Attualità

Autochtona 2013 | Appunti a margine di un evento del vino

pubblicata il 25.10.2013

Autochtona è una manifestazione dedicata al vino in una particolare accezione: quella dei vitigni indigeni. E' una distinzione di campo non banale, perché non pochi commentatori individuano proprio nella grande varietà ampelografica il valore differenziale dell'enologia italiana. Il Cucchiaio d'Argento era presente in varie occasioni. Tiriamo le somme delle occasioni più importanti.
1. Incontro Vinarius - Comunicare il vino (indegnamente moderato dal sottoscritto).
Alessandro Franceschini relaziona su alcuni importanti numeri del mondo del "vino naturale" largamente inteso, senza eccessive ubriacature di definizioni, racconlti in un importante libro-documento, il primo del genere: "Il Vino Naturale". Interessante sapere che i produttori di questa categoria sono 771, che coltivano poco più dell'1% del terreno vitato e producono poco meno dell'1% delle bottiglie totali.  Giovanni Corazzol, editor di Intravino, una delle voci più seguite e più anticonformiste del vino "raccontato", racconta la sua esperienza di storyteller: più interessante la categoria dei vini naturali per la particolarità dei personaggi che lo abitano. Importante testimonianza di lavoro quotidiano di Mototsugu Hayashi, sommelier di lungo corso in grandi Tavole, che dice delle particolarità della proposta "Naturale". Ancora dati da Andrea Terraneo, presidente di Vinarius: meno del 10% dei clienti d'enoteca chiede "vini naturali", e oltre il 40% li chiede parlando di solfiti. Alla fine sarà questo l'inevitabile centro d'argomentazione. Francesco Bonfio, enoteca Piccolomini a Siena, racconta di un percepibile scollamento tra critica e comsumatori, che hanno altre sensibilità ed altre esigenze.
2. Assaggi. Nel recinto delle grida, per usare un desueto termine borsistico, tanti produttori con le loro esperienze: difficile raccontarle tutte evitando il rischio-elenco telefonico. Ricorderemo Fongaro con i suoi Metodo Classico da uve Durella a lungo riposo: da 36 a 60 mesi sui lieviti. Interessanti esperienze che raccolgono nelle bottiglie non dosate i caratteri di quest'uva: asciutti, nervosi, tesi, convinti. Dalla Calabria l'azienda Malaspina porta tutti i suoi vini generosi e "caldi", tra i quali s'apprezzano - tra gli altri - il Palizzi IGT Rosso, da Calabrese Nero e Nocera, bell'esempio di vino quotidiano di quelle latitudini; e il seducente Pellaro, un asciutto IGT Rosso da Nerello Cappuccio e Nocera che colpisce per la sua austera eleganza e il nerbo indomito. Menzione per il banchetto della Valle d'Aosta, presente con 12 bottiglie anche interessanti: stellina per il Muscat Petit Grain di D&D, un vino di grande personalità pur nella chiara appartenenza. Impegnativi ma avvincenti gli assaggi dei rossi autoctoni come il Fumin e Cornalin, poi protagonisti anche del contest bolzanese.
3. Fabrizio Gallino, sanguigno e romantico cantore delle cose enoiche della Valle, oltre a mescere con polso fermo gli assaggi valligiani, presenta anche la sua prima fatica letteraria su carta e inchiostro, dopo il lungo viaggio tra i pixel alcoolici di Enofaber: Vino in Valle, un volume quasi-completista dedicato al vino (ma non solo) della Valle d'Aosta. Pagine scritte più da indigeno che da visitatore, con il tratto del coinvolgimento a tutto tondo.
4. Concorso Autoctoni che passione, indegnamente in giuria il sottoscritto tra ben altrimenti auguste papille. Alla scoperta di vitigni sconosciuti - Uva del Tundè, Ambrostine, Pugnitello, Ucelet - e espressioni inconsuete, alla fine sono premiate le bottiglie su cui convergono i commenti più positivi: anche per mio conto l'Ucelet Passito Dolce di Castelcosta 2009 è una bella piccola scoperta. Esperienza interessante anche il confronto di prodotti così eterogenei: risultato, voglia di approfondire al di là dell'elenco dei vincitori.

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