Forse non sapete che il pesce in scatola fa bene, soprattutto a noi ma anche all’ambiente
Il pesce in scatola è un ottimo alleato per un'alimentazione sana e gustosa. Vi raccontiamo curiosità e proprietà benefiche per il nostro organismo
A Lisbona, a pochi passi dalla foce del fiume Tago e subito sotto al quartiere del Chiado, c’è un posto che si chiama Sol e Pesca. È un ristorante minuscolo ed è un ristorante come raramente se ne vedono: le pareti, in quello che è sostanzialmente un corridoio lungo e stretto, sono piene zeppe di scatolette. Dal pavimento al soffitto, scatolette su scatolette, tutte impilate una sopra l’altra, appoggiate sugli scaffali, dentro a vetrinette illuminate o sparse qui e là in ogni dove. Succede perché tutti i piatti del menu sono a base di cibo in scatola, prevalentemente pesce ma non solo.
Da italiani, entrarci è un po’ strano, perché l’offerta non è quella cui siamo abituati qui da noi, però i titolari di Sol e Pesca, che è aperto da oltre 15 anni, evidentemente ci avevano visto giusto. Perché il consumo di cibo in scatola sta conoscendo una seconda giovinezza e anche si sta liberando di alcuni pregiudizi che si portava dietro da decenni, anche grazie alla ricerca scientifica. E quale occasione migliore per approfittarne se non d’estate, quando tonno e sgombro in scatola possono essere protagonisti di tante insalate perfette per la bella stagione?
I due punti di forza del pesce in scatola
Il pesce in scatola è da apprezzare sostanzialmente per due ordini di motivi: è sia una questione di opportunità sia una questione di salubrità. I due punti sono collegati fra loro, come ha confermato una ricerca (questa) dell’Istituto Mario Negri di Milano: non è recente, ma da poco se n’è tornato a parlare in televisione, in una puntata di Noos in cui Alberto Angela ha appunto ricordato le proprietà benefiche del pesce in scatola.
Per capirle è necessario partire dalle proprietà del pesce in generale: che faccia bene lo sappiamo, così come sappiamo che andrebbe mangiato spesso, possibilmente anche 2-3 volte alla settimana. Ma non sempre è possibile, sia per questioni di costo sia per questioni di reperibilità: il pesce fresco scarseggia (anche in Italia), su quello di allevamento ci sono parecchi dubbi e quello surgelato non ha esattamente le medesime caratteristiche degli altri due. Dunque non ha esattamente lo stesso apporto nutritivo.
Qui entrano in gioco l’opportunità e la più facile reperibilità del pesce in scatola, che ha anche effetti benefici: secondo i nutrizionisti, acciuga, sgombro, sardine e tonno in scatola hanno un apporto di Omega 3 (che è poi quello che cerchiamo nel pesce, per il contributo nella prevenzione di malattie cardiovascolari) paragonabile a quello del pesce fresco o allevato e tendenzialmente superiore a quello del pesce surgelato. Succede perché i tagli che di solito vengono selezionati per l’inscatolamento sono quelli più ricchi di grassi, che sono le parti dei pesci che contengono maggiori quantità di Omega 3.
Di più, insistendo sulla questione della salubrità: gli esiti delle ricerca del Mario Negri dicono che consumare almeno 2 porzioni alla settimana di pesce in scatola sott’olio riduce del 34% il rischio di sviluppare un tumore del colon retto e che 1 porzione alla settimana ha effetti simili sull’insorgenza di tumore all’esofago (-20%) e di tumore allo stomaco (-40%). Ovviamente se il consumo viene fatto in coincidenza con una dieta ricca di frutta e ortaggi e povera di alcolici: come su Cucchiaio ripetiamo spesso, e come dicevano già i nostri nonni, il segreto è l’equilibrio fra i vari alimenti. Non è che possiamo fare incetta di scatolette di tonno, mangiare solo quelle, trascurare tutto il resto e pensarci salvi.
Due miti da sfatare: il sale e il mercurio
Il pesce in scatola viene prodotto con un procedimento che dovrebbe garantire sia la qualità sia la durata: semplificando, viene pulito, cotto al vapore, raffreddato, coperto di olio, sigillato in barattolo e poi sterilizzato per poter resistere per anni. Ma qual è il tonno in scatola da scegliere? Non inteso come quale marca, ma quale tipo? All’olio o al naturale (o all’acqua)? Dipende, ma la realtà è un po’ diversa dalle credenze popolari: come si capisce dalla ricerca del Mario Negri, il tonno all’olio è più calorico ma sarebbe preferibile, sia perché gli Omega 3 si legano meglio all’olio (che dunque andrebbe scolato meno possibile) sia perché il tonno al naturale contiene solitamente maggiori quantità di sale. Succede perché, non essendoci l’olio, serve un’altra sostanza che aiuti la conservazione. Il sale, appunto.
Mediamente, la quantità di sale nel tonno in scatola sott’olio è pari o appena superiore a 1 grammo ogni 100 grammi di prodotto, dunque meno di quello che si potrebbe temere. Così come è meno grave di quello che si crede il problema del mercurio, cui sono particolarmente sensibili soprattutto le donne in gravidanza: secondo gli esperti, “i benefici (del tonno in scatola, ndr) sono ampiamente superiori ai possibili rischi”, anche perché il pesce è naturalmente ricco di selenio, che dovrebbe impedire, o comunque ridurre sensibilmente, l’accumulo del mercurio.
Da quel che si capisce, insomma, il pesce in scatola sembra davvero un’ottima soluzione a un gran numero di questioni: fa bene alla salute, ha un costo accessibile, ci aiuta ridurre il consumo di carne e ad aumentare quello di pesce ed è pesce già disponibile e pescato e la cui filiera di produzione è molto, molto regolamentata. Possiamo mangiarlo senza devastare ulteriormente i mari, che già non è che se la passino benissimo.
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