Perché si chiama così, cosa c’è dentro e come si usa: 5 risposte per conoscere il seitan
Spesso usato per sostituire la carne, questo alimento arriva dalla Cina ma si chiama con una parola di origine giapponese: qui rispondiamo alle principali curiosità che lo riguardano.
È fra le più diffuse e utilizzate alternative agli alimenti di origine animale, soprattutto come sostituto della carne, ma intorno al seitan aleggia ancora oggi un’aura di mistero: com’è fatto? Che cosa c’è dentro? Da dove arriva, e perché si chiama così?
Di seguito rispondiamo alle 5 domande più diffuse sul seitan, per imparare a conoscerlo meglio ed eventualmente provare a utilizzarlo in cucina (qui ci sono 9 ricette per iniziare).
Perché il seitan si chiama seitan?
La parola seitan risale agli anni Sessanta del secolo scorso, anche se l’uso del seitan è conosciuto sin dal 500, ed è di origine giapponese, anche se questo cibo era inizialmente diffuso soprattutto in Cina. A inventarla, nel 1961, sarebbe stato il professor George Ohsawa, ritenuto dai più il creatore della dieta macrobiotica: combina i kanji sei e tan, che significano fresco (o crudo) e proteine.
Cosa c’è dentro il seitan?
C’è soprattutto glutine, estratto dalla farina di farro, di grano tenero o anche di grano Khorasan (cos’è?): leggenda vuole che venne inventato in Cina per cercare un’alternativa al tofu. Si parte da un impasto di farina e acqua che viene sottoposto a lavaggi e risciacqui per eliminare l’amido e le parti solubili e poi cotto in un brodo di acqua, salsa di soia, alga kombu e sale. Il prodotto finito è un composto spugnoso cui può poi essere data la forma desiderata.
Qual è il sapore del seitan?
Dal punto di vista della consistenza, il seitan ricorda molto la carne, anche nella masticazione. Lo stesso vale per il sapore: la combinazione degli ingredienti che lo compongono fa sì che abbia un gusto umami, che è appunto quello tipico della carne (o dei funghi). In cucina, gli impieghi sono più o meno simili: si può fare alla piastra, come fosse una bistecca, ma anche usare per il ragù, gli stufati, gli hamburger e le scaloppine. È precotto, dunque si può anche consumare da freddo, tagliato a pezzetti per insaporire e arricchire (per esempio) un’insalata.
Quante volte a settimana si può mangiare il seitan?
Non ci sono indicazioni precise o scientificamente affidabili, ma vanno considerati due aspetti: il fatto che il seitan abbia un altissimo contenuto proteico (non per niente, il suo nome significa proteine fresche) e il fatto che sia a base di glutine. dunque è assolutamente controindicato per chi è affetto da celiachia e sconsigliato per chi è intollerante a questa sostanza. Un consumo che non superi le 2-3 volte alla settimana può essere accettabile.
A cosa fa bene il seitan?
Allo stesso modo, il fatto che sia molto ricco di proteine e insieme povero di grassi (appena l’1,5%) può essere considerato un vantaggio nelle diete che puntano ad abbassare il colesterolo. Se lo si usa come sostituto della carne, va ricordato che è carente di vitamina B12, di ferro e anche di lisina, un amminoacido essenziale per il nostro corpo, che però può essere recuperato accompagnando il seitan con altri alimenti che lo contengono, come i legumi. Quanto alle calorie, sono circa 130 kcal per 100 grammi.
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