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Zenobi, Colonnella TE

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VOTO MEDIO
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DI STEFANO CAFFARRI
VOTO
7.1
Zenobi, Colonnella TE
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INFORMAZIONI
NOMI ZENOBI
Chef PATRIZIA CORRADETTI
Indirizzo Contrada Riomoro, 132 - Colonnella
Telefono 0861 70581
Orari di apertura Mezzogiorno e sera
Giorno di chiusura Martedì
Periodo di chiusura Variabile
E-Mail info@ristorantezenobi.it
Sito http://www.ristorantezenobi.it
Piatto forte Maccheroni alla chitarra, capra alla Neretese, caceova
Prezzo tre piatti <35
Visitato in data 11.09.2013
Note Cucina tradizionale abruzzese di grande impatto. Porzioni colossali
SCOPRI DOV'É

Una intepretazione forzuta e cristallina della cucina abruzzese teramana, con una grande cantina


Mentre Zenobi dilaga sul tavolo con quell'"Antipasto Zenobi" che da solo vale il viaggio, pensi che Colonnella - bella e discreta - ha qui il suo contraltare papillare. Architetture eleganti ma sobrie, decori gentili e sobri, e un'aria di tramonto felice che rassicura in questa che è una delle Antiche Contrade.

Allo stesso modo il tavolo da Zenobi devi guadagnartelo, con tutte quelle curve quei bivii e quei pendii: la voce del navigatore si perde e disperde, e al ristorante lo sanno: hanno messo cartelli manuali ovunque con indicazioni di quelle di una volta. Niente "se possibile effettuare un'inversione a U" ma un semplice "al supermercato a destra". Le stesse indicazioni, schiette e concise, che hai al tavolo per farti strada nella summa coquinaria di questa parte d'Abruzzo. Allora l'antipasto che ne racconta un bel po': salumi forzuti, pasta fritta (bene) ripiena, gnocchetti fritti. Poi ancora, il rusticissimo farro e ceci; i tortini di zucchine e nocciuole, decisi e precisi. Suprema è la carne d'agnello nella "mediterranea" mentre è irrinuciabile l'assaggio dell'ancestrale cac'e ova, una polpetta "diminuita" d impasto di formaggio e uova. Monumentale.

Una lasagna bianca, ineffabile di verdurismi, generosamente fiammata al forno. Pasta sottile e fremente al giusto punto, bella. Impervio invece il piattone ipercalorico ancestrale di Zuppa di Nonna Nina, che ci ricorda che le pietanze di una volta non sempre sono un paradiso in cui rifugiarsi dai disastri della cucina moderna. Meglio il timballo tradizionale all'abruzzese, con quella pasta fine, il condimento misurato e la fragrante crosticina. Meglio anche la zuppa di ceci di spello, con gli umbratili quadracci di farro: una canzone massimamente appenninica non ostante il (tanto) pomodoro. Tra le cose semplici anche gli spaghetti con le polpettine di carne, copiosamente arrossiti sotto la sferza della salsa di pomidoro.

Una gigantesca prova ovina è l'agnello caceòva, stufato con uova e formaggio, che arriva nel piatto senza dimenticarsi di quel tocco silvano che è l'indispensabile sfumatura dell'agnello. La rara capra è un po' banalizzata dall'umido verduristico, al punto di risultare morbido e delicato, quasi vellutato.

Saziante e appagante, la cucina di questo "ristoro di campagna", pregiata anche dai prodotti propri. Volonterosamente in grado di mantenere lo standard anche sotto l'assalto di decinaia di avventori rubizzi di felicità, anche nei ritmi di servizio che non si dilatano mai troppo. Cantina di valore, che racchiude anche qualche frutto della passione dei titolari, più di qualche annata vecchia per i curiosi. Livello di piacevolezza elevato anche dalla spiccia cordialità che conduce presto ad una sorridente satollanza.

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