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Auberge de la Madone, Peillon F

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VOTO MEDIO
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DI STEFANO CAFFARRI
VOTO
7.5
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INFORMAZIONI
NOMI AUBERGE DE LA MADONE
Chef CRISTIAN MILLO
Indirizzo 3 Place Auguste Arnulf - Peillon
Telefono +33 0493.799117
Orari di apertura Pranzo e cena
Giorno di chiusura Mercoledì
Periodo di chiusura Da metà novembre fino a fine gennaio, escluso il periodo natalizio
E-Mail auberge.de.la.madone@wanadoo.fr
Sito http://www.auberge-madone-peillon.com/fr.html
Piatto forte Animali di bassa corte: faraona a lunga cottura.
Prezzo tre piatti 50-80
Visitato in data 21.01.2014
Note Per pranzo, menù a 34 euri. Degustazione a 60.
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Una cucina signorile di campagna, antica nel cuore e contemporanea nella ricerca dei prodotti


Peillon, la più parte di noi non sa nemmeno che esiste. A dieci chilometri esatti dietro la Costa Azzurra, arrampicato per una valle cieca, l'Auberge è, per usare una definizione sintetica, un posto pazzesco in un posto pazzesco. Un paesino che pare un cumulo di sassi e pietre grigie, puntato in cima ad uno sperone roccioso e tutto costruito in verticale, come certi borghi del remoto futuro nei fumetti di Moebius.

L'Auberge, meta di camminatori-gurmè, ha il tono caldo delle locande di campagna, e si inerpica ai bordi della cucina di Cristian Millo, monumentale cuoco bergamo-transalpino. L'origine trasparirà lungo tutto il pranzo, non solo nel tocco ma anche nella ricerca dell'ingrediente, del produttore, della singolarità. Per dire gli animali di bassa corte, di cui si fa gran uso nel periodo di Natale, sono di nobile origine e allevamento sostenibile, preziosi. Ne hai misura nel semplice poulet, servito nel menù enfant: cottura profonda e prolungata che non cotonizza la carne ma la rende burrosa, per nulla pallida. Al seguito un proverbiale purè dalle patate di montagna.

Allora ben volentieri la tipica combinazione "piccola" per il mezzogiorno: con un Kyr Royale (che costa quasi come tutto il resto) hai crostini con la pasta d'olive, i pomodorini, una focaccia gioiosamente cipollata, le olive taggiasche.

Per entrata, leggerina, un bel cappuccino di sedano con jus de truffle, di chiara scuola d'oltralpe con il burro e tutto, ma grazioso. Apre la strada all'epica "pantade", la gallina faraona, dalle carni cremose e deliziosamente contaminate da pere e pasta d'olive. Credibile anche la polentina al seguito.

Piatti ultradizonalisti, ma di certa maestria, e di certa satollanza. A chiudere il cerchio un dessert dalla pasticceria classica ottocentesca, l'omelette norvegese: gelato ricoperto di meringa, non esattamente una preparazione da dopolavoristi. le salse champagne e ciliegia azzeccano il contrappunto e trappano più di un sorriso.

Buffo il contraltare tra il servizio in guanti bianchi e la gaudiosa goliardia dello chef: ma l'Auberge non è luogo da formalità cristallizzate, è amichevole con i piccoli gastonomi e con il portafoglio: poco più di 30 per il pranzo, poco meno di 60 per la degustazione grande. Cantina di medio impegno con possibilità di bicchieri locali alla mescita.

Proibito perdersi la passeggiata a Peillon, 50 metri più avanti.

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