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Maeba, Ariano Irpino AV

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VOTO MEDIO
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DI GIAMPIERO PROZZO
VOTO
6.5
Maeba, Ariano Irpino AV
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INFORMAZIONI
NOMI MAEBA
Chef MARCO CAPUTI
Indirizzo Contrada da Serra - Ariano Irpino
Telefono 338.6387407
Orari di apertura Pranzo e cena
Giorno di chiusura Domenica sera e lunedì
Periodo di chiusura Variabile
E-Mail info@maeba.it
Sito http://www.maeba.it/home.html
Piatto forte

Risotto verza, caciocavallo, mortadella e anice stellato

Prezzo tre piatti 35-50
Prezzo degustazione 35-50
Accetta carta di credito SI
Parcheggio SI
SCOPRI DOV'É

Ariano Irpino è messa lì’, le sue case a segnalare che si è giusto in mezzo alle due coste, che il mare puo’ diventare Tirreno o Adriatico con gli stessi chilometri. Valli, monti, spazi lunghi, prospettive spezzate senza mai quella linea chiamata orizzonte. Fuori al paese, più in basso, poggiate su una sorta di terrazza naturale ci sono le lame di luce a tagliare le pietre della facciata del Maeba, il ristorante disegnato senza squadrette da un vecchio frantoio in abbandono.

La sala si apre ai lati dell’ingresso con un ritmo di archi con le curve di mattoni. Le luci sono stelle nel cielo o cascate lungo le pareti grezze, qualche traccia di pittura, poi solo i tavoli con le sedie sembrano essere il segno dell’uomo, dell’abitare. Subito abbassi la voce come ad ascoltare i tuoi passi mentre prosegui oltre, dove poi si apre l’antro delle cantine, l’eterno fascino delle bottiglie abbandonate alla preistoria delle grotte ma affidate al loro sano microclima.

In cucina, invece, vive la modernità degli acciai e l’entusiasmo di una brigata giovane. Al comando c’è Marco Caputi e a suggerire Mirko Balzano questa volta in veste di consulente. Li avevamo già visti insieme, sono amici ancor prima di essere colleghi. E sono pronti per cominciare.

Una spugna di porcini con parmigiano e tartufo. Un bon bon di caprino e rapa rossa o ancora il boccone di riso, broccoli, peperoncino e salsiccia. Gli aperitivi sono il vero prologo alla cena, concentrano la filosofia della cucina e le intenzioni del progetto: prodotti di territorio, divagazioni, tecnica ed innovazione. E qualche contaminazione.

E così gli antipasti. Un baccalà tradotto con la pappa al pomodoro e una spuma di latte ad avvolgere poi, una minestra maritata dove le crocchette del maiale sono nel brodo di parmigiano per un allungo di sapore. Convince meno il gambero sebbene interpretato con originalità per trasportarlo qui, tra le valli irpine.

La cena comincia però  a centrarsi meglio con i due primi: una pasta fresca in forma di bottoni farcita con il coniglio, perfetto comprimario al protagonismo della salsa al latte ai porcini e alla scheggia di tartufo elegantemente in equilibrio come un cappello e poi con quella fetta di mortadella, spessa, grassa e sensuale, che impacchetta il risotto alla verza mantecato con il caciocavallo e l’anice stellato. Appagamento di tutti i sensi. Bella idea di piatto trasversale che incrocia tecnica e piacioneria.

Dopo non si potrà che finire di carni, con i due protagonisti degli allevamenti irpini: un agnello della razza laticauda  con patate alla senape e carote, dove il gesto d’autore è nella nota di liquirizia a sgrassare e ripulire ed in un impiattamento davvero prezioso ed a seguire il maiale, o meglio le sue tracchie in una cottura magistrale semplicemente accompagnate con papaccelle e scarole.

Si richiederà ancora uno sforzo, l’ultimo, ma si raccomanda di non tralasciare i dessert, dove lo chef ha già una sua maturità e sicurezza riuscendo a far convivere golosità mai stucchevoli, cromatismi, temperature e geometrie con un vivace dinamismo di sapori. C’è l’humus della terra  nella spugna croccante di noci con castagne in crema, cachi e gelato alle nocciole. C’è un ricercato contrasto tra il cioccolato al latte e le consistenze di cicoria a movimentare ed ancora c’è un pò di tutto nel rettangolo di ceramica sul quale si compongono un gelato al vin brulè, un cremino al burro salato e un piccolo cannolo ripieno di vaniglia. Oltre c’è una carta dei distillati che pareggia quella dei vini con circa 120 etichette. Per andare ad oltranza non manca la piccola pasticceria.

Ovvero ci sono tutte le premesse per seguirlo con interesse.    



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