"Indicare 1 o 2 soste per regione è indubbiamente coraggioso." scrive Gianpiero Prozzo nei commenti alla prima parte della "Guida Galattica". In effetti più di coraggio si tratta di una pesca nelle pieghe della memoria, del tipo dimmi la prima cosa che ti viene in mente se dico... e poi spari una parola a caso. Diciamo, un test di Rorschach papillare: visualizzo Toscana e penso a questo e quello.
Per la verità mi accorgo solo ora di aver preso la via facile, perché restano indietro le regioni dove la scelta è più ampia: quelle dove è più valida l'intimazione dell'androide paranoide Marvin: Don't Panic.
Toscana. E' una regione quasi sovrapposta all'iconografia internazionale dell'Italia: il paesaggio, l'idea di tavola, quell'accento così riconoscibile. Dovessi dire, vorrei gastrostopparmi in posti dove non sono ancora stato: più di tutti mi incuriosiscono Il Pellicano sul Monte Argentario e Il Canto di Lo Priore a Siena, e anche Bracali a Massa Marittima, con la sua bellillima e bislacca piazza destrutturata. Ma anche tra quelli conosciuti la scelta è ardua assai: vado sul sicuro con l'opulenta classicità dell'
Arnolfo, a Colle Val D'Elsa, e la sua idea di ospitalità appena un rigo inattuale e per questo ancor più seducente. Oppure l'abbraccio terragno di Valeria Piccini a Montemerano, dove il piccolo ritrovo di
Caino dipinge ricordi torridi nella memoria.
Veneto. Un'altra regione che fa continente a sè, in cui è fin troppo facile citare Le Calandre di Alajmo, o La Peca, o Perbellini. Tra le cose umane vale la pena di accosciarsi in centro a Verona dal
Pompiere, un cross over tra vinoteca trattoria moderna e ristorante, oppure sul lago dimenticarsi delle brutture del mondo al balcone di
La Vecchia Malcesine, e i suoi colori sfavillanti. Per un momento di fresco, invece, salire ad Altissimo per godere della cucina senza tempo del Casin del Gamba.
Friuli Venezia Giulia. Manco da troppo tempo, se non per l'epifania di
Là di Petros e la sua cantina strabiliante anche se il fondatore si è stancato di questo mondo ed oggi la gestione è in mano alle nuove generazioni.
Lombardia. Un territorio che va da Mantova a Sondrio, da Pavia a Varese: dove pescare? Visualizzo la macchia di Rorschach della regione e dico Salmoiraghi, dell'
Acquerello di Fagnano Olona, con i suoi padellismi misurati e precisi, a tratti travolgenti. Ma anche il nuovo piacevolissimo locale di
Ilario Vinciguerra a Gallarate, dove il cuoco vulcaniano esonda in Padanìa la sua anima partenopea. A Milano? Evitando i soliti noti, una sosta dal cuoco motociclista al Manna, dove
Matteo Fronduti ha in carta il suo menù migliore di sempre con un rapporto soldi felicità di chiaro spessore, e
Nicola Cavallaro e la sua rutilante idea di Altissima Bassa Cucina. Dite che vi manda Appunti Digòla, vi regalerà uno dei suoi sorrisi senza confini.
Piemonte. Se penso al Piemonte vedo solo bottiglie. Poi mi sforzo e inquadro il più francese dei ristoranti italiani, quello di Alfredo Russo a Venarìa Reale. Il
Dolce Stil Novo è il ristorante nella reggia, e dovreste accompagnarvi la principessa di quella sera. Ma se non siete belli come Delone, ricordatevi di tornare prima di mezzanotte... Nelle Langhe c'è solo l'imbarazzo della scelta: fisso nell'obiettivo il Piazza Duomo di Crippa, dove vorrei andare oggi stesso, o una delle altre cento magnetiche tavole dell'intorno. Ma passando da Centallo, non si può perdere l'arcaico Fondo Bruno del
Due Palme, oppure la Finanziera: ammesso che ci sia almeno un giorno di descanso per sopravvivere.
Puglia. Avendo abbastanza chilometri da percorrerla in lungo, ci sarebbe
Lucianone Lombardi Vignadelmar, un marchigiano a Monopoli: cucina quotidiana e cantina astrale. Da Nord a Sud avrei difficoltà a perdermi
La Strega di Palagianello, piatti ittici di contenuta ed efficiace creatività non ostante il temibile aspetto esterno, e il formidabile centro storico di Carovigno dove aggetta
Già Sotto l'Arco: accoglienza e calore in sala, nitore e colore nei piatti.
Li ho dimenticati quasi tutti: ma per ora: basta.
Immagine di Rorschach: Noblogs