Una dieta ricca di ciliegie riduce il rischio di infarto e di malattie cardiovascolari in genere. Ma non è di sicuro per questo che durante la primavera e parte dell'estate cerchiamo di avere sempre in casa un cestino di questo frutto. Lo facciamo perché la ciliegia è il frutto migliore per soddisfare il senso della vista e del gusto, con quel bel colore rosso acceso: è succosa, dolce e dissetante.
Curioso poi scoprire che per l’iconografia cristiana la ciliegia rappresenta il Frutto del Paradiso, antidoto naturale alla mela, che fu la causa del Peccato Originale, mentre per i finlandesi il colore della ciliegia è il simbolo del peccato.
La ciliegia è il frutto del Prunus avium, il cosiddetto ciliegio dolce. Questo le differenzia dalle amarene, dalle marasche e dalle visciole, che invece sono il frutto di un’altra specie vegetale: il Prunus cerasus, ossia il ciliegio acido. Entrambe fanno capo alla famiglia delle Rosaceae, genere Prunus, che comprende un numero molto elevato di specie. Sono generalmente specie pioniere, che vivono naturalmente in ambienti forestali o semiforestali aperti e disturbati, che sono fra le prime a colonizzare, grazie anche alla diffusione del seme operata dagli uccelli. È proprio questo essere pioniere che le rende così adatte alla coltivazione.
I primi a coltivare il ciliegio furono i greci, a partire presumibilmente dal IV secolo a.C. In Italia arrivò solo più tardi, a ridosso dell'età imperiale, ma il ruolo di Roma fu fondamentale nella diffusione di questa pianta in Europa, tanto che, secondo Plinio, in soli 120 anni il ciliegio raggiunse le zone più a nord dell'impero e persino la Britannia, anche se al tempo erano considerate un cibo di lusso. Relegata nei monasteri e nelle corti fortificate durante il medioevo, la cerasicoltura ebbe nuova spinta nel periodo del rinascimento, per giungere fino a noi quale coltura specializzata. Ma gli step di avvicinamento sono stati graduali. Per dire, fino agli anni '70 circa, i ciliegi venivano ancora coltivati in coltura promiscua (nei vigneti come tutori, con colture erbacee o cereali in genere); oggi questo tipo di coltivazione è stato abbandonato, il ciliegio è diventato coltura specializzata, anche a causa delle radici superficiali che mal sopportano le lavorazioni del terreno.
Al momento dell’impianto il terreno dev’essere nuovo e non deve avere ristagni di umidità: la pianta teme il marciume radicale. Il ciliegio vive e produce bene in un terreno anche povero purché “sano”, vive male e poco in un terreno in cui l’acqua ristagna anche per brevi periodi. Il ciliegio attualmente si pianta con astoni già innestati, in quanto la pianta già innestata fa recuperare tempo per l’entrata in produzione. L’epoca migliore per l’impianto è l’autunno, così la pianta ha il tempo di ricostituire le radici secondarie prima della fioritura.
La pianta del ciliegio ha una durata media da 25 a 40 anni, il ciclo produttivo va da marzo a novembre, quando cadono le foglie. La maturazione si concentra dal mese di maggio al mese di luglio anche se, in zone montane e con varietà adatte, ci si può spingere fino al mese di agosto-settembre.
Il frutto del ciliegio, tecnicamente parlando, è una drupa di forma sferica, di colore rosso più o meno accentuato e con al centro un nocciolo non commestibile. Ha il problema di essere facilmente deperibile, quindi le ciliegie migliori sono quelle consumate subito dopo la raccolta. La frigo-conservazione è possibile, ma non si può spingere sotto i 2° C. Per tali motivi sono sempre da preferirsi i frutti di origine locale e quanto più freschi possibile.
Dal punto di vista nutrizionale la ciliegia è un frutto ricco di zuccheri, e ha un elevato contenuto in vitamine A e C e in sali minerali. Le calorie apportate all’organismo sono poche: 30-35 kcal ogni 100 gr. di prodotto. La ciliegia è indicata nell’iperuricemia e nella gotta, nelle fermentazioni intestinali e nella stipsi. È controindicata invece per chi soffre di gastro-enterocolite.
L’Italia è il quarto produttore nel mondo di ciliegie con una produzione annua di circa 150.000 tonnellate. Da noi il ciliegio si coltiva un po' dappertutto, con la predominanza di quattro regioni: Puglia, Campania, Veneto ed Emilia Romagna. La tendenza attuale, anche per dare una redditività alla coltura, è quella di spingere molto sulla densità di impianto, utilizzando dei sistemi di allevamento a spalliera e contenendo molto l'altezza delle piante. [continua]