Attualità

Identità Golose 2013, e la retroavanguardia.

pubblicata il 13.02.2013

Ogni anno Paolo Marchi e i suoi diventano più bravi a coagulare attorno a pochi atomi di pensiero un forza d'attrazione degna di una supernova. Centinaia di migliaia di decinaia di visitatori si sono accalcati per vedere le cookstar abbronzarsi alla luce dei riflettori, per scroccare un piattino (riciclabile) di qualcosa, un bicchiere di qualcosa, una stretta di mano, una foto ricordo. La formula è conosciuta, il prodotto è consueto, il risultato è previsto: Gattamelata non è la strada delle rivoluzioni, e nemmanco il barbuto tycoon di IG se lo è mai sognato. Così per mettere un po' di pepe - che ne avrei voluto di più anche nella cacio e pepe - stimolo il dibattito con il giochino più antipatico che c'è: i buoni e i cattivi. Mi piace e non mi piace. Dislcaimer: no, non ho visto tutto, non ostante il Cucchiaio avesse ben quattro inviati ben distanziati, mancherà qualcosa. Ma siamo ragazzi di campagna, e facciamo quel che possiamo. Cose Che Mi Sono Piaciute. - Il rigore teutosardo di Sergio Mei. Che siccome ha capito che nel suo contratto non c'è scritto che deve per forza piacere a grandi e piccini va lì e fa la sua cosa, precisa, decisa, concisa. E la fa benissimo. Uno strepitoso filindeu bianco e nero con brodo di mare e crostacei, raccontato con tante parole quante ne servono per avvisare che in casa c'è un cane cattivo. La fregola - Fabio D'Uffizi precisa: su soccu - rimane un po' lì, ma l'Executive è riuscito a non pronunciare mai la frase "tradizione e innovazione". - L'adrenalina di Cristina Bowerman, che attraversa la sua fermentazione come un ferro da calza rovente, senza perdere una briciola di concentrazione nè un secondo di tempo. Certo, di minuti gliene ruberanno, e gli spaghetti resteranno rigidi come cardellini a primavera: ma la compressione del tempo pare essere faccenda assai più complessa della compressione di pasta e fagiuoli. - I quattro assaggi di pasta di Felicetti, alle marmitte Davide Scabin: ma questo non vale, perchè il produttore di Predazzo potrebbe farmi anche lo Smörgåsbord che dire ugualmente "buono". Però, però, però: dopo aver maltrattato la pasta in tutti i modi, eccoci tornati ad aver voglia di mangiare: ragù, cacio e pepe, pomodoro e mozzarella, curry (uh!). Ecco, Felicetti e la retroavanguardia: ma quella senza retorica. - Il dessert di pasta di Alessandro Gilmozzi. Che mi piace perchè non la fa lunga, si mette lì e cucina. Inaudito eh, un cuoco che cucina. Prova riprova, cerca una sua via alla piacevolezza che non necessariamente passa attraverso la consuetudine. La Storia. - Lo spaghetto con la colatura di Alici di Cetara di Pasquale Torrente allo stand del Pastifizio dei Campi. Credo che in verità Giuseppe di Martino si sia fatto un pastifizio su misura per fare la pasta come pare a lui per mangiarsela lui. A onnicomprensiva ragione. - Carlo Cracco. In forma, privo di qualsiasi falsa pelosità dice le cose come stanno, con una ironia sottile che prende un po' in contropiede, favorevolmente. Il suo piatto "acidità" mi pare un bell'esercizio di stile, ma è raccontato proprio bene. Cose che non mi sono piaciute - La retorica della retroavanguardia. Tutta questa tensione a cercare un modo digeribile per dire torniamo indietro per andare avanti. L'oracolo della trattoria, la crisi, il soldo. Alla fine restano solo due tipi di cucina: quella buona e quella grama, diciamocelo. - I cuochi come rockstar. In effetti vedere i cuochi camminare attorniati dalle guardie del corpo e dai groupies come Mick Jagger fa un po' ridere, e dà la misura della percezione distorta del mestiere di cuciniere. Un modesto successo in giovine età non è ancora il passaporto per l'eternità, ragàz. - I ritardi. Forse è il caso di cominciare a pensarci. - Licia Granello e il Gusto delle Donne. "Il vino è seduzione, la seduzione comincia dalla testa". Tutto sommato mi sono sentito arricchito da questa nozione, scaturita durante la presentazione di un libro dedicato a donne che ce l'hanno fatta. - L'invasione di wannabe entusiasti: gli ultrawannabe. In effetti non c'è niente di male a partecipare per la prima volta al Congresso di Cucina ed essere -ancora- affascinati dal glam del cooksystem. Però, come dissero i saggi, est modus in rebus. Altra cosa è il ragazzo della Scuola che chiede a Davide Scabin di autografargli la maglietta. Il mito è il mito, e mi piace. - L'autoreferenzialità che avvolge un po' tutte le sale: dai naturisti che spiegano che il naturismo è il più bello, i futuristi che propalano il futuro, i tradizionalisti che proprugnano la tradizione. Ecco, mi è mancata una parola costruttiva per la gestione dei locali: delle cantine, del cliente e - ahimè - della comunicazione. Che i tempi sono racchi, e il piatto non è che una delle tante componenti. - Non mi è piaciuto perdermi Beppe Palmieri. Ma è tutta colpa mia. Ecco, ho formattato le foto, le mando nello slider. C'è un po' di roba, per chi l'ha visto e per chi non c'era [e per chi quel giorno lì inseguiva una sua chimera, op.cit.].    

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