4 pilastri della food photography da conoscere (e qualche errore da evitare)
A maggio inizierà il primo workshop di Food Photography organizzato da Accademia ED e Cucchiaio d’Argento. Una quattro giorni che permetterà a molti appassionati e professionisti di immergersi nel mondo della fotografia dedicata al cibo. Non vogliamo fare spoiler, però ci è sembrato giusto farvi incuriosire, chiedendo a Francesca Moscheni, fotografa di fama internazionale nonché insegnante di questo corso, di svelare alcuni degli argomenti più succosi che verranno trattati, dando già qualche interessante anticipazione e qualche errore da evitare. Ecco cosa ci ha raccontato. 1- La luce.“La luce va capita”. In che senso? Che è fondamentale osservare la propria posizione rispetto alla luce e alla posizione del soggetto da fotografare. Cosa si scoprirà durante il corso? Per esempio che il controluce è poco usato in quanto difficile e spesso dà esiti pessimi. Però, se utilizzato nella maniera giusta, può dare invece degli ottimi risultati. Un errore che si fa spesso, è anche pensare che la luce frontale sia la soluzione ottimale per illuminare e descrivere bene un soggetto. In realtà chi lo pensa e chi lo fa sbaglia del tutto: la luce frontale nel food fa male, perché appiattisce. 2- La composizione: “Se uno mette quattro foglioline di basilico di solito ne bastano tre”. Si è soliti pensare che aggiungere degli elementi possa dare un valore in più alla narrazione, invece no. A seconda di come si posizionano nello spazio gli oggetti del set - dal piatto alla brocca d’acqua, dal bicchiere alla forchetta - per me vale sempre la regola del less is more. Anche nella composizione del piatto stesso: il tocco in più si ha quando viene tolto qualcosa e non aggiunto.
3- Il colore: “Non sottovalutare le palette della stessa cromia”. Senza dubbio è corretto seguire quelle astuzie che stanno sotto il cappello della storia del colore. Un esempio? Scegliere colori complementari, perché di natura si esaltano tra loro. Si sa, quindi, che su un pomodoro il verde di una fogliolina di menta o di basilico ne valorizza il rosso. Però non è sempre vero che le palette delle stesse cromie (come marroncino/marroncino più chiaro/castagna/sabbia) siano necessariamente loffie. Gli elementi con la stessa palette cromatica non sono meno forti di quelli che giocano sui contrasti alti, come per esempio il bianco & nero. 4- L’inquadratura: “Non sei tu che decidi l’inquadratura, ma è il cibo stesso a dirti quale vuole”. L’inquadratura dipende dal soggetto e dallo scopo che vuoi dargli. In questo momento l’inquadratura dall’alto va molto di moda. Lo zenitale piace a tutti, anche a me. Però non è sempre detto che vada bene, in quanto abbassa i volumi. Un carpaccio, per esempio, sarà sempre per forza in pianta, ma una torta di nozze no, sarà sempre in vista laterale. L’inquadratura è fondamentale per ciò che si vuole dire: se bisogna puntare l'attenzione sulla lievitatura di un croissant, allora lo scatto sarà frontale, ma se dello stesso croissant è da evidenziare la forma, la prospettiva cambia e la foto sarà dall’alto. L’errore più grande è forzare l’inquadratura: bisogna trovare il giusto equilibrio tra mode, gusti e il piatto come è fatto.
Perché sono importanti questi quattro fattori? Ciascuno di loro contribuisce a raccontare una storia che, secondo Francesca Moscheni, è quello che deve fare ogni foto, anche presa singolarmente. Se siete interessati ad approfondire questo argomento:
Durata del corso: dal 07/05/2021 al 15/05/202
Frequenza: 4 giornate
Lingua: Italiano
Posti disponibili: 15
Sul sito di Accademia ED trovate maggiori informazioni e il form per l’iscrizione al workshop.
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