Attualità

Taste of Milano 2011: the day after

pubblicata il 20.09.2011

A 24h dalla conclusione di Taste of Milano, recuperato quel minimo di giri in grado di far procedere il motore senza ingolfarsi e spegnersi, è più umano provare a tratteggiare alcuni aspetti di quella che è a tutti gli effetti la kermesse (ovvero sagra) della gastronomia meneghina più vicina alla città. L’idea iniziale era quella di provare a fare da "cronista d’assalto" infiltrato nelle retrovie, una sorta di inviato speciale arruolato tra le truppe che potesse dare lo spaccato della vita vera tra i ranghi. Purtroppo il paragone del reporter  di guerra è stato fin troppo azzeccato, in una manifestazione meravigliosa che purtroppo ha avuto, per il secondo anno consecutivo, la sfortuna di essere colpita da piaghe meteo bibliche, e per giunta "temporizzate" sugli orari di punta. Ma andiamo con ordine. Per chi non sa cosa sia Taste of Milano, si tratta di uno spazio all’aperto allestito gli stand-cucina di 20 dei migliori ristoranti milanesi in cui gli chef sono fisicamente presenti per preparare e raccontare 3 piatti porzionati in formato assaggio e venduti a prezzi da sagra, a cui si aggiungono vari stand di leccornie gelatarie e dolciarie, oltre che spazi degustazione vinicoli (ulteriori approfondimenti su web). Taste porta nel nome la matrice di origine anglosassone, giacché l’idea dell’assaggio popolare della cucina gourmet come momento di festa paesana è nata a Londra qualche anno fa. Dal mio privilegiato punto di osservazione posso dire che Taste è forse il momento annuale più conviviale e coinvolgente per tutti gli appassionati di cibo: un turbinio di sapori e gusti differenti, fatto dell’immediatezza assolutamente estiva del libero pascolo tra volti e piatti, dove poter stringere la mano a cuochi di carne, ossa e sorrisi ben lontani dalle figure mitologiche di mediatica appartenenza. E a tal proposito censuro subito le controproposte della minoranza dell’indoor, seguite alla pioggia copiosa che ha clamorosamente infierito sulle giornate appena trascorse, avendo cura di smettere nelle ore di chiusura al pubblico per ricominciare puntuale alla riapertura dei cancelli, che ha fatto strage di visitatori e precipitato l’umore degli staff in attimi di vero sconforto. Per la prima volta in vita mia ho sentito un altoparlante squillare “si prega di evacuare l’area!” e ho potuto vivere da vicino le imprecazioni degli espositori, quando gli energumeni della sicurezza hanno fatto sgombrare l’Ippodromo milanese per la tromba d’aria, senza specificare che appena confermata la messa in sicurezza si sarebbe riaperto. Dopotutto nelle cronache mondane dei gastroaddicted l’aspetto tecnico viene quasi sempre ignorato, specie quando su blog e social network si fanno largo le foto degli chef sorridenti che brindano tra loro e con i loro ospiti. Quindi molto in sintesi sottolineo che il fattore “C” per le calamità naturali è determinante, e si unisce a mesi di preparazione per la definizione del menu, l’approvvigionamento della materia prima, preparazione delle basi per circa 3000pasti in 4 giorni, l’organizzazione dello staff, la comunicazione, e soprattutto tanto training autogeno e accensione di ceri votivi. L’idea Taste è geniale e a dir poco ecumenica, perché consente a chiunque di provare "aforismi di cucina" senza l'intera opera da svariate decine di euri del menu à la carte. Tra l'altro le porzioni sono studiate per consentire numerosi assaggi, ognuno da una manciata di ducati (da 1€), anche definiti dagli avventori Petrodollari per la loro inconvertibilità. Perché alla fine girare con i ducati era come giocare in un tabellone gigante e tridimensionale di Monopoli culinario, zampettando da un sushi ad un risotto alla milanese passando per pappa al pomodoro e pizza fritta alla napoletana, alla ricerca del proprio personale Parco della Vittoria.  C'è una  fortissima componente emozionale ed esperienziale, l'effetto gioco è inebriante e ogni tappa suscita appagamento e sorpresa: già, perchè il livello medio delle preparazioni è decisamente alto e solo i più puntigliosi con aspirazioni da Anton Ego hanno osato bloggare vere critiche ai piatti. L'aspetto più divertente da dietro le quinte era vedere la preparazione dei visitatori, la maggior parte dei quali aveva diligentemente stampato da web i menu ed evidenziato propedeuticamente le proprie scelte per procedere con un certo criterio, per poi mandare all'aria i programmi affidandosi al mood della scoperta, solleticato dai profumi delle cucine. I più hanno fornito una personale classifica dei favourites e anche io voglio concludere così il mio ricordo di Taste 2011, complice l'aiuto di un fotografo vero che sfidando "l'acqua a catinelle dal cielo a pecorelle" si è prestato ad immortalare la top five dei miei assaggi preferiti: Finger's - Tagliatele di Seppia al miso con alga nori e Sashimi di salmone con riso e salsa olandese : indimenticabile la consistenza delle tagliatelle di seppia che si confondeva con quella dei germogli di soia e giocava con l'alga nori croccante  e la voluttuosa sensazione della salsa olandese su un salmone in formato orientale Ernst Knam - La Tris di Knam al cioccolato, salsa all'arancia, passione ed Asti spumante DOCG: l'essenza del dessert perfetto Nicola Cavallaro - Oca in onto (presidio slow food)con purè di patate allo zenzero: un concentrato di sapore di antica memoria con una delicata scintilla di zenzero ad esaltare la carne dell'oca Trussardi alla scala - Raviolo con crema di riso allo zafferano e popcorn di maiale: inebriante la persistenza dello zafferano cremoso che si scioglie nel bottone di pasta, preciso e indelebile

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