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Il Sabato del Villaggio | Guida Galattica per Gastrostoppisti

pubblicata il 09.07.2011

Douglas Adams è stato (ahimè, al passato) il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi, e probabilmente uno dei più grandi scrittori di narrativa di genere tout court. Basti pensare all'invenzione di Marvin, l'androide paranoide: "Pensare che avrei milioni di cose da dire, e nessuno disposto ad ascoltarle". In questo week end lugliano, per evitare di cadere nella depressione positronica di Marvin, mi abbandonerò ad alcune Istruzioni per l'Uso per tutti coloro che decidono di muoversi e non hanno a disposizione la Macchina Nutrimatica Sintetizzatrice. Di seguito, destinazione e destìno. Alto Adige. Di corsa a provare la cucina Ladina di vertice di Armin Mayrhofer, prima che abbandoni l'Anna Stuben di Ortisei (previsto in Autunno). Raro equilibrio tra archeologica del folklore e creatività futuribile. A seguire salita in bici dei 10km che portano da Castelrotto all'Alpe di Siusi, poi passeggiatona per l'altipiano fino alla Malga Gostner: miglior canederlo del globo. Marche. A Senigallia, l'un-duè Uliassi-Cedroni per le divagazioni attorno al pesce, ma anche un aperitivo in riva all'azzuro mar di Portonovo, chez Clandestino. Un miracolino questo di due Tavole a pochi metri l'una dall'altra: diversissime, ma unite da una spasmodica ricerca. Vietato fare la gara. Liguria. Tutta la focaccia del mondo, e una sosta da Flavio Costa all'Arco Antico a Savona. L'espressività precisa e delicata del cuoco savonese vale il corpo a corpo con la città ponentina e i suoi impervi parcheggi. Poi alla Brinca di Campo di Nè, la definizione ultimativa di Trattoria. Abruzzo. Dimenticandone gli strazi, da non perderne le delizie: Niko Romito, a Rivisondoli al Reale per batticuori da cucina d'invenzione, e occhi lucidi alla Bandiera a Civitella Casanova, per un percorso della memoria senza un attimo di esitazione. Lazio. Acuto, Tassa. Due parole per dire che oggi l'esperienza da non perdere in centro italia è la cucina druidica del formidabile Salvatore delle Colline Ciociare. Non dietro l'angolo, ma vale il viaggio e i tornanti. In centro credo sia reato mancare da Glass Hostaria, dove Cristina Bowerman sprizza fervore creativo. Emilia. Bottura? Facile dire del Cuoco Teatrale di Modena, all'Osteria Francescana. Ma puntare il navigatore su Fragno da Mariella, il posto delle bottiglie, potrebbe essere altrettanto sorprendente. Scendendo a sud, una deviazione a Sasso Marconi da Aurora Mazzucchelli è consigliabile, è consigliata. Campania. La regione più viva e quella più contrastata, offre solo l'imbarazzo della scelta. Una sosta da Marianna Vitale di SUD, a Quarto di Pozzuoli per i suoi piatti interattivi, oppure precipitare a Cava da Pappacarbone, dove Rocco Iannone esercita la sua arte fatta di piccole verità e grandi ingredienti. Sicilia. La Grande Isola richiede coraggio e un'auto a noleggio. Poi il viaggio allucinante verso Licata, per rendersi ebbri tra le campiture di colore di Pino Cuttaia a La Madia, oppure un attimo di respiro ai piedi della rupe dove al Cappero del Lido Stockholm ha trovato la sua dimensione Mimmo Alba, uno dei cuochi più sottovalutati del regno: finalmente libero di lavorare in una Casa di livello, esprime padellismi di grande rigore intellettuale e di grande vigore scultoreo nell'ossessione per la perfezione. Con l'Isola Bella di Fronte. Sardegna. Alguèr, da Andreini, che solo ai distratti può sembrare aritmetico nella sua proposta fatta di esattezze. Oppure più a nord, nella fantasmagorica sede delle Cantine Dettori, la cucina arcaico-contemporanea di Piero Careddu di K'A, ormai vinto dal fascino del forno a legna con cui ormai prepara anche il cappuccino. C'è molto altro, ma di altro parleremo. Don't Panic.  

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