Attualità

Minicrazia digitale, ovvero il mio primo eBook

pubblicata il 17.10.2009

Scrivo da quando ho cinque anni. Scrivevo da per tutto: sui biglietti del tram, sulle locandine, sui bicchieri di plastica. Poi crescendo: sulle cartelle di scuola, sui diari, sul retro dei volantini distribuiti dagli studenti prima delle assemblee. E ovviamente sui fogli protocollo: e facevo avvelenare gli insegnanti perchè scrivevo solo la bella, quasi senza correzioni. Poi ho continuato a scrivere, con un Commodore 64: con qui flopponi grandi come Long Playing. Scrivevo di tutto: romanzi, racconti, versi, canzoni, storie, storielle, favole. Qualcuno perse tempo a leggere quelle parole, qualche manoscritto finì sul tavolo di qualche editore: da lì direttamente nell'archivio verticale. Il cestino, il miglior amico dell'uomo. Poi vennero i PC, e la scrittura divenne un'urgenza incombusta: e le parole si accumularono alle parole. Vennero i blog, e qualche lettore in più, qualche sconosciuto non certo armato di compiacenza: e le parole finirono su altri tavoli, alcuni illustri. Ma la carta non era destìno di quelle parole: ad evidenza. Quelle parole stanno bene tra i pixel, dev'essere qualla la loro dimensione: che là qualcuno ha piacere di leggerle, qualcuno no. Ma nessuno potrà mettersi tra le parole e quel signore laggiù, che preferisce perdere una mezz'ora di tempo a leggerle piuttosto - che so - potare il viburno. O la ragazza con gli occhiali in ultima fila, sul treno per Yuma, la mattina presto. Nessuno deciderà che stampare quelle parole è un investimento a fallimento di mercato, perchè le parole ora sono fatte di pixel. E non costano nulla, se non qualche altra diottria all'indegno autore, in questa notte troppo fredda anche per un mezz'autunno. Tra pochi giorni da queste parti, la prima raccolta di racconti che assomigli ad un libro pubblicato. Si chiamerà Frammenti. Li ho scritti io.

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