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Ciaramicola: cos’è, storia, significato e ricetta del dolce pasquale di Perugia

pubblicata il 30.03.2026

Tra storia, simboli e tradizione, la ciaramìcola è il dolce pasquale che racconta l’anima di Perugia: una ciambella rosata e glassata che unisce cultura, fede e festa in un’unica, scenografica ricetta.

Che cos’è la ciaramìcola

Se passi da Perugia a Pasqua, la assaggerai: la ciaramìcola è il dolce pasquale per eccellenza della città umbra. Si tratta di una ciambella soffice dal colore rosato, più o meno acceso, ricoperta da una glassa bianca croccante a base di meringa e decorata con confettini colorati.

La presenza della meringa può offrire un indizio sulla sua evoluzione: questa preparazione si diffonde infatti in Europa tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, a partire da Meiringen, in Svizzera. Allo stesso tempo, la tradizione locale fa risalire il dolce a epoche precedenti: secondo alcune fonti, una versione della ciaramicola sarebbe stata proposta già nel 1490 in occasione delle nozze tra Giampaolo Baglioni e Ippolita Cenci.

Oltre all’aspetto scenografico, la ciaramìcola è un dolce ricco di significati simbolici, che unisce ingredienti semplici a un’identità culturale ben radicata. Non a caso, i colori richiamano quelli dello stemma della città, bianco e rosso.

Il nome, dall’etimologia incerta, sembra derivare da clara, ovvero “chiara” (in riferimento allo strato che ricopre il dolce), e mica, la cui variante miga, secondo la Crusca, indica “briciola, parte di pane” già in Boccaccio. Marilena Moretti Badolato, dell’Accademia Italiana della Cucina di Perugia, osserva che nel dialetto lombardo esistono clara per “chiara” e mica per “pagnotta”: un’ipotesi che si lega anche ai rapporti storici tra Perugia e il Ducato di Milano nel Quattrocento, sotto Gian Galeazzo Visconti.

Il dolce presenta inoltre varianti diffuse tra Toscana e Marche: la Treccani segnala forme come ciaramilla, ciaramìlia e ciaramìglia, riferite in genere a preparazioni a forma di ciambella.

Origine e storia della ciaramicola

Le origini della ciaramicola affondano nella tradizione popolare perugina e sono legate alla Pasqua, momento centrale del calendario religioso e agricolo. La sua preparazione è stata però associata anche ad altre occasioni importanti, come i pranzi di matrimonio, dove l’uso dello zucchero e di un liquore ricercato come l’alchermes ne sottolineava il carattere festivo.

Secondo alcune interpretazioni, la struttura stessa del dolce riflette l’organizzazione storica della città: sulla superficie si trovavano cinque rilievi, o “pinnacoli”, a rappresentare i rioni di Porta Sole, Porta Sant’Angelo, Porta Eburnea, Porta Susanna e Porta San Pietro. Al centro, nel foro della ciambella, era invece presente una croce realizzata con lo stesso impasto, chiaro riferimento alla Pasqua.

Resta costante nel tempo il suo valore di buon auspicio: si racconta che le giovani promesse spose lo regalassero ai futuri mariti come simbolo di unione felice e feconda.

 

Caratteristiche e significato dei colori

Tra gli elementi che rendono immediatamente riconoscibile la ciaramicola c’è il suo gioco di colori, che richiama sia l’identità della città sia il significato religioso della Pasqua.

  • Il rosso dell’impasto rimanda al colore simbolico di Perugia, dove uno scudo scarlatto fa da sfondo a un grifone argenteo; allo stesso tempo è associato al sangue versato da Cristo durante la Passione.
  • Il bianco della glassa richiama la purezza e la dimensione pasquale.
  • I confettini colorati introducono una nota festosa e legata alla primavera, evocando l’idea di rinascita.

La ricetta tradizionale della ciaramicola

Gli ingredienti

Gli ingredienti della ciaramicola sono semplici e tipici della pasticceria casalinga: farina, zucchero, uova, strutto o burro (sostituiti dall’olio nelle versioni più recenti per alleggerire la preparazione), alchermes (o altro liquore rosso), lievito per dolci e scorza di agrumi.

La glassa viene preparata come una meringa con albumi e zucchero a velo, mentre per decorare si utilizzano confettini colorati.

L’ingrediente più caratterizzante è senza dubbio l’alchermes: ma cos’è e perché si usa?

L’alchermes, o alkermes, è un liquore aromatico dal colore rosso intenso, a lungo molto diffuso nella pasticceria italiana. Il nome deriva da “cocciniglia”, l’insetto da cui si ricavava il colorante naturale utilizzato per ottenere la sua tipica tonalità.

