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DOC Chiaretto Valtènesi - Le Chiusure 2013


Data pubblicazione 10.06.2014
VOTO MEDIO
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C’è rosato e rosato e il vino rosé ognuno se lo immagina e se lo dipinge come vuole, questa l’evidenza che esce dell’edizione 2014, la settima, di Italia in rosa, la manifestazione dedicata a Chiaretto, rosati e rosé, che si è svolta a Moniga del Garda, località turistica della sponda bresciana del celeberrimo lago. Centotrenta in totale i vini in assaggio proposti da cento cantine, con una nettissima predominanza gardesana – veneta, e tantissimi modi diversi di pensare e proporre il rosato non solo legati alle zone di produzione (due Cerasuolo abruzzesi presentavano una tonalità più da rosso che da rosé), ai vitigni utilizzati (dal Montepulciano al Negroamaro, dal Lagrein al Pinot nero al Sangiovese, dal Cannonau al Groppello), ma anche allo stile del produttore e al modo di progettare il suo vino.

Restando sul Garda, che è una delle capitali dei rosati italiani e dove viene consumato in armonico abbinamento ad una cucina leggera e digeribile a base di pesce di lago e di verdure, condite dal grande olio d’oliva locale, e alla sponda bresciana va detto che anche nella Doc (di recente conio) Valtènesi, riferita all’area estesa da sud ad ovest tra i comuni di Desenzano e Salò, nel cuore dell’anfiteatro morenico sulla sponda bresciana del Garda, che comprende i comuni di Salò, Roè Volciano, Villanuova sul Clisi, Gavardo, S.Felice del Benaco, Puegnago del Garda, Muscoline, Manerba del Garda, Polpenazze del Garda, Moniga del Garda, Soiano del Lago, Calvagese della Riviera, Padenghe sul Garda, Bedizzole e inoltre parte dei territori dei comuni di Lonato del Garda e di Desenzano del Garda, troviamo vini profondamente diversi tra loro. Alcuni dal colore più intenso, dal carattere fruttato più spiccato, più rotondi e morbidi, altri dal colore più delicato e pallido, e dai profumi e dal gusto dove prevalgono note floreali, saline e minerali. Difatti il disciplinare di produzione del Valtènesi Chiaretto prevede l’utilizzo di una percentuale che varia dal 50 al 100% di Groppello, il vitigno autoctono identitario dell’area, solitamente accompagnato da quote di Barbera, Sangiovese e Marzemino. Il Groppello dà colore ma anche struttura (ha difatti una ben precisa nota tannica) e quindi il suo dosaggio rende i vini più delicati o corposi. A Italia in rosa la Valtènesi schierava oltre 30 cantine e vedendo schierate le bottiglie nella cantina della Villa Bertanzi che ospitava la manifestazione si capiva chiaramente l’eterogeneità degli stili esistente e, parlo in base ai miei assaggi, svariati vini, ma non tutti, di una qualità più diffusa che in passato.

La Valtènesi riguarda un vigneto di 1000 ettari di cui 600 coltivati esclusivamente con uve rosse (non va dimenticata difatti, accanto al Chiaretto, anche la produzione di vini rossi), ed è pertanto comprensibile, e positivo, non ci si possa trovare di fronte ad una produzione standard. Io apprezzo particolarmente i Chiaretto che “sanno di lago” e hanno una nota salata accentuata, che facilita tra l’altro il loro abbinamento a tavola e la loro beva, e uno di quelli che maggiormente mi sono piaciuti è il Chiaretto prodotto da una piccola azienda di quattro ettari di vigneto e due di oliveto nella campagna di Portese, che si trova in quel posto splendido che è San Felice del Benaco, l’azienda agricola Le Chiusure proprietà di Alessandro Luzzago, dallo scorso anno presidente del Consorzio Valtènesi, e della moglie.

Consiglio la lettura delle pagine Web aziendali, redatte in maniera esemplare, piene di dettagli, di informazioni, di  considerazioni, di divagazioni storiche e sulla filosofia del fare vino in questo luogo, “questo website assume il significato di un impegno scritto verso chi ci legge. La descrizione dei nostri prodotti e dei nostri processi cerca di essere precisa, dettagliata e di dare trasparenza a come lavoriamo”, per avere la misura di uno stile di lavoro. Luzzago, laureato in Scienze agrarie all'Università di Firenze é anche uomo di scrittura, impegnato in campo editoriale e ama raccontare in maniera piana e avvincente quello che fa, ad esempio che oggi ha “a disposizione quasi quattro ettari con oltre 18.000 ceppi.

Il Groppello rappresenta il 45% delle nostre uve;  seguono la Barbera con il 20%, il Rebo con il 15%, il Sangiovese con il 10%, il Merlot con il 7% e il Marzemino con il 4%”, oppure la sua idea di terroir e di tipicità e identità il legame tra i prodotti e il luogo dove nascono. Il Valtènesi Chiaretto delle Chiusure 2013 è prodotto con una presenza di Groppello del 50% completata da una quota paritaria suddivisa tra Barbera e Sangiovese. A suo proposito Luzzago osserva che “Anche il Chiaretto nasce dal Groppello e da una tradizione ormai secolare. Ma allo stesso tempo è il vino che ci colloca in una ricerca di gusto europea, nel mondo dei “pale rosé” del Sud Francia e, speriamo si possa dire presto, del Garda:  rosati sempre più rosa e sempre più lievi nell’intensità cromatica, profumati di fiori e di frutta, eleganti e delicati al gusto e capaci di conquistarsi finalmente uno spazio nell’immaginario di chi ama il vino”.

Ed è proprio la delicatezza e l’eleganza che mi hanno conquistato in questo vino, il grande equilibrio in tutte le sue sfumature, il colore rosa pallido brillante e luminoso, dal fascino quasi antico, il naso fragrante, preciso, nitido e ben salato, con leggere sfumature di mandorla, accenni di rosa e una notevole nota salina di grande freschezza e precisione, e poi un gusto ben secco, incisivo, una precisa vena minerale, una fruttuosità calibrata che richiama la pesca bianca e la mela, ed un andamento, un ritmo del vino, verticale, con una giusta acidità, ancora molto sale e tanta freschezza e una lunga persistenza che rende il vino perfetto per l’abbinamento alla cucina di pesce di questo meraviglioso angolo di mondo che è il Garda bresciano, pardon, la Valtènesi…

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