Dalle etichette dei prodotti in vendita si ricavano un sacco di informazioni su come pensiamo e come mangiamo
A inizio pandemia il mantra più diffuso era ‘andrà tutto bene’, ma era molto popolare anche ‘ne usciremo diversi’, per qualcuno nella declinazione: ‘ne usciremo migliori’. Ancora non sappiamo come andrà, finora non ne siamo usciti, però, forse, ne usciremo migliori a tavola. Ce lo dicono molti studi: siamo più attenti all’ambiente, al benessere, all’origine di quello che mangiamo, considerandolo con rinnovato riguardo alle capacità nutritive che ha. Se da un lato abbiamo anticipato i trend del 2021 su cosa mangeremo e come vediamo come ci siamo mossi, al super, nel 2020.
Ce lo racconta l’ultima edizione della ricerca dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy, le cui analisi si fondano sull’incrocio di 100 variabili presenti sulle etichette dei prodotti – dagli ingredienti alle tabelle ai claim - con i dati Nielsen di venduto, consumo e di fruizione medi. Il rapporto fotografa l’anno terminato a giugno 2020 su un panel di 115 mila prodotti. L’analisi registra i fenomeni di consumo in Italia, i cambiamenti e le principali tendenze del settore. Si comprende facilmente il forte interesse per questi studi, visto il periodo che abbiamo attraversato e stiamo ancora vivendo, perché ci aiutano a comprendere se e come sono mutati i comportamenti degli italiani. Ci permettono altresì di valutare meglio la necessità di cambiamento da parte di tutti gli attori sul mercato: dai brand ai media.
Ma quali sono le principali tendenze?
Comprate italiano
Ce lo hanno chiesto tutti e lo abbiamo fatto, abbiamo posto maggiore attenzione all’acquisto di prodotti italiani. Intanto veniamo a sapere che sono oltre 21 mila (il 25,6% del campione) i prodotti alimentari venduti in super e iper che riportano nell’etichetta la loro italianità in modo chiaro. Ma come? Le opzioni sono diverse: la più diffusa è la bandiera italiana (e la più esplicita) riportata sul 14,9% dei prodotti venduti. A giugno 2020 la vendita dei prodotti con bandierina è stata del +5,3% rispetto al 19. Le modalità di indicare l’italianità più efficaci sugli scaffali dei super però sono 100% italiano e dop. Quest’ultimo si è confermato tra i più performanti, con un incremento del +12,3% delle vendite, una crescita stupefacente rispetto al +1,8% dei 12 mesi precedenti. E le regioni, come si piazzano? Tra le più segnalate in etichetta il primato resta al Trentino-Alto Adige, la più forte per giro d’affari, sempre per giro d’affari seguono Sicilia e Piemonte. Se sul Trentino-Alto Adige incidono le vendite di categorie come vini e spumanti, speck e yogurt, in Sicilia sono i sughi e i vini a primeggiare. In Piemonte: vini, formaggi freschi, carne, acqua minerale e latte.
10 e lode al Molise, la “regione dell’anno” la ricordiamo con fierezza al 37° posto fra le mete da visitare nel 2020 per il New York Times. Benché sia ultima nella classifica per giro d’affari di supermercati e ipermercati (0,1% di quota sul totale) e per offerta, in 12 mesi ha fatto un balzo in avanti crescendo del +28,7% sulle vendite. Si ringrazia la pasta di semola.
“Free from” is back
Ma è un “senza” che cambia, infatti, se al vertice per vendite continuano a esserci “senza conservanti” e “senza olio di palma”, non sono questi claim a crescere di più. In testa alla crescita si trovano: “senza antibiotici”, “ridotto contenuto di zuccheri”, “senza additivi” e “senza glutammato”. Claim che pesano molto meno sulle vendite ma manifestano una importante dinamicità. L’Osservatorio sottolinea inoltre che “Senza polifosfati/ senza aggiunta di polifosfati, senza latte/senza aggiunta di latte, senza uova/senza aggiunta di uova sono i nuovi claim del free from".
Rich-in (qualcosa in più)
Si tratta di quei prodotti che hanno una componente nutrizionali espressa in positivo, come “ricco di fibre” o “con proteine". Questi due registrano il primato come diffusione e quota di vendite, in particolare i prodotti che indicano proteine nell’etichetta sono cresciuti e di molto. Anche "Omega 3" è tra i claim più dinamici. E per il futuro si punta su “Magnesio, zinco e iodio”.
E il veg?
A conferma di quanto vi abbiamo raccontato in questi mesi (per esempio in Il 2020 è stato davvero l'anno della non carne) il claim “veg” cresce perché cresce la domanda: +7,2%+. Il suo giro d’affari supera 1,6 miliardi di euro con 4.200 prodotti a scaffale. Dinamico il claim “vegetariano”, che cresce bene sia in termini di vendite che di offerta. Vuol dire che abbiamo incrementato la nostra dieta vegetale? Due indizi non fanno una prova, certo è che di vegetale si parla molto anche sui media.
Una ricerca da approfondire
Il rapporto, a cui vi rimandiamo per un adeguato e interessante approfondimento, continua riportando il nostro interesse crescente per la cosiddetta categoria CSR ovvero Corporate social responsibility. Si tratta della famiglia di claim Cruelty free, Ecocert, Ecolabel, Fairtrade, Friend of the sea, FSC (Forest Stewardship Council), Sustainable cleaning e UTZ. CSR è il secondo claim più diffuso al mondo benché il giro d’affari resti stabile.
Ma qualcosa ci suggerisce che questa categoria ci darà soddisfazione in futuro.
Immagine di apertura tratta dal film Drive di Nicolas Winding Refn
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