Uno studio dice che i vegetariani sono più depressi rispetto a chi mangia carne, ma è vero?
Una ricerca condotta su 14mila candidati solleva nuovi dubbi sulle diete a base vegetale, nonostante le obiezioni di nutrizionisti e dietologi.
Quello che mangiamo può avere effetti su come ci sentiamo e sul nostro umore? Di più: al variare del cibo che mangiamo, può variare il nostro umore?
Alla prima domanda è facile rispondere di sì: il cibo, insieme con la musica, è forse una delle poche cose davvero in grado di cambiare il nostro stato d’animo. E infatti si parla di comfort food, ovvero di cibo rifugio, cioè piatti e ricette (come queste 25) che ci fanno stare bene e appunto ci confortano quando serve. Rispondere alla seconda domanda è più complesso, ma può aiutare uno studio recente dedicato proprio a questo e nello specifico a come si sentono i vegetariani e in generale le persone che hanno rinunciato alla proteine animali.
Come è stato condotto lo studio
In particolare, dalla ricerca emerge che vegetariani e vegani subirebbero “circa il doppio di episodi depressivi rispetto a chi consuma carne”. Lo studio, che sarà pubblicato a gennaio 2023 sul Journal of Affective Disorders ma si può già consultare online, è stato condotto in Brasile su un gruppo di oltre 14mila persone di età compresa fra 35 e 74 anni ed è stato portato avanti per un periodo di 6 mesi.
I ricercatori hanno usato due strumenti noti nel campo della salute mentale e hanno sottoposto i candidati al cosiddetto Questionario per la Sorveglianza nutrizionale (in sigla, FFQ) per capirne le abitudini alimentari e alla Clinical Interview Schedule-Revised (CIS-R), che aiuta a diagnosticare disturbi comuni come depressione e ansia.
I risultati: i vegetariani sono il doppio più depressi
Come detto, è emerso che “gli episodi depressivi sono più diffusi negli individui che non mangiano carne”. Molto più diffusi, nel senso che si verificano quasi il doppio delle volte.
I ricercatori hanno chiarito subito che le cause non sarebbero da ricercare in fattori esterni, come carenze nutrizionali, condizioni socio-economiche svantaggiose o abitudini sbagliate come quelle legate al fumo, all’abuso di alcolici o alla scarsa attività fisica. No: la colpa sarebbe proprio il regime alimentare. Solo che non si capisce il perché. Sono gli stessi autori dello studio ad ammetterlo, nelle conclusioni: “La natura di questa associazione (quella fra vegetarianesimo e depressione, ndr) rimane poco chiara e sono necessari ulteriori dati per chiarire l’eventuale relazione causa-effetto”.
I dubbi dei nutrizionisti
Com’è immaginabile, la ricerca ha suscitato parecchie reazioni nel mondo della medicina e in quello della nutrizione, soprattutto a causa di quest’ultimo punto, cioè dell’impossibilità (per ora) di trovare un nesso fra i due aspetti. Questo però non vuole dire che lo studio non abbia credibilità. Spieghiamo.
Da un lato, la dottoressa Mary Mosquera-Cochran, dietologa della Ohio State University, e Monique Richard, portavoce della Academy of Nutrition and Dietetics (la più grande organizzazione di professionisti dell'alimentazione e della nutrizione), hanno sollevato alcuni dubbi, riportati a fine settembre in un articolo pubblicato su Healthline. Mosquera-Cochran ha fatto notare che il numero di vegetariani presi in esame sarebbe troppo esiguo rispetto al totale dei candidati (appena 82 su 14mila) e anche ipotizzato che la relazione fra dieta e salute mentale possa essere il contrario di quanto immaginato, facendo l’esempio di persone già depresse che cercano di cambiare regime alimentare per sentirsi meno depresse e però restano depresse. Secondo Richard, le eventuali carenze nutrizionali (come quelle di vitamina B12, Omega-3 e proteine animali) potrebbero invece avere un ruolo ed essere un fattore che incide sulla salute mentale.
Dall’altro lato, va però detto che questo studio non è il primo che solleva questo genere di dubbi: nel 2007, una ricerca condotta in Australia dimostrò che i vegetariani avevano una salute mentale peggiore, con il 21-22% dei soggetti che soffriva di depressione rispetto al 15% di chi mangiava carne; nel 2012 uno studio portato a termine in Germania (questo) scoprì che i disturbi mentali tendevano a manifestarsi più facilmente con l'inizio di una dieta vegetariana. Più di recente, nel 2020 venne pubblicato un libro che fece molto discutere e che metteva in relazione proprio il rapporto fra quello che mangiamo e come ci sentiamo: s’intitola This Is Your Brain on Food (si trova anche su Amazon Italia) e gli autori lo descrivono come “una guida indispensabile ai cibi sorprendenti che combattono depressione, ansia e disturbo da stress post-traumatico”.
Insomma, e come si diceva all’inizio: anche se non è ben chiaro come, è abbastanza evidente che quello che mangiamo ha effetti su come ci sentiamo. Che è un’ulteriore ragione per cui è meglio scegliere con cura quello che ci mettiamo nel piatto.
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