno, la prima posizione va indubbiamente a JustEat: i dati di novembre 2022 indicano che la piattaforma di consegna ha raggiunto circa 1,7 milioni di utenti mensili, seguita dal concorrente principale, che è Deliveroo e arriva a quasi 870mila visitatori unici al mese.

Per quanto riguarda la grande distribuzione, quello di Lidl è stato il sito più visitato in Italia (questi dati sono di maggio), capace di generare il 17,38% del traffico da computer legato al settore. Subito dietro c’è Esselunga, per ben due volte: il sito esselunga.it ha movimentato il 13,81% del traffico, mentre Esselunga a casa, appunto lo spazio dedicato alla spesa online, è il terzo sito di generi alimentari più popolare, con l'8,62% del traffico.

Quanto ai metodi di pagamento, nel 2022 gli italiani hanno scelto principalmente PayPal, Stripe o Satispay, ormai diventati popolari quanto le carte di credito tradizionali: secondo i dati di Statista, quasi la metà degli acquirenti ha utilizzato uno di questi modi per saldare il conto dei propri acquisti di generi alimentari, con solo il 2% che ha preferito il pagamento alla consegna.

La digitalizzazione, da obbligata a utile

Per quanto riguarda il nostro Paese, questi dati sono tutti in crescita anche grazie all’incremento delle iniziative online su tutto il territorio e al potenziamento dell’infrastruttura logistica e della capacità di consegna, come ha fatto notare l’Osservatorio eCommerce del Politecnico di Milano. Basti pensare che prima della pandemia meno del 5% delle imprese attive nella ristorazione era dotata di un’app per la gestione degli ordini e il delivery pesava meno dell’1% sul fatturato del settore: “Il lockdown e le chiusure forzate hanno reso necessari un ripensamento delle dinamiche tradizionali e un’accelerazione spaventosa nel processo di trasformazione digitale - ci ha spiegato Perrone - I servizi di delivery, gli ordini e i pagamenti online erano l’unica modalità per mantenere vivo il contatto con i consumatori durante la pandemia”.

E quindi che è successo? È successo che il servizio di delivery, come confermato da Confimprese, ha visto una crescita del 56% (pari a 1,6 miliardi di euro l’anno), che il  55% dei clienti si è detto pronto a cambiare ristorante se questa possibilità dovesse sparire a fine emergenza e anche che il 34% delle imprese del settore ha adottato software per la gestione del magazzino e oltre il 25% ha avviato una qualche forma di digitalizzazione del suo business. 

Com’è la situazione in Europa

Va detto che questa cosa non riguarda solo il nostro Paese, perché la domanda di e-commerce legato al cibo è in notevole crescita in tutta Europa: secondo i dati dell’Osservatorio PoliMi e di Netcomm Nielsen, è cresciuta del 90-120% nel 2020 e di un ulteriore 40-70% nel 2021.

Con alcuni casi che saltano all’occhio, come quello della Francia, che sta più o meno sui nostri valori in termini assoluti ma dove molte più persone fanno la spesa online almeno una volta alla settimana (quasi il 22% della popolazione). Oppure quello della piccola Svezia: oltre il 16% dei residenti compra regolarmente da mangiare su Internet e per il cibo acquistato sul Web si spendono oltre 650 milioni di euro l’anno.

Più di tutti, spicca il Regno Unito, che anche se non fa parte dell’Unione europea, decisamente fa parte dell’Europa: le famiglie britanniche spendono su Internet un terzo di tutto quello che spendono per gli alimentari e nel 2021 le vendite online di cibo e bevande hanno raggiunto la cifra di 25 miliardi di sterline, che dovrebbero salire a 30 entro il 2025. Il cibo è il secondo genere di prodotti più acquistato online (nel 46% dei casi, superato solo da abbigliamento e calzature): in Gran Bretagna, Tesco è leader nel mercato dell'e-commerce di prodotti alimentari e bevande, con un fatturato netto che deriva dal commercio elettrico di quasi 6 miliardi di dollari nel 2021, seguito da Sainsburys (3,8 miliardi) e da Ocado, che su Cucchiaio definimmo “la Amazon del cibo”, che fattura 2,3 miliardi di dollari dalle vendite online. 

Nel Regno Unito, quasi 29 milioni di persone usufruiscono ormai del food delivery, cioè ordinano cibo online e se lo fanno portare a casa: secondo Statista, Dija è la piattaforma più utilizzata, con un quarto delle persone che la usa regolarmente e oltre un terzo che la usa occasionalmente; invece, circa un quinto delle persone usa regolarmente JustEat.

E nel resto del mondo?

Visto che la pandemia ha colpito tutto il mondo più o meno indistintamente, è ovvio che questo fenomeno si possa osservare in più o meno tutto il mondo. E però, sfogliando i dati che ci hanno fornito quelli di Yocabè, quello che più ci ha colpiti riguarda il Medio Oriente, ritenuto “un mercato dalle grandi potenzialità”, pur con evidenti disomogeneità in termini di sviluppo delle infrastrutture: ci sono Paesi con tantissimi abitanti connessi in termini assoluti (l’Iran, 78 milioni di utenti) e altri più piccoli dove però la percentuale di penetrazione di Internet è impressionante (il Kuwait, dove il 99% delle persone è online). Per quanto riguarda il cibo comprato sul Web, è la categoria merceologica che sta crescendo di più, con un balzo di oltre il 250% rispetto ad appena 3 anni fa. A prima del coronavirus, insomma.

Quanto agli altri, detto che Cina e Giappone non spiccano particolarmente quanto ad acquisto di cibo online, impossibile non parlare degli Stati Uniti: ormai oltre il 23% degli americani compra generi alimentari su Internet durante la settimana, per un valore complessivo di oltre 41,5 miliardi di dollari l’anno (+8,4% sul 2021) e quasi 130 milioni di persone usufruiscono del food delivery. Secondo i dati di Emarketer, Walmart è attualmente il sito preferito per questi acquisti e dovrebbe chiudere il 2022 con 37,6 miliardi di dollari di vendite online; subito dietro c’è Amazon, che supera i 35,1 miliardi.

 Insieme, queste due aziende muovono da sole, e solo dal cibo, oltre 72 miliardi di dollari di vendite e confermano le previsioni degli analisti, secondo cui entro il 2025 il cosiddetto e-grocery rappresenterà il 21,5% del totale delle vendite di tutti gli alimentari, per un valore stimato di 250 miliardi di dollari l’anno. Stiamo scegliendo questo canale soprattutto per 3 ragioni: convenienza, rapidità e sicurezza (quest’ultima fondamentale durante i momenti più difficili della pandemia). E difficilmente torneremo indietro. 

La redazione del Cucchiaio

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