Attualità

Il Sabato del Villaggio | Centomila gavette di vino

pubblicata il 03.09.2011

Chiedo preventivamente venia al ricordo di Giulio Bedeschi per l'uso irriverente del suo drammatico titolo, ma mi fa giuoco per una serie di riflessioni. Le avrei volute condividere con il pubblico di Offida, alla manifestazione "Di Vino in Vino". Era prevista per oggi una Tavola Rotonda - come si diceva negli anni sessanta - con alcuni loschi figuri quali Fiorenzo Sartore, Jacopo Cossater, Alessandro Morichetti ed altri con cui non ho abbastanza confidenza per prendermi giuoco di loro. Bonariamente. Il titolo della chiacchierata era Internet, il vino e le Markette. Che cosa nuova eh, diranno in molti, ma si tratta di argomento di scottante attualità. La stanchezza del blogger, l'incontrovertibile parabola discendente della critica enogastronomica inchiostrata, la crescente insofferenza dei giudicati nei confronti dei giudici, la rugosa questione del rispetto vs. libertà di parola. Avrei dovuto esservicisivi anche io, ma a causa di un evento naturale, per dirne una, non mi sarà possibile. La Tavola Rotonda invece ci sarà lo stesso, per cui anticipo i punti salienti del discorso, chissamai qualcuno ne voglia pallare. 1. Tutti possono dire tutto perché sia vero: anche se non sono giornalisti, blogger, notai, idraulici, estetisti, gelatai. Altrimenti è reato. 2. Tutti possono accusare tutti di qualsiasi, purché possano esibire prove, citare fatti, declamare nomi. Altrimenti è un bla bla da comari calcolobiliose. E, per inciso, è reato. 3. Tutti possono essere retribuiti - in denaro, in natura, o in qualsivoglia efferata forma di piacevolezza - per scrivere qualcosa purchè la cosa sia dichiarata: anche se non sono presentatori, ricercatori, esploratori o capitani di vedetta. Altrimenti è perculatio benevolentiorum. 4. Tutti possono giudicare, purchè dichiarino in base a quale sistema di riferimento lo fanno: anche se non hanno visto centomila quadri, non hanno mangiato centomila ristoranti, bevuto centomila cochecole. Altrimenti resta un dialogo tra greci che parlano il birmano e kenioti che parlano l'aramaico. 5. Tutti possono mettere votini votoni e votarelli, purchè condividano la tabellina in base alla quale li assegnano. Anche se non sono geometri, architetti, astrofisici o agrimensori. Altrimenti si chiama "Gioco della Morra". Ma più di tutto mi interessava riprendere in mano il discorso della cosiddetta Democrazia della Rete, per sollecitare il dibattito attorno ad un punto a mio avviso sottovalutato, anzi trascurato. Anzi: ignorato. La distanza della democrazia dall'anarchia è solo apparentemente breve. In realtà si fa enorme. Non tedierò con spruzzi di filosofia politica d'accatto: non ho letto centomila libri sul tema, per cui sarebbero semplici impressioni da improvvisato. Ma una cosa è certa: democrazia non significa che posso fare quello che mi pare. Democrazia significa esercitare in modo libero il proprio diritto di scelta su certi temi, secondo un sistema condiviso di regole, cui sono contrapposte sanzioni. Sono libero di andare dove voglio, ma devo seguire il Codice della Strada altrimenti prendo la multa. Ci sarebbe da pallarne per ore.

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