Attualità

Mi manda Rino

pubblicata il 06.02.2013

Sono vere e proprie stelle del firmamento della frutta gli agrumi, che la stagione invernale ci regala copiosi. Scrigni arancioni e gialli di profumi, sapori e salute. Ma anche di buonumore, tanto che una delle virosi più pericolose degli ultimi anni per queste piante prende il nome di tristezza: rallenta la crescita, le foglie ingialliscono e cadono, e la pianta inizia ad avere difficoltà ad assorbire l'acqua attraverso le radici, fino alla morte. Gli agrumi (genere Citrus) sono piante originarie dell'Asia centrale, da cui si sono diffusi grazie all'intervento dei babilonesi prima e degli arabi poi. Il primo di cui si hanno notizie pare essere il cedro, coltivato sin dal VII secolo a.C. nell'attuale Iraq, poi portato in Grecia da Alessandro il Grande. In Italia furono gli Ebrei a portarlo, fra i primi a utilizzarlo e che contribuirono alla sua diffusione nel bacino del Mediterraneo. Dell'arancio abbiamo già parlato, mentre possiamo dire che il mandarino è arrivato in Italia a Palermo solo nei primi anni del diciannovesimo secolo: relativamente tardi. Il più aristocratico di tutti questi frutti è senza dubbio il mandarino (Citrus reticulata), il cui nome deriva dal colore dell'abito dei dignitari di corte cinesi, impegnati a decodificare i messaggi che arrivavano dalle stelle e trasmetterli all'Imperatore. Furono i portoghesi, di nuovo loro, a coniare mandarim, partendo dal sanscrito mantrim (ministro) a sua volta derivato da mantra. Un'origine decisamente nobile, tanto da far parte dei tributi che venivano versati all'Imperatore cinese. Lo si riconosce dal profumo, inconfondibile, penetrate e intenso, che per anni ha profumato le cucine di tutta Italia: le nostre nonne usavano infatti mettere qualche buccia di questo frutto sopra la stufa. Ma lo si distingue dal fratello minore clementina anche per l'aspetto: buccia più rugosa e meno aranciata, aspetto più appiattito. La clementina (Citrus clementina), assomiglia molto di più come profumi e gusto all'arancia, con un ottimo equilibrio fra acido e dolce. È una specie autonoma, probabilmente derivata da una mutazione che si è mantenuta nel tempo, anche se spesso viene comunemente chiamata mandarancio. Quest'ultimo in realtà è un nome generico dato a una serie di incroci presenti sul mercato, e che viene spesso attribuito anche alle clementine sui banchi della frutta. Il chinotto (Citrus × myrtifolia) è  una pianta quasi esclusivamente italiana, che ha lunga tradizione in Liguria (Savona), Toscana, Sicilia e Calabria. Il frutto è piccolo, dal sapore molto amaro, che ne rende difficile il consumo tal quale. Viene infatti normalmente lavorato e utilizzato in amari e bevande, fra cui l'omonima bevanda gassata, ancora oggetto di ricerca per pochi appassionati. Il cedro (Citrus medica), come dicevamo è probabilmente il più antico degli agrumi. Il frutto è molto grande, rugoso, ruvido, composto per buona parte di buccia, che viene candita e rientra in un gran numero di dolci della tradizione, primo fra tutti il panettone. Anche in questo caso non possiamo non citare la famosa Cedrata, bibita gassata un tempo molto in voga, oggi un po' vintage, se mi permettete il termine. Da esso deriva il limone (Citrus limon), frutto di un probabile incrocio secoli fa con il pomelo, divenuto poi specie autonoma e giunto fino ai giorni nostri. Lo stesso si può dire per il pompelmo (Citrus paradisi), solo che in questo caso il pomelo si è incrociato con l'arancio amaro. L'elenco degli agrumi sul mercato sarebbe poi lungo: mapo, bergamotto, lime, kumquat e via dicendo. Ma vi lascio con un'ultima novità: il Tacle. Un incrocio fra clementine e arancio tarocco nato in Italia nel Centro di ricerca per l’agrumicoltura di Acireale. Brevettato nel 2011 sta facendo la sua prima timida comparsa sui mercati. Immagine: tOrange

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