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Il Sabato del Villaggio | Come distinguere sottilmente il servo da servitore, che invece è cosa molto seria

pubblicata il 12.03.2011

Una delle consapevolezze più terribili ti si attacca ai polpacci quando cominci a imparare qualcosa: e più impari più ti accorgi che i limiti del sapere sono fuori della tua portata. E' come se uno zio perfido e cattivello ti mettesse a disposizione una scala con la gamba: ad ogni gradino che sali, piano piano vedi l'orizzonte allontanarsi. E' così vorrei essere un archeologo, un sociologo e un antropologo, magari anche uno sceneggiatore televisivo e un gelataio: per capire perchè il popolo italiano confonde il servizio con la servitù, la servizievolezza con il servilismo. Uno che ne sa a pacchi mi spiegava perché non paghiamo le tasse, noi italiani. Diceva: siccome abbiamo una storia di dominazioni invasioni tirannidi eccetera, siamo abituati ad essere vessati e tar-tassati. E cioè, tassati ingiustamente. Quindi viviamo qualsiasi imposta come un'offesa alla nostra dignità umana, e probabilmente anche disumana. Il nome stesso: "imposte" è semanticamente intollerabile. La tassa è come una deprivazione della libertà: avvertiamo, sotto il fardello delle tasse, i nostri diritti costituzionali conculcati: l'IVA come il giogo asburgico, l'IRAP come la tirannide borbonica. E come evademmo dallo Spilbergo, salvo poi scampare noi e le sette generazioni sucessive con i diritti d'autore di un compendio di racconti di modesto rilievo letterario, evadiamo dall'Unico, dalla Tassa sui rifiuti, dal Canone RAI. Non ce la facciamo: e alle cene con gli amici li guardiamo con l'occhio pendulo, e al giovine sprovveduto al nostro fianco che ha passato la mattina in coda alla posta diciamo Matù, matù: paghi ancora il canone tivvù? e ridiamo, ridiamo, har har har. Dunque, c'è questa cosa che fare il cameriere è roba di servizio, e quindi servile, e quindi riservata alle persone senza alternative: dev'essere l'unico mestiere meno desiderabile del venditore di auto usate, per le generazione degli aspiranti laureati in Scienze Della Comunicazione Ambientale e Prodotti Derivati. Quindi preferiamo che nostro figlio che faccia il Private Banker, lo Speaker, il Greater ma: giammai il Maitre, che si lavora il sabato e anche la domenica, e natale e ognissanti quando gli altri si divertono. Io personalmente, potendo scegliere: lo vorrei bellissimo e gran calciatore, e che si mantenesse a lungo facendo pubblicità delle mutande in bianco e nero sui grattacieli di Milano, con le ragazze che indicano col dito e le mamme che guardano da sotto gli occhiali, con bocche appena ritoccate nobilmente arricciate a cul di gallina. Potrebbe essere questa la spiegazione: troviamo geneticamente inaccettabile faticare mentre gli altri si divertono. E allora odiamo i nostri clienti, vorremmo vederli soffrire tra mille tormenti piuttosto che sorridere loro seduti a quel tavolo con quella splendida dama e quella meravigliosa bottiglia, Guarda come sono felici, come parlano cittucì, cos'avranno mai da dirsi... Come? Un'altra bottiglia d'acqua? Certo signora, vorrei vedere te con i piatti bollenti in mano, con quelle manine delicate e quei tacchi sottili, e quella gonnellina frufrù a fare queste scale mille volte... Per tutti, consigliata la visione di Quel che resta del giorno, di James Ivory. Epigrammatico, Anthony Hopkins che interpreta, letteralmente, la figura in un infinitamente dignitoso maggiordomo. Immagine: Google.

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