Esce Il Bicchiere d’Argento, 500 vini d’eccellenza da provare almeno una volta nella vita
Arriva il 28 ottobre il nuovo volume del Cucchiaio d'Argento. Ve lo presentiamo con un estratto in anteprima: parte dell'introduzione di Luca Gardini, wine critic di fama mondiale, che ha collaborato alla realizzazione di questo libro tutto dedicato al mondo del vino made in Italy.
"È sotto gli occhi di tutti come, soprattutto negli ultimi 50 anni e poi, più fortemente, dalla metà degli anni ’90 in poi, superata la crisi, di mercato e di immagine, derivata dal cosiddetto “scandalo del vino al metanolo”, il settore vitivinicolo italiano abbia attraversato un periodo di crescita progressiva, trasformandosi nel tempo in uno degli asset economici del Belpaese.
ll fatturato del vino italiano, nel 2021, unendo vendite fisiche e online, ha raggiunto l’impressionante cifra di quasi 13 miliardi di euro, combinando i risultati delle 310.000 imprese viticole del paese (46.000 aziende vinificatrici, con una quota del 55% della produzione legata a 518 grandi cooperative), che possono contare su una superficie vitata di 674.000 ettari (in crescita dello 0,4% sul 2020, per una media di 2,17 ettari ad azienda). La produzione, invece, ha raggiunto quota 48,2 milioni di ettolitri, in crescita sui 46,6 milioni di ettolitri del 2020. E questo nonostante le stime, che indicavano il 2021 come annata non particolarmente produttiva rispetto alla media, in linea quindi con i dati di una delle migliori vendemmie della storia recente, ovvero il 2016. Più della metà dell’intera produzione, il 55%, è stata imbottigliata come Indicazione Geografica. Ricordiamo che le DOP e le IGP sono globalmente 526: 74 DOCG, 334 DOC e 118 IGT.
Il consumo pro capite si attesta invece a 33 litri annui, con le vendite della GDO in aumento e l’export che ha raggiunto i 7,1 miliardi di euro (+12,4% sul 2020, una quota del 14% dell’intero ammontare dell’export agroalimentare italiano). Il mercato principale, con 2,75 miliardi di euro di vino esportato nel 2021, è quello USA, seguito dalla Germania (1,13 miliardi di euro), dal Regno Unito (742 milioni di euro), dalla Svizzera (415 milioni di euro) e dal Canada (384 milioni di euro).
Dati impressionanti, che se aggregati e confrontati al contesto internazionale, confermano come l’Italia sia il terzo consumatore, il primo produttore, il secondo esportatore in termini di volumi (dietro alla Spagna) e il secondo esportatore in termini di valore (dietro alla Francia). I tre Paesi leader nella produzione, quindi, lo sono anche nelle esportazioni. Italia, Francia e Spagna rappresentano in media il 53% dei volumi complessivamente esportati e il 60% del valore corrispettivo. Negli ultimi dieci anni, peraltro, l’Italia è, tra i tre, il Paese che ha incrementato maggiormente il valore delle esportazioni, a dimostrazione che i mercati globali si stanno muovendo non verso il blasone storico o il posizionamento, ma verso la qualità delle produzioni.
È inevitabile osservare, quindi, che nonostante le profonde trasformazioni del segmento, anche in conseguenza della pandemia globale che ci affligge ormai dalla fine del 2019, il vino si conferma come uno dei settori trainanti per la nostra economia."
(...) "Nel mio processo di lavoro, è stato quindi importante innestare su una base storico-tecnica solida, che occupa i primi capitoli, con i cenni sulla storia del vino, le basi di enologia e di conoscenza dei terreni su cui si coltiva la vite, oltre al processo di vinificazione, una solida base di ampelologia e ampelografia (che sono le scienze che studiano la vite, le loro parentele e differenze), la quale occupa il capitolo successivo, per fare capire quanto io abbia lavorato, in maniera scientifica, ma anche interpretativa di tendenze storico-evolutive, sul recupero di antiche varietà territoriali rimaste prigioniere della fattispecie macroeconomica della crescita. Tutto questo unito a un elenco e a una descrizione di vitigni che hanno fatto la storia, antica e moderna, del nostro Paese, come Sangiovese, Nebbiolo, Barbera, Montepulciano, Nerello Mascalese, Nero d’Avola, Negroamaro, Primitivo, Trebbiano, Moscato d’Asti, Garganega, Glera, Pinot Grigio, Catarratto, Grillo, e tanti altri.
Seguono poi alcuni capitoli a mio avviso fondamentali, che riassumono un lungo lavoro svolto in questi anni nel ribaltamento e nella rielaborazione di tutti i paradigmi legati all’approccio al vino, alla degustazione, alla conservazione, al servizio e soprattutto all’abbinamento cibo-vino nel nostro Paese legati molto spesso a teorizzazioni datate, mai più rielaborate o rivisitate. Un fatto davvero paradossale, data la contaminazione sia della cucina che del gusto del vino derivata, anch’essa, dalla lunga e produttiva sperimentazione inaugurata dai vini naturali e orange. A conclusione di questa prima sezione del volume vi è un doveroso capitolo sui disciplinari, diventati, fin dall’atto della loro elaborazione, il certificato di qualità che suggella il passaggio della garanzia del vino dal produttore al consumatore.
Completano il libro una cospicua sezione geografica, divisa per regioni, in cui si approfondisce il legame territoriale e anche antropologico del vino, che spesso somiglia fatalmente sia alle popolazioni che lo producono che a quelle che lo consumano, seguita e conclusa da un elenco (indicativo, non esaustivo) dei 500 vini italiani che a nostro avviso hanno fatto la storia, antica e moderna, del nostro settore.
Una piccola postilla prima di concludere: raccontare il vino è, naturalmente, raccontare anche l’uomo. Nessuna narrazione che abbia a oggetto la viticoltura e l’enologia può sensatamente staccarsi da concetti quali la craftmanship nella produzione e il gusto personale e la piacevolezza, anche estetica, del bere. Rincorrere il prototipo del gusto collettivo è ovviamente un errore che i produttori devono essere sempre bravi a evitare, ma non tenerne conto in alcun modo sarebbe uno sbaglio altrettanto grossolano. Certo il gusto è in costante evoluzione, e altrettanto certo è che in un settore così intimamente legato alle abitudini individuali non dovrebbero mai esistere regole, ma come detto la piacevolezza passa sempre in primo piano. Quindi, se è giusto che al consumatore debba essere fornito vino di bella pulizia di fattura e quanto più possibile vicino a essere “sano”, è altrettanto vero che lo stesso dovrebbe essere prodotto nella maniera più “naturale” possibile (di suo una contraddizione in termini, dato che la vinificazione è tutto tranne che un processo naturale!), nel senso che contempli la quantità minore di intervento umano destinato a “orientare” quel gusto in una direzione anziché assecondare le naturali caratteristiche delle uve.
Ecco, forse è questo lo scenario bifasico nel quale il vino italiano - ma in generale, IL vino - del secondo millennio, anche alla luce delle evidentemente mutate condizioni climatiche, si dovrà muovere. Un compito certamente immane, di grande responsabilità. Certo non è dovere nostro, in questa sede, dare suggerimenti o elaborare teorie. Dovere nostro è raccontare questo momento di transizione nella maniera migliore possibile, poiché già quello, a nostro avviso, è un piacere sufficiente.
Quindi, in conclusione, buona lettura!"
Info
Il Bicchiere d'Argento, Il Cucchiaio d'Argento, 359 pagine, Editoriale Domus, € 39,00. Dove trovarlo: in libreria e nel nostro shop online.
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