"Dovreste chiudere sabato e domenica": storia di un colloquio con chef Philippe Léveillé
La comunicazione sui social è sempre più importante, come sanno bene anche i professionisti della cucina. Ed è proprio via social che il proprietario del ristorante Miramonti L’altro ha dato una lezione a un giovane aspirante collega.
Lo chef è in macchina e sta guidando, e come molti di noi, travolti da vite frenetiche, piene di cose e in cui c’è sempre poco tempo per tutto, usa quel tempo anche per fare altro, oltre che per guidare. Per riflettere, per esempio. E per condividere quelle riflessioni con follower e colleghi.
Lo chef in questione è il francese Philippe Léveillé, titolare del ristorante Miramonti L'altro di Concesio, in provincia di Brescia: seduto al volante, sciarpetta d’ordinanza al collo, smartphone fissato alla sua sinistra, racconta una storia. È l’ora di uno storytime, per usare un termine abusato sui social network.
Pubblicata su Instagram (e anche fissata fra i post in evidenza), la storia è quella di un colloquio: Léveillé spiega che vuole “assumere una persona in cucina” e di avere identificato un profilo che sembra promettente, con “davvero un bel curriculum”. Pare visibilmente impressionato e pensa di avere trovato quello che cercava: parla di “un giovane ragazzo” senza svelarne mai l’età, ma dal discorso che fa si capisce che ha probabilmente meno di 30 anni. Spoiler: il colloquio andrà male.
Instagram: il post dello chef Léveillé
La vicenda, che al momento in cui scriviamo ha raccolto oltre 1000 like e più di 100 commenti, sembra un po’ quella di cui si legge spesso quando si parla di ristorazione, il solito cliché dei locali che cercano personale e dei giovani che non vogliono lavorare o non sono comunque disposti a fare sacrifici. Qui però si concretizza con una presa di posizione netta, che lo chef introduce con un sorriso: “A un certo punto mi dice che per ragioni familiari non può lavorare sabato e domenica”.
Pausa, momento di riflessione, altro sorriso: “Gli ricordo che di solito nei ristoranti nel weekend si lavora anzi un po’ di più”, spiega Léveillé ai follower. A quel punto lo chef potrebbe tranquillamente partire con la solita filippica, un discorsone da boomer appunto sui giovani che non vogliono lavorare e tutte le solite cose. Però no. Non lo fa e sceglie un'altra strada. Sceglie la strada dell'eleganza e del garbo: “Lo ascolto attentamente, perché penso che dai giovani si può sempre imparare - racconta - Lo ascolto anche quando mi dice che il concetto di lavorare tanto sabato e domenica è démodé e che nel lavoro uno deve essere fluido”. Si ferma, ripete “fluido”, fa il gesto con la mano per rendere l’idea di fluidità. Guarda in camera e sorride.
Il colloquio è finito, anche se il giovane promettente ancora non lo sa: “Gli ricordo che non penso di essere proprio rincoglionito e che qualcosa del mio campo la so - fa notare lo chef - Lo ascolto ancora quando mi dice che pure questa cosa del chiudere il lunedì non ha senso e l’ho decisa io, gli dico che è ovvio che l’ho decisa io, il ristorante è mio, è casa mia”. Poi non lo ascolta più, e quando il candidato chiede quando i due si rivedranno, la risposta vale più di mille filippiche e discorsoni: “Mai”.
Nonostante questo, Léveillé sembra rallegrato, forse perché davvero ha imparato qualcosa, più probabilmente perché si è evitato quella che in futuro si sarebbe potuta rivelare una grana: “Mi ha fatto partire bene la giornata, sono molto contento”, dice in conclusione della storia. E ride ancora, ovviamente.
E chissà quanto ha riso leggendo alcuni dei commenti, come quelli di chi ha scritto che “la fluidità è l'undicesima piaga d'Egitto” (questa ha fatto molto ridere pure noi, onestamente) o quelli di colleghi come Andrea Berton, dell’omonimo ristorante, o di Pino Cuttaia, di La Madia, che ironicamente chiede i contatti del giovane, perché “domenica sera il mio ristorante è chiuso”.
Credits immagine pagina Facebook di Philippe Léveillé
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