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Ninì, Bacoli NA

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VOTO MEDIO
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DI GIAMPIERO PROZZO
VOTO
6.0
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INFORMAZIONI
NOMI NINÌ
Chef ILARIA AULICINO
Indirizzo Via Molo di Baia 47 - Bacoli
Telefono 081.8688671
Orari di apertura Pranzo e cena
Giorno di chiusura Lunedi
Periodo di chiusura Novembre
Sito daniniristorantino@libero.it
Piatto forte Spaghettone con buccia di mela
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Il fascino di mangiare sul molo del porto

Mangiare sul molo di un porto resta una magia anche su una pedana di legno, con le luci un po' gialle e qualche centimetro mancante tra i tavoli. A Baia poi, c'è la storia, quella dei libri, con il castello sull'acqua e tutto quello che ora è visibile al di sotto, negli straordinari scavi del parco archeologico sommerso che hanno resistito a distruzioni e saccheggi. Ilaria Aulicino propone la sua cucina qui, su questa sorta di palco, ma anche trenta metri dietro, verso la strada, con i suoi pochi tavoli tra le mura per quando il clima non consente alternativa.

C'è un menu scritto, magari stringato ma ricco di suggestioni che ci parla di una cucina di addizioni, di profumi, anche di coraggio e di invenzione. Ma c'è altresì il cameriere che preferisce andare a memoria, elencandoti -chissaperchè- solo qualche piatto classico, ripetendosi poi  attraverso il suggerimento -sempre a voce- di una qualsiasi falanghina senza affannarsi tra aziende, vitigni ed inutili annate.

Una sola possibilità di antipasto. Ma che li contempla tutti. Quattro assaggi dove c'è il furore degli esordi, quello delle complicazioni, talvolta del superfluo. La polpetta di tonno poteva concludersi tra la bella panatura di pistacchi e il gazpacho di peperone. Al pesce bandiera marinato e poi fritto bastavano le acidità della mela e dell'arancio. Migliore il baccalà dove l'equilibrio è confinato tra le zucchine e la salsa di provola. Riconoscibili. Centrati. Diciamo indispensabili.

E allora si continua con il baccalà, questa volta in un piatto di pasta la cui forza è nuovamente la semplicità. Un bel pomodoro datterino e una robusta salsa di caciocavallo di bufala.  Null'altro. Arricchiscono e legano i maccheroni senza intimorire il pesce.

E allora osi lo spaghettone. Si racconta, in tre righe della carta, attraverso la poesia della  trafilatura al bronzo, dei natali a Gragnano, di quei tartufi di mare decorati con la buccia della mela annurca e della sua intenzione acidula,  della ricchezza degli zuccheri della confittatura del pomodoro e la spinta -inversa- di sapidità concentrata nella colatura di alici di Cetara. PIatto più complesso. Costruito.  Buono. Solo da rifinire.

Ma che sarà comunque posato sul tavolo con una girata di tacchi e via. Peccato.

Una concessione all'Oriente ed alle sue mode il tataki di tonno. Corretto ma senza anima, senza appartenenza. Piatto sulle note stanche della soia e dei semi di papavero. Un progetto incompiuto, come fosse da proseguire con un richiamo, un lampo, un'idea.

Dessert di buone intenzioni che viceversa prova a battere strade insolite. Così il teutonico streusel alle mandorle si contamina con yoghurt e ciliegia e si profuma di cannella e chiodi di garofano. La granita di mandorle lasciatevela alla fine, sarà piacevole.

In sala qualche affanno crescente con l'affollamento, in cucina temperature da osservare con più rigore. Costi medi,  carta dei vini da ampliare con saggezza, servizio da innalzare  Forse occorrerà del tempo ma da qui, da questi fornelli, si potrebbe cominciare a riscattare un territorio per troppo tempo lasciato all'improvvisazione.

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