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I Rizzari, Brucoli SR

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VOTO MEDIO
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DI ROSSANA BRANCATO
VOTO
6.0
CONDIVIDI
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INFORMAZIONI
NOMI I RIZZARI
Chef EMANUELE FEDE
Indirizzo Via Libertà, 63 - Brucoli, Augusta
Telefono 0931.982709
Orari di apertura Pranzo e cena
Giorno di chiusura Martedì
Periodo di chiusura Variabile in inverno
Piatto forte

Pesce del giorno arrosto

Visitato in data 09.08.2014
Note consigliata la prenotazione, carte di credito sì, parcheggio no, in strada
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Se cerchi la mise en place sul mare e l’informalità


L’Etna e il castello aragonese quattrocentesco dominano la baia su cui si affaccia la darsena di Brùcoli, antica colonia greca, lungo la via fluviale del torrente Porcària, che consentiva il trasporto merci dalla costa all’entroterra.

Piccolo borgo marinaro nel territorio di Augusta, dove i vicoli sfociano sugli scogli lambiti dal cobalto del mare.

Una casa di pescatori che prende respiro su una terrazza sbiancata, dove bouganville e incannucciati tracciano i chiaroscuri.

Attraversando il corridoio hai subito la vista mare della cucina, da cui si diffondono gli umori e gli aromi che esalano dalle braci ardenti e dai tegami. Le casse dei vini e delle materie prime che i produttori passano a scaricare, poi la stupefacente freschezza del pescato del giorno esposto.

Prendi posto e resti catturato nella rizza suggestiva della location, la rete dei pescatori, i rizzari, che segna confini e sottolinea i dettagli della veranda.

Informalità nell’apparecchiatura di cartapaglia, sottopiatti intrecciati e piatti di ceramica scricchiolati.

L’incanto del mare, la brezza che pervade i sensi e percepisci sulle labbra prima di ogni assaggio. Una tavoletta di legno riporta il menù del giorno, il percorso gustativo modulabile seguendo le indicazioni “per cominciare, per proseguire, per continuare, per cambiare, per finire” .

Il B-side della tavoletta espone una piccola selezione di vini, Sicilia in primo piano con respiro luminoso del Nord Est. Un sacchetto di carta racchiude pane di semola, grissini al sesamo e soffici alle olive nere.

Maschio e tenace il polpo, servito con formaggio ubriaco, prevaricante l’aglio nel sauté di cozze, vongole e gamberi. Congrui gli scampi grigliati.

Elastici gli gnocchi di patata al ragù di triglie, i filetti di pesce non perdono però identità nell’opulenza della salsa. Intrigante la consistenza delle spaccatelle fresche, ma l’aragosta supera l’ideale punto di cottura. Minimalista la frittura mista, solo delicati nasellini e calamaretti spillo. Il gelo di anguria non trova stabilità, ma timido brio nell’aromatizzazione al limone.

Una pregiata arabica e un lapillo di raffinato cioccolato ti lasciano riflettere sui chiaroscuri, sulle ombre invadenti del cipollotto e gli accenti di sale su tutto, sull’eloquenza della materia prima e sul privilegio di poter degustare sugli scogli siciliani calici filosofici.

Arriva forte e chiaro il messaggio dalla cucina, nulla di sussurrato. Disinvoltura anche nel servizio, distaccato a tratti. Tre piatti superano i 35 euro, ma in due si può scivolare velocemente oltre le tre cifre con scelte ammiccanti e beverage.

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