Attualità

La carica del fico

pubblicata il 24.07.2013

Il fico è un albero e un ricco di storia e di tradizioni, tanto da spingere alcuni a dichiarare che fosse il vero frutto proibito del paradiso terrestre. Si tratta infatti dell'unica pianta dell'Eden menzionata nella Genesi, le cui foglie vennero utilizzate da Adamo ed Eva come cinture per coprire le proprie nudità, una volta cacciati da Dio. Ma il fico viene citato più volte nella bibbia: come simbolo di prosperità e di serenità, come veicolo di conversione e rimedio, come simbolo del tempo supplementare che viene concesso agli uomini per raggiungere la fede, nella parabola del fico sterile. Ma non è solo il cristianesimo ad appropiarsene. Il fico è un albero sacro per buddisti e musulmani, oltre che essere stato sacro al dio Dioniso nell'antica Grecia e a Priapo, dio della sessualità. La sua importanza era tale che ne fu vietata l'esportazione, su cui vigilavano i sicofanti (letteralmente rivelatori di fichi) che avevano il compito di individuare i contrabbandieri. Ma ne erano ghiotti anche i romani e il suo nome ricorre anche in Dante e Leopardi. Un vero e proprio VIP dei frutti insomma. Il fico prende il nome botanico di Ficus carica e appartiene alla famiglia delle Moraceae. La sua origine è da ricercarsi nel Medio Oriente, da una antica regione chiamata Caria, da cui sembra derivare anche il suo nome. Ne esistono due sottospecie: il Ficus carica sativa, ossia il fico domestico che tutti siamo abituati a vedere in campagna, e il Ficus carica caprificus, cioè il fico selvatico. Quest'ultimo cresce su terreni sassosi e soleggiati, meglio se esposti a sud, e ha la particolarità di venire impollinato da un particolare insetto, un imenottero, che entra nel fiore per deporvi le uova. Le sue dimensioni arrivano anche ai 10 metri di altezza e sviluppa una chioma molto espansa se lasciato libero. Il fico produce il siconio, un falso frutto che contiene gli acheni, quei piccoli granellini che si incastrano fra i denti, che rappresentano il vero frutto. I siconi sono facilmente distinguibili in due grandi famiglie. quelli a buccia viola e quelli a buccia verde. La colorazione dipende esclusivamente dalla cultivar coltivata. Così come dalla cultivar dipende il numero di frutti che una pianta produce nel corso dell'anno. Vi sono infatti le cultivar unifere, che producono solo una volta all'anno, normalmente a primavera a partire dal frutto formatosi l'anno precedente. Vi sono poi le cultivar bifere, che invece producono due volte all'anno: in primavera i cosiddetti fioroni, o fiori di fico, derivati anch'essi dai frutti formatisi l'anno precedente sulla pianta, e i fichi veri e propri, o forniti, che invece si generano e maturano nell'arco dell'anno. La raccolta di questi ultimi avviene normalmente in estate. In alcune zone del sud vi sono anche cultivar trifere, che permettono tre raccolti diversi durante l'anno, l'ultimo dei quali in autunno. In cucina si consumano freschi - interi, a tocchettini, nella macedonia, con il prosciutto - oppure essiccati. L'essiccazione può avvenire in parte sulla pianta o completamente dopo la raccolta. Nel primo caso, in condizioni di buon soleggiamento, sono sufficienti 6-8 giorni per giungere al completamento del processo dopo la raccolta, nel secondo invece parliamo di 12-15 giorni. Fra i due tipi di fichi vi sono molte differenze nutrizionali, in quanto i fichi secchi concentrano molto le sostanze minerali, le vitamine e ovviamente gli zuccheri. Ne risente anche l'apporto energetico: se 100 grammi di fichi freschi apportano circa 50 kcal all'organismo, con quelli secchi arriviamo a 300 kcal. Al sud vengono utilizzati anche per produrre quello che comunemente viene chiamato miele di fico, ottenuto dalla bollitura molto prolungata dei frutti con l'aggiunta di un po' d'acqua. Se ne ottiene uno sciroppo denso, scuro e molto aromatico, utilizzato normalmente in pasticceria. Immagine: On journey with he hylleans

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