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Il Tino

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VOTO MEDIO
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DI STEFANO CAFFARRI
VOTO
7.9
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INFORMAZIONI
NOMI IL TINO
Chef LELE USAI
Indirizzo Via Monte Cadria, 127 - Roma
Piatto forte

Seppia e Borragine, rosso di mazara con gazpacho di ciliegie, bruschetta liquida, gnocchi agli scampi

Prezzo tre piatti 50-80
Prezzo degustazione 80-120
Accetta carta di credito SI
Parcheggio SI
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Un locale di sobria intenzione nautica, cucina di pesce di esuberante creatività. Colori chiari e sapori nitidi per una sosta di lussureggiante piacevolezza.

 

Il locale

Dope aver raggiunto la marina di Fiumicino, con un po' di pazienza si trova il comodo parcheggio dal quale si può lumeggiare il locale di Lele Usai: due piani con diversa destinazione - aperitivi a terra, ristorante gastronomico al piano - ma la medesima impronta, lineare e garbata ma non priva di una ricercata atmosfera marinara.

La cucina

Lele Usai lavora con grande vitalità una materia di scelta pregevole, non esitando ad accostare con sagacia importanti referenze marine agli aromi di terra, ottenendo spesso delle composizioni seducenti. L'equilibrio tra i piatti nella successione delle degustazioni è di giustezza, ma anche nella scelta alla carta si potranno trovare i temi più importanti della proposta del Tino.

I piatti

"Dieci" è la degustazione più importante del Tino, in cui ci si abbandona all'estro dello chef. Che non esiterà a proporre una panoplia delle sue esperienze, da quelle più accessibili a quelle più impegnative, mai però impervie.

La batteria degli appetizer è una bella scenografia dalla quale iniziare: spugna di pomodoro, salmone e guacamole, paninetto al vapore, cialda e acciughe. Pane integrale ben fatto, rustica e pizzette al seguito.

La prima folgorazione è il gazpacho di ciliegie, in cui trovano spazio i gamberi rossi di Mazara assieme alla quinoa soffiata e in cialda. Il microdettaglio della foglia di dragoncello è la "blue note" che definisce la grandezza del piatto. Eccellente anche la "bruschetta liquida", con la focaccia croccante e la pioggia di cose marine, dalla cozza al cannolicchio. Fulgido il sorbetto d'ostrica, giusta la coulis di pomodoro per tenere il tutto.

Il lustrino (cefalo) con i fichi è un piatto d'impegno, che immola la levità sull'altare dell'intensità: affumicato e marinato, con le mandorle che contrastano a fatica la salsa agra. Leggerissima la salvia in tempura, esecuzione eterea di un classico. Formidabile invece il composto di seppia, la crema del suo nero e un pesto di borraggine. Strepitosa la profondità, stordente la larghezza. Tenace, persistente, con una sensazione tattile irresistibile. Quasi un assedio: ma un assedio lieto, che vale il viaggio.

Passa oltre la cipolla caramellata ripiena di parmigiano, un piccolo vortice di sapori che tarda a trovare una direzione, mentre gli gnocchi sono perfetti: sodi, morbidi realizzati con patate cotte in soluzione sovrasatura, godimento di tutti i sensi con la cialdina e la salsa di scampi. Altrettanto appagante il difficile spaghettonissimo Cavalieri, ben aggrappato ad una emulsione di cozze.

Bellissimo - e altrettanto riuscito - il matrimonio tra il boccone di ricciola e la chip di tapioca al nero: pesce succoso, cialda friabile. Piace tanto anche il rassicurante filetto di maiale, in cui si inserisce l'ostrica impertinente e il frizzantissimo gelato all'ibisco.

Tutto termina con il tiramisù del Tino, con liquirizia ed albicocche: ben riuscito e pure godevole, ma in fondo non del tutto il linea con il brio della proposta "salata" per invenzione e ideazione.

La cantina

Nota di merito per la scelta e la sobrietà dei prezzi: non solo referenze prevedibili e rassicuranti, ma abbondanza di etichette di ricerca, tutt'affatto curiosità in cui pescare con gioia e giusti suggerimenti.

Il servizio

Non ostante la ponderosità della degustazione, il ritmo si mantiene abbastanza lineare, con lievi allargamenti al momento di massima pressione. Il personale di sala compare quando serve con fare carezzevole, prodigo di informazioni se richieste e sussurrato ove necessario. I vini in abbinamento sono serviti correttamente, alle temperature di servizio più indicate.

Il conto

Ci sono due degustazioni "piccole" di 6 portate, rispettivamente per 60 e 75 euro rispettivamente fissa o composta dell'avventore. "Dieci", la degustazione provata, vale 90 euro. I piatti variano da 18 a 22 euro, salvo ingredienti pregiati: il tutto è adeguato al tono del locale e della proposta, anzi ha un occhio di riguardo per l'oretta d'auto necessaria a raggiungere il Tino dall'Urbe.



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