Sebbene le case di oggi siano tutte riscaldate, il calore della zuppa e il fil di fumo che sale dalla sua scodella continuano ad essere un richiamo doppiamente piacevole. Piace, in senso gastronomico, il sapore in se stesso della zuppa calda. Consola emotivamente il suo tepore che, è il caso di dirlo, scioglie la tensione fisica e mentale. Così, ecco salire non solo dalle pentole di casa, ma anche da quelle degli chef il rassicurante “borbottio” delle zuppe che il passare del tempo ha riveduto e corretto più volte.
Dalle rustiche fette di pane annegate in brodi più o meno finti alle zuppe di verdure più o meno ricche; da quelle dense e vellutate di legumi a quelle sugosissime di carne sfinita dalle lunghe cotture; dalle altre di pesce, prima composte da scarti poveretti del pescato e poi dai pesci migliori e più preziosi.
Ecco, dunque, ventaglio di sei zuppe che Il Cucchiaio d’Argento ha scelto per i suoi visitatori. Una zuppa di antica memoria come quella di legumi e cicoria; una particolare come la zuppa di lattughe ripiene; quella straordinaria valdostana che vuole un recipiente di coccio riempito a strati di risotto, burro e fontina e l’altra altoatesina di gulasch con il manzo speziato alla paprica e al kummel che cuoce nel brodo e infine si addensa con l’aggiunta delle patate; e poi la proposta di una zuppa dal sapore forse azzardato, barbabietole e yogurt, da consumare con crostini di pane; infine, la zuppa di pesce all ’arancia il cui succo pervade meravigliosamente pesci come lo scorfano, il nasello, il merluzzo, molluschi come i calamari e le seppie, non mancano gli scampi e le vongole.
Che cosa può volere di più la nostra gola? Delle sane fette di pane abbrustolito per ogni tipo di zuppa.