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DOCG Franciacorta Extra Brut Rosè - Camossi s.a.

Data pubblicazione 22.01.2013
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VOTO MEDIO
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DI FRANCO ZILIANI
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DOCG Franciacorta Extra Brut Rosè - Camossi s.a.
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Ho già spiegato come sul tema Franciacorta Rosé esistano diverse sensibilità a fronte di un disciplinare di produzione (ovvero le regole del Consorzio che indicano come si possa fare un Franciacorta Docg Rosé) che consente di utilizzare, ed è poco, un minimo del 25% dell’uva da rosé per antonomasia, il Pinot nero. C’è chi questa magnifica uva borgognona grande e difficile la usa in tandem con lo Chardonnay, ritenendo l’uva bianca indispensabile per calibrare la possanza dell’uva nera vinificata in bianco. E c’è chi invece, ed in genere sono le aziende che esprimono i Franciacorta Rosé che amo di più, il Pinot nero preferisce usarlo in purezza. O con una quota di Chardonnay molto minoritaria.

Tra i pinotneristi pur e duri figura anche una delle più belle rivelazioni degli ultimi 6-7 anni, l’azienda agricola Camossi, 24 ettari dislocati in tre diversi comuni del territorio franciacortino, Erbusco, Provaglio d’Iseo e Paratico, estremo ovest della Franciacorta dove si coltiva quasi esclusivamente il Pinot Nero. Produttori di “bollicine” dal 1996, ma dal 2005 entrati nella fase produttiva che ha portato a farli conoscere, Claudio e Dario hanno aderito al progetto TerraUomoCielo di Giovanni Arcari e Nico Danesi ed i risultati anno dopo anno li rendono protagonisti a pieno merito della “nuova Franciacorta”. Quella che sta costringendo anche i “classici” a fare sempre meglio e a non dormire sugli allori…

Detto dell’azienda, che vale la pena di essere seguita anche per gli altri Franciacorta della gamma, sempre equilibrati, piacevoli, eleganti e dotati di un’estrema bevibilità, concentriamo il discorso, il bicchiere lo pretende, sul vino che ho scelto, un Rosé non millesimato (anche se in questo caso le uve base appartengono alla ottima annata 2008) che appartiene alla tipologia Extra Brut, quella più secca e decisa, dove il contributo degli zuccheri è estremamente ridotto. In questo caso, due grammi e mezzo per litro.

Pinot nero 100%, questo Rosé é una cuvée di terroir, con il 90% delle uve che proviene da Paratico ed un 10% dalla zona, vocatissima, del Fantecolo in comune di Provaglio d’Iseo. Data di sboccatura del mio campione 21 marzo 2012 per un vino, 24 mesi di affinamento sui lieviti, intorno ai 18 euro il prezzo in enoteca, che mi sembra solo ad un terzo del proprio percorso, e appare giovanissimo, fresco e pimpante, visto che i Camossi prediligono uno stile da fondisti e non da sprinter. Niente effetti speciali, cui alcuni fanno ricorso anche in modo spregiudicato e discutibile, ma la scoperta ricerca di un’armonia e di un equilibrio che renda i vini piacevoli già appena commercializzati, ma ancora più buoni ed espressivi dopo un certo periodo di affinamento in bottiglia successivo alla sboccatura.

Bello il colore, appena lo versi nel calice Franciacorta (of course) e ti godi il gioco sottile del perlage, fine e continuo: un rosa tenue, buccia di cipolla, pallido e lunare, che richiama la cipria anche se con una leggera vena aranciata, di lucentezza traslucida e nitida brillantezza. Un colore merito della tecnica di vinificazione che prevede una breve macerazione dei grappoli interi in pressa.

Naso discreto, circospetto, molto cauto a rivelarsi e ancor più a concedersi, molto elegante, delicato, più salato e minerale che propriamente fruttato (niente esplosioni di piccoli frutti di bosco, solo un ricordo di ribes e una bella presenza agrumata), con leggere sfumature che richiamano, oltre che la pietra, il cioccolato bianco e l’alloro. Il meglio viene quando questo bell’Extra Brut Rosé camossiano incontra il palato e comincia a dialogarci, con un attacco in bocca non di grande espansione e peso, ma preciso, incisivo, sapido, asciutto e secco al punto giusto, assertivo e croccante, rotondo e succoso ma assolutamente non piacione, equilibrato e ricco di energia, grazie ad un’acidità nervosa e calibrata. Non “ruffiano”, ma osservazione destinata soprattutto a quei “sempliciotti” che continuano a pensare che un vino sia buono quando la bottiglia si vuota rapidamente, dotato di un’estrema piacevolezza, di una assoluta propensione alla beva gioiosa e al facile abbinamento a molti piatti. Nel mio caso a dei tagliolini con scalogno e salmone ed una leggera scorzettina di limone.

Un vino, consentitemi una citazione colta, che mi ha fatto venire in mente l’attacco fulminante di Mediterraneo, dove Eugenio Montale scrive: “Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale siccome i ciottoli che tu volvi, mangiati dalla salsedine”. E che un Franciacorta induca a pensare alla grande poesia non mi sembra una cosa da poco…

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