Accanto alla cocciniglia, nella preparazione entrano alcool, zucchero e acqua di rose, insieme a scorze di agrumi e a un ricco mix di spezie — tra cui cannella, macis, chiodi di garofano, anice e cardamomo — che ne definiscono il profilo aromatico.

La lavorazione segue un metodo tradizionale: le spezie vengono lasciate macerare in alcool per ottenere una “tintura”, a cui si aggiungono acqua di rose, scorze o fiori d’arancia, zucchero e il colorante. Il composto viene poi fatto affinare in botti di rovere per alcuni mesi, prima della filtrazione e dell’imbottigliamento.

Per lungo tempo è stato un ingrediente comune in molti dolci, sia per il colore vivace sia per la sua nota aromatica speziata, come nel caso della zuppa inglese. Oggi è meno utilizzato rispetto al passato e compare raramente nelle preparazioni quotidiane, ma resta legato a ricette tradizionali come la ciaramicola.

In questo dolce, l’alchermes non ha solo una funzione tecnica, ma anche simbolica: contribuisce all’identità visiva e storica della preparazione, mantenendo un legame con la pasticceria di un tempo e con l’idea di festa, condivisione e primavera.

Ricetta ciaramicola
  • Preparazione 45 min
  • Esecuzione facile
INGREDIENTI
  • 500 g di farina 00
  • 4 uova a temperatura ambiente
  • 300 g di zucchero semolato
  • 120 g di burro fuso a temperatura ambiente
  • 160 ml di alchermes
  • 16 g di lievito per dolci
  • 1 cucchiaio di scorza di arancia grattugiata
  • 100 g di albumi a temperatura ambiente (circa 3)
  • 100 g di zucchero semolato
  • 100 g di zucchero a velo
  • diavoletti colorati
PROCEDIMENTO
1

Per preparare la ciaramicola per prima cosa dedicatevi all'impasto: in una ciotola montate le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Unite successivamente il burro fuso, a temperatura ambiente, e l'alchermes incorporandoli perfettamente.

2

Aggiungete la farina e il lievito setacciati e la scorza d'arancia grattugiata. Amalgamate molto bene e versate il composto all'interno di uno stampo da ciambella da 26 cm di diametro imburrato e infarinato. Livellate e cuocete la ciaramicola nel forno preriscaldato a 180°C per 45 minuti, verificando la cottura con uno stecchino che inserito nel dolce dovrà uscirne pulito.

3

Sfornate e fate raffreddare completamente. Nel frattempo preparate la meringa: in una ciotola montate con lo sbattitore elettrico gli albumi fino a quando inizieranno a diventare bianchi.

4

Aggiungete prima lo zucchero semolato a pioggia e, dopo 2 minuti, quello a velo. Continuate a montare fino a ottenere una meringa lucida e densa che non scendera più a filo. Distribuitela con un cucchiaio sulla superficie del dolce ancora all'interno dello stampo e cospargete con i diavoletti colorati. Infornate a 90°C per 35-40 minuti fino a quando la meringa si sarà indurita.

5

Sfornate la ciaramicola, fatela intiepidire prima di sformarla con molta delicatezza e servitela quando si sarà raffreddata completamente.

Varianti della ciaramicola

Come spesso accade per i dolci tradizionali, esistono diverse varianti della ciaramicola:

  • Alcune versioni utilizzano ingredienti leggermente diversi, come l’olio al posto del burro
  • Il grado di intensità del colore può variare in base alla quantità di liquore
  • In alcune preparazioni moderne l’alchermes viene ridotto o sostituito, pur mantenendo il colore caratteristico
  • La glassa può essere più o meno spessa, a seconda delle abitudini familiari
  • Oggi questo dolce è disponibile anche in versione monoporzione oppure in un pratico formato tipo plumcake, pensato per facilitare il taglio.

Curiosità e tradizioni legate alla ciaramicola

La ciaramicola non è solo un dolce, ma anche un elemento identitario:

  • È considerata uno dei simboli gastronomici più riconoscibili di Perugia
  • In passato era spesso preparata in casa, secondo ricette tramandate di generazione in generazione
  • Il suo aspetto decorativo la rende quasi una “scultura dolce”, pensata anche per essere esposta
  • In alcune occasioni, il dolce assume anche un valore affettivo, legato al dono e alla condivisione.

Come gustarla e conservarla

La ciaramicola si gusta tradizionalmente a colazione o a fine pasto durante il periodo pasquale.

Si conserva a temperatura ambiente per alcuni giorni, preferibilmente sotto una campana per dolci, in modo da mantenere la morbidezza interna e la consistenza della glassa.

Può essere accompagnata da bevande calde o vini dolci, secondo le abitudini locali.

Annalisa Musso

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