Attualità

Racconti | 446. Circoli

pubblicata il 19.02.2011

Sasso, carta, forbice. Un dipinto impressionista, questo giuoco semplice ma non elementare: forbice vince carta vince sasso vince forbice. Tutto si tiene, in circoli. Allora Fai il sasso, dice il regista etilico, forse un padre trappista, magari un letturista di contatori elettrici, convincendo i temibili astanti che sia lo stesso stare e rimanere. Fai il sasso, s’ode come schiocchi di stendardi, e l’aspirante protagonista si guarda allo specchio: specchio delle mie brame chi è la più bella del reame. Si rannicchia in un angolo fitto di rabbia, accartocciando le parole in persorsi curvilinei dice Carta. Carta più alta comanda bastoni, insorge un interprete minore sprecando la sua cartuccia, Carta vince sasso, esala il giovine amoroso mentre squaderna una fragorosa risata che vi sommergerà. Altri componenti di secondo piano della piccola troupe si sfilano sorrisi tenuamente acquerellati e strenuamente avvolti nelle spire di una educanda disattenzione. Che poi il regista, non troppo convinto dei suggerimenti dell’aiuto, scambierà per surrettizi tentativi di ingerenza. Tenenza e pazienza e pane di Provenza. Così come Forbice, dice appunto l’aiuto ancora sobrio, Forbice vince carta: e dà di gomito alla protagonista femminile ancora paludata dei panni pesanti di protagonista femminile, un grande cappello giallo a tagliarle via metà della faccia – la parte decisiva – resa diafana da due dita di biacca. Sasso vince forbice, sussulta nel buio l’aspirante protagonista, soffiando la voce nei suoi polmoni corrosi dalla nicotina, mentre un’americana gli scolpisce il volto dal vuoto stirandolo in una espressione che solo uno spettatore pagante ma a biglietto ridotto potrebbe scambiare per un’espressione distesa. Sasso, carta, forbice. Sasso dice, Sono sasso, e si copre il volto con due mani giunte. Vedi, chiede, Sasso vince forbice… Tutto si tiene. Il regista, più probabilmente un saltatore d’asta, si forbisce le labbra dalle ultime gocce di un brandy di poco prezzo nella manica della camicia bianca e nella platea vuota bramisce E’ tua, la parte. E’ tua, dice l’Eco. Immagine: Carmelo Bene in Vamàblog

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