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DOCG Barolo "Monvigliero" - Comm. G.B. Burlotto 2009


Data pubblicazione 23.10.2013
VOTO MEDIO
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Tra le non molte certezze che mi ha regalato la mia ormai trentennale attività di cronista e commentatore di cose vinicole vi è sicuramente la consapevolezza che alcune delle maggiori soddisfazioni professionali arrivano dalla volontà, dettata dall’istinto, dall’esperienza e da quello che i francesi definirebbero un pizzico di savoir faire, di puntare su “cavalli”, che nel nostro caso sarebbero zone vinicole, vini, produttori, tipologie, che secondo la vulgata comune avrebbero un’importanza minore, quando non vengono definiti frettolosamente come incapaci di risultare vincitori. Così facendo, avendo questo pizzico di incoscienza e accettando di essere minoranza, a volte anche isolata, ho potuto togliermi tanti piccoli sfizi, vedere i rosati ed i vini con le “bollicine” (che mi rifiuto di definire banalmente “spumanti”), imporsi e diventare addirittura moda, assistere al tramonto di quei Super Tuscan che dovevano rappresentare l’avanguardia del vino italiano e che ben pochi ormai si filano.

E nell’ambito della riscoperta di quel Barolo vero e tradizionale alla cui difesa ho dedicato tanti articoli ed energie anche negli anni difficili che sembravano celebrare il trionfo dei “Barolo boys” più stravolgitori dell’identità del vino che reali innovatori, godermi l’affermazione, nell’opinione comune e tra i colleghi, di villaggi e cru di Barolo che anche solo dieci anni orsono venivano, ma non da me, considerati marginali.

La presenza di due Barolo espressione di un vigneto sommo come il Monvigliero posto nel villaggio di Verduno tra gli 11 Barolo compresi nei 50 migliori vini italiani secondo la classifica dei Best Italian Wine Awards edizione 2013, rappresenta solo l’ultimo episodio di una generale riscoperta di quello splendido villaggio come patria di grandi Barolo che per me che sulla grande vocazione barolesca di Verduno e alla grandezza della vigna Monvigliero ho in qualche modo “scommesso” ha sempre costituito una certezza.

E così, come scrivevo dieci anni orsono celebrando una gloriosa degustazione verticale ed un 1985 ed un 1982 bevuti freschi di una ventina d’anni di riposo in cantina, (assolutamente indimenticabili) eccomi qui - ora che sono in tanti ad aver improvvisamente scoperto che Verduno non è solo patria dell’intrigante e, così si dice, afrodisiaco speziato-pepato rosso Pelaverga, ma terra barolesca che non ha nulla da invidiare agli altri più celebri villaggi della celeberrima denominazione nebbiolesca albese, rendendo omaggio anche al Monvigliero riserva 2007 del Castello di Verduno presente nella graduatoria dei top 50 - a ripetere quanto ami e trovi splendente uno dei Barolo dei miei privilegio.

Parlo del Monvigliero della storica cantina Comm. G.B. Burlotto che in un’annata come il 2009 risplende più classico e meraviglioso che mai. Si tratta di un Barolo assolutamente tradizionale, con l'uva buttata intera nel tino di fermentazione che viene pigiata sofficemente con i piedi (oh yes…) e con la fermentazione-macerazione a cappello sommerso che dura oltre il mese, alla faccia dei cosiddetti “maestri” che anni fa sproloquiavano di fermentazioni “sveltina” non superiori ai cinque giorni…

La famiglia Alessandria produce questo Barolo stupendo da due ettari di vigneto, esposti a sud, collocati a 380 metri di altezza, su terreni di medio impasto calcareo tendente al limoso, con età media variante dai 18 ai 45 anni e più, con resa per ettaro variante da 50 a 70 quintali, dal 1982, adottando la tecnica tradizionale della lunga maturazione (circa 30 mesi) in botti di rovere francese e sloveno della capacità di 35 ettolitri, seguita da due anni di riposo del vino in cantina prima della sua commercializzazione.

Il risultato è un vino di commovente integrità, specchio fedele della vocazione alla qualità dei particolari terroir di Verduno che esprimono, a mio avviso ancor più del vicino villaggio di La Morra, Barolo fragranti, profumati, eleganti, dagli inconfondibili aromi di erbe aromatiche e lamponi, ma dotati di un’insospettabile struttura tannica. Anche se si tratta di tannini più docili e suadenti di quelli bisognosi di molto tempo per perdere la loro spigolosità, di Serralunga d’Alba o Monforte d’Alba. Terreni che appartengono al versante tortoniano dell'area ed in particolare all'unità di terra di La Morra. Un'unità pedologica e geologica che, partendo proprio dalla sottozona Monvigliero, si estende in direzione sud, costeggiando Barolo, fino ad arrivare all'estremità del paese di Monforte e comprendendo le sottozone di Roncaglie, Brunate e Cerequio.

Perché amo questo Monvigliero 2009, annata veramente classica e perfetta per esprimere tutta la grandiosa panoplia di aromi e sapori di un vero Barolo?

Perché è aristocratico eppure facile da capire se si ha la pazienza e l’umiltà di accostarsi al vino e saperne cogliere tutte le voci. Per il suo colore rubino splendente, luminoso, ricco di riflessi, con una leggerissima vena che evoca e annuncia quella leggera unghia granata che apparirà dopo una lunga evoluzione in bottiglia, per il suo naso complesso, variegato, ricco di energia, con tantissime sfumature aromatiche che richiamano pepe nero, prugne sotto spirito, note pepate e speziate, striature di cuoio, di liquirizia e di sottobosco, di lampone, cioccolato e cannella, rosa passita e rosmarino e poi terra bagnata e liquirizia nera.

E mi piace, mi conquista senza se né ma, per la sua salda struttura tannica, con tannini scorrevoli, non pungenti o aggressivi, ma terrosi e setosi, che accarezzano il palato, per la freschezza esaltata da una magnifica acidità, il magnifico equilibrio d’assieme, la grande armonia e piacevolezza, la capacità di giocare bidimensionalmente sul palato, in ampiezza ed in profondità, con una persistenza lunga, salata, nervosa eppure dolce nel proporsi e ricca di sapore.

Un Barolo classico, un autentico paradigma del grande Barolo, sulla cui tenuta ed evoluzione nel tempo sono pronto a scommettere e di cui vi consiglio di procurarvi, per vostra gioia e suprema soddisfazione, qualche bottiglia. Sono certo che non vi pentirete per questo acquisto…

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