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Campionato Mondiale della Pizza 2026: cosa abbiamo visto a Parma

pubblicata il 17.04.2026

Siamo stati alla giornata conclusiva del Campionato Mondiale della Pizza e abbiamo osservato da vicino come sta cambiando uno dei simboli più riconoscibili della cucina italiana, tra ricerca sugli impasti, attenzione alla filiera e un’idea di pizzeria sempre più aperta e consapevole

Le finali del Campionato Mondiale della Pizza 2026

Ieri siamo stati alla giornata conclusiva del Campionato Mondiale della Pizza alle Fiere di Parma: una giornata dal ritmo serrato, in cui pizzaioli provenienti da 55 Paesi si sono sfidati a colpi di impasto. Dodici le categorie in gara:

· Pizza classica: Manolo Collovigh, Pizza 20e20, Udine

· Freestyle: Nicola Matarazzo, Pizzeria Manuno, Brescia

· Pizza senza glutine: Thomas De Silvestri

· Pizza in teglia: Ludovic Bicchierai, Gusto Pizza, Marsiglia

· Pizza napoletana STG: Ludovic Bicchierai, Gusto Pizza, Marsiglia

· Pizza in pala: Massimo Bruni, Pizza Chock, Ortona

· Pizza più larga: Daniele Pasini, Pizza Acrobatica, Imola

· Pizza a due: Giuseppe Villani (Ristorante Pulcinella, Iseo) e Gabriele Frati (Enogastronomia Equina Quinto Quarto, Travagliato, BS)

· Pizzaiolo più veloce: Daniele Pasini, Pizza Acrobatica, Imola

· World Pizza Teams: Team Six Warriors, Italia

· Triathlon: Nicola Sardella, Pizzerie Mr Berry’s, Teramo

A dispetto delle differenze e della competizione, si respirava un’atmosfera distesa ed è emersa chiaramente una missione condivisa: mantenere un legame forte con la tradizione, ma nel contempo uscire da un modello standardizzato di pizzeria. Il cliente oggi non cerca solo una buona pizza, ma un’esperienza da vivere.

Dai packaging intelligenti alla sostenibilità: i nuovi trend della pizza

Girando tra gli stand, ci siamo accorti che l’innovazione non si ferma a tecniche e impasti. Abbiamo visto soluzioni per il controllo dell’umidità, packaging più traspiranti e un’attenzione crescente alla comunicazione degli ingredienti anche fuori dal locale.

Grande attenzione è stata dedicata a delivery e take away, con soluzioni pensate per far arrivare la pizza a casa nelle stesse condizioni in cui esce dal forno. Good Morning Paper, per esempio, ha sviluppato un piatto goffrato volto a mantenere la pizza asciutta e preservarne la fragranza. I rilievi sul fondo sollevano la pizza dal cartone, permettono all’aria di circolare e riducono la condensa, evitando che l’impasto si inumidisca.

Centrale - anche all’interno dei vari talk e workshop - è stato il tema della sostenibilità. Non si è proposto solo di ridurre gli sprechi, ma di ripensare completamente il lavoro in cucina. L’obiettivo è di arrivare a non buttare più nulla: bucce, scarti vegetali e parti meno utilizzate diventano ingredienti per polveri, essiccazioni o basi aromatiche. Spezie e aromi che sono stati a loro volta oggetto di studio, per capire come utilizzarli per valorizzare gli altri ingredienti senza coprirne il gusto.

Si è parlato molto anche di tracciabilità. Il grano oggi non è più solo una materia prima: ha una provenienza precisa, documentata, con una vera e propria “carta d’identità” che accompagna il prodotto fino all’impasto.

Pizza e vino: il ritorno di un abbinamento storico

Diversi sono stati anche i momenti di degustazione e show cooking. Tra i più interessanti cui abbiamo partecipato c’è stato quello dedicato all’abbinamento tra pizza e vino come alternativa alla classica birra. Una proposta che sta tornando di tendenza negli ultimi anni, ma che in realtà affonda le radici nella tradizione: quando nacque, la pizza napoletana veniva servita con un vino rosso frizzante.

È stata proposta una degustazione con protagonista una pizza con impasto al nero di seppia affiancata da un rosé della cantina trevisana Sutto. Il rosé, con la sua acidità e la componente aromatica, pulisce il palato e alleggerisce la percezione dell’impasto.

Emerge così un chiaro cambio di prospettiva. La pizza non è più necessariamente legata a una sola bevanda, ma può dialogare con una carta vini, a patto che ci sia alla base un lavoro di selezione ad hoc e che venga correttamente comunicato al cliente.

Ritorna qui il tema dell’esperienza: non si tratta di sostituire abitudini consolidate, ma di ampliare le possibilità per il consumatore ed educarlo a una scelta consapevole.

Debora Vitulano

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