Attualità

Identità Golose 2014 | Daniela Cicioni, la cucina vegana

pubblicata il 10.02.2014

Nel 2014 si va a sentire un talk sulla cucina vegana un po’ come se si andasse ad assistere a un musical: ci si aspetta lo stacchetto improvviso, si fanno ipotesi improbabili sulle canzoni, si ride un po’ imbarazzati quando i protagonisti attaccano il coro.
Quando Daniela Cicioni, cuoca freelance che dal 2007 fa consulenze e corsi sulla cucina vegana e crudista, ieri si è presentata sul palco di Identità Golose c’è stata una fortissima curiosità: in fondo, quando si parla di cucina vegana le persone, per quanto del settore, non hanno sempre le idee molto chiare. Ed è stata una sorpresa l’accoglienza del suo intervento, nettamente positiva e per alcuni folgorante, nonostante abbia intervallato ricette semplicemente buone a discorsi non proprio lineari su enzimi e leucocitosi.Identità Golose, decima edizione, tema: Una golosa intelligenza. Come sempre c’è una parte del congresso che adatta opportunisticamente i suoi piatti al tema dell’anno, chi si applica perché la lezione sia coerente e chi per vocazione di percorso è in grado di strutturare talk e ricette che appaiono in osmosi con il claim del convegno: la maggior parte di quello che accade nelle sale di Identità Naturali risponde all’ultima descrizione, perché le istanze di chi acclama una scelta più vegetale e leggera seguono il percorso gastronomico di molti chef, e sono già tendenza.I cuochi che animano Identità Naturali, come Daniela Cicioni, hanno spesso il sapore di spontaneità, e conquistano subito: siamo tutti alla ricerca di qualcosa che ci faccia stare bene e meglio, e se questo passa attraverso il cibo, beh, tocca stare attenti e ascoltare. La Cicioni ha presentato tre ricette vegane e crudiste: i fermentini, ossia dei composti fermentati a base di semi di zucca ammollati, frullati e fatti stagionare insieme a coperture di erbe e semi di vario tipo; il seitan, qui proposto in un’insolita versione in cui il glutine viene mescolato con la farina di legumi per alleggerirlo e frullato con della cipolla cotta col marsala, per dare uno sprint di sapore; un dolce a base di ingredienti ricchi (anacardi, olio di cocco estratto a freddo, noci) con un segreto: gli ingredienti calorici, mangiati crudi, sono più assimilabili.Le indicazioni di massima sono preziose: i cibi cotti a pranzo stimolano la sonnolenza: il tempo di preparazione delle diverse parti delle ricette sembra lunghissimo ma si tratta di programmarle temporalmente, e poi quello che prepari si conserva per mesi; l’ammollo rende tutto più digeribile.I commenti della Cicioni sono positivi, prima di tutto per il gusto: la cucina vegana, sorpresa, è buona e appagante. Tocca crederle anche perché il suo percorso non è partito da motivazioni etiche e ambientali, o da valori astratti ma da un periodo di forte malessere fisico: con il percorso di avvicinamento a questo tipo di cucina ha risolto i suoi problemi, senza far patire la gola. Lo sostiene spesso durante la lezione: verificate su di voi, informatevi, imparate a leggere i sintomi e scegliete il percorso che è adatto a voi.Quando le chiedo cosa farà tra un anno, la sua risposta conferma quell’impressione di equilibrio: dice che continuerà a fare formazione e consulenza, e che per quanto desideri un posto suo la cosa più importante è preservare una quota di tempo da destinare a sé. Sembra un po’ il desiderio di molti, chissà se la cucina vegana non sia il primo passo per farlo diventare reale.

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