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Il Cenacolo dei Pittori, Villa Raverio di Besana Brianza MB

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VOTO MEDIO
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DI ANTONELLA PREVITALI
VOTO
6.0
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INFORMAZIONI
NOMI IL CENACOLO DEI PITTORI
Indirizzo Via Matteotti, 82 - Villa Raverio di Besana Brianza
Telefono 0362.942686
Orari di apertura Pranzo e cena
Giorno di chiusura Domenica sera, lunedì tutto il giorno e giovedì sera
Periodo di chiusura Variabile
E-Mail info@cenacolodeipittori.com
Sito http://www.cenacolodeipittori.com/
Piatto forte

Cipolla ripiena

Prezzo tre piatti <35
SCOPRI DOV'É

Sono due sale con il bar in mezzo che fa da ingresso e accoglie l’avventore. Una vecchia casa intonacata, con annessa cascina e stallazzo, dà sulla strada, appena dopo il passaggio a livello e, pur sempre, nel verde dell’aristocratica Brianza dove si respira ancora odore di campagna.

Il nome dell’osteria non nasce per pura velleità modaiola, ma grazie al pittore Antonio Tagliati che, soddisfatto della cucina, e sappiamo bene che gli artisti sono grandi cultori di buon cibo vino e allegra compagnia, nidificò con il suo circolo proprio qui dove due salette ospitano come si fosse a pranzo dalla nonna. Sono due ambienti popolati da un “bric-à-brac spontaneo e simpatico”, naturale e non forzato dalla ricerca della perfezione né dall’oggetto giusto al posto in cui ce lo si aspetta. Le pareti sembrano lo sportello del frigorifero della cucina di casa con la funzione principale di accettare tutto quel che capita. Perché ci sono i quadri fino al soffitto e gli specchi e i paioli di rame e i piatti dipinti, ma anche fotografie personali, cartoline, autografi conquistati, spontaneamente esposti come farebbe la nonna con le foto dei nipotini.  Lampadari umbertini pendono dalle travi di legno a vista, pesanti tendaggi chiudono le finestre e mascherano la porta della cucina, tavoli di massello circondati da sedie impagliate sono apparecchiati senza ricercatezza alcuna con tovaglie di cotone e candele, bicchieri e bottiglie di vino completano la rusticità del posto.

Il pane è già in tavola e nel suo essere industriale non invita all’assaggio, facendogli preferire gli incartati grissini. Il menù, che non corrisponde ai piatti elencati sul sito ufficiale, impaginato e stampato senza ambizione su un volante foglio A4 mortifica l’appetito, suggerendo allo stomaco di non farsi troppe aspettative. Fortuna vuole che l’apparenza spesso inganni e, a volte, qualora le previsioni vengano positivamente disattese, la casareccia tradizione sia in grado di risollevare lo spirito. Non c’è eleganza nella presentazione e l’estetica è quella di una bella donna senza fronzoli né trucco. Ecco, infatti, che per ingannare l’attesa, il benvenuto viene dato da un piattino con qualche fetta di salame nostrano e per guarnire le portate è la polenta a cubetti a farla da padrona.

Gli antipasti, forse, fin troppo carichi per preparare lo stomaco senza ingolfarlo, sono superbi. Semplice e delicatamente buona la cipolla, ripiena di cipolla e formaggio morbido, è insaporita con guanciale affumicato e croccante ad ornamento indispensabile. Corposa e impegnativa la godereccia tarte tatin di scalogno, con uovo in camicia, cucinato a dovere nel tuorlo intero, soffice e avvolto dall’albume ben rappreso.

L’osteria sembra possedere il genio dei risotti per tradizione. Risotti che spaziano dal barolo ai carciofi fritti fino al persico di lago e che approdano in terre straniere quando si tratta di sperimentare ingredienti che esulano dalla storia locale per portare in terra brianzola un po’ d’internazionalità. Il risotto con blu stilton (esatto è da questo formaggio che ha preso il nome il topolino Geronimo) sponsorizza uno dei pochi formaggi tradizionali britannici. Simile al nostro gorgonzola presenta venature blu e un gusto pungente ed erborinato. Pessimi gli spaghetti con la colatura di alici che tanto hanno incuriosito quanto, poi, disilludere nel presentarsi come spaghetti in bianco, unti, la cui unica nota era l’acidità del limone nella sua buccia grattugiata.

Il tiramisù, come dolce che tutti pensano di saper fare, ha ricondotto la cena nella cucina della nonna per la banale presentazione ma la bontà sublime di savoiardi ben ricoperti di ottima crema al mascarpone.

Il servizio è stato veloce fino al dolce, scomparendo per la richiesta del conto tanto da farsi cercare e rendere palese di essere stati chiusi dentro il locale da una saracinesca abbassata, e accondiscendente: il risotto è stato servito in porzione unica sebbene fosse indicato il minimo di due persone ed è stata portata in tavola una bottiglia intera di vino sebbene si fosse ordinato un solo bicchiere (gentilezza o furbizia?). Assente la carta dei vini che vengono portati fisicamente al tavolo per la scelta, scomoda.

Se si è lontani, nulla giustifica un lungo viaggio. Meglio andare dalla nonna. Se la vicinanza aiuta, qualche sorpresa potrebbe stupire il palato.   



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