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Felix Lo Basso

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VOTO MEDIO
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DI STEFANO CAFFARRI
VOTO
8.5
CONDIVIDI
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INFORMAZIONI
NOMI FELIX LO BASSO
Chef FELICE LO BASSO
Indirizzo Galleria Vittorio Emanuele II, Piazza Duomo, 21 - Milano
Telefono 02.49528914
Orari di apertura Pranzo e cena
Giorno di chiusura Domenica
Periodo di chiusura Variabile
E-Mail info@felixlobassorestaurant.it
Sito http://felixlobassorestaurant.it/
Piatto forte

Salamella e tartufo, Astice e lingua, Risotto alla Parmigiana

Prezzo tre piatti 50-80
Prezzo degustazione 80-120
Visitato in data 20.10.2016
Accetta carta di credito SI
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Felice Lo Basso realizza il suo progetto in piazza Duomo: un bel luogo dove mandare in onda una bella cucina.  

 

Il locale

Posizione strabiliante: al V piano di un elegante palazzo al n.21 della Galleria, in Piazza Duomo, con le finestre circolari che guardano proprio il capolavoro gotico milanese; bianco luminoso ma non abbagliante, con interventi soberrimi che spezzano il ritmo ma non l'insieme. Tavoli di marmo che - per una volta - non fanno rimpiangere l'abbandono dei tovagliati.

La cucina

Felice Lo Basso ha una storia da raccontare, e la manda in tavola con attenzione al dettaglio, a tratti maniacale. La composizione dei piatti è curata, e le preparazioni sono molto belle senza tracimare nel delirio estetico: la concretezza è a un passo, basta accogliere i suggerimenti dello chef e districarsi tra i sapori, sempre misurati.

I piatti

Un cioccolatino di foie gras e calvados tra gli antipasti è una ouverture che basta a inquadrare il tema: puntiglio e fantasia. La panna cotta al caviale, il cracker ripieno di formaggio forte, la solidissima crema di fave con la cicoria e la sarda fumosa. Il pane, i grissini, le cremine d'accompagno: in attesa del primo piatto, una capasanta in crosta di bacon maltrattato al punto di diventare un popcorn, la confettura di radicchio rosso. Sorprendente e inusuale il petto di piccione fondente - e tiepido - servito tra gli antipasti, con un cannolo etereo ripienato di bufala. Un piacere anche da guardare.

Opìmo il risotto alla parmigiana, che sulla salsa di melanzana adagia un riso bianco invaghito della polvere di pomidoro, una vera staffilata di sapore: forse è l'irruenza di questo che impallidisce i raviolini di polpo, in brodo di polpo - limpidissimo - in cui la dolcezza si fa fin troppo esuberante. Ma è immediatamente dopo che esplode la grandezza dell'accoppiata di astice e lingua, entrambi fregiati di una cottura mirabile, cui la spuma di champagne addiziona una ulteriore cifra di verve. Piatto assoluto.

Non meno assoluto il connubbio tra salamella e tartufo, che la semplice presenza delle erbe del campo proietta nell'empireo delle cose memorabili: la quenelle di purè di sedano rapa è una rifinitura di pregio.

Bene la crema di cachi, bene il dessert saggiamente ritirato: meringa, lamponi, gelato di pistacchio. Tutto visto, ma azzeccato in quel modo in quel momento.

La cantina

Una lista in formazione: selezione di etichette di certa popolarità proposte a prezzi garbati vista la posizione e il tono del locale. Poche le sorprese e le curiosità ma i pochi mesi d'attività non potevano che riservare questo. Alla mescita qualche bicchiere scelto all'impronta, questi sì piuttosto calcati nell'addizione.  

Il servizio

La sala funziona con fluidità e senza inciampi, il personale tocca le corde di una cortesia informale ma mai slabbrata. Attenzione e cura durante tutta la degustazione, anche se i tempi della cucina sono più adatti ad una cena romantica o tra amici che ad un incontro di lavoro o al viaggiatore solitario.

Il conto

Prevedibilmente l'addizione è impegnativa: la Degustazione principale s'attesta a 150 euro per sei piatti, mentre il "Tutto mare" da 5 si ferma a 140. 120 per il menù "piccolo". Lo spessore c'è, e la posizione indubbiamente infierisce sui costi fissi di gestione: ma come si dice, value for money.



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