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Antica Pizzeria da Michele, Napoli

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VOTO MEDIO
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DI FABRIZIO ROYCH
VOTO
8.5
CONDIVIDI
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INFORMAZIONI
NOMI ANTICA PIZZERIA DA MICHELE
Chef FAMIGLIA CONDURRO
Indirizzo Via Cesare Sersale, 1 / 3 - Napoli
Telefono 081.5539204
Orari di apertura 10.30 - 00.00
Giorno di chiusura Domenica
Periodo di chiusura Due settimane ad agosto
E-Mail info@damichele.net
Sito http://www.damichele.net
Piatto forte Pizza napoletana
Prezzo tre piatti <35
Note Si servono solo Margherita e Marinara
SCOPRI DOV'É

Per la vera pizza napoletana


Se lo chiedete a un giapponese, a un tedesco, a un americano, a un friulano, loro sanno che a Napoli la pizza migliore si mangia da Michele. E se i gusti sono gusti, e se i ma e i sebbene e i ma anche sono i benvenuti, non è un'indicazione pellegrina. Da Michele si mangia una delle migliori cinque, forse tre, pizze della capitale della pizza. Fanno numeri spaventosi, il migliaio di clienti serviti ogni giorno accettano di far code di almeno un'ora, col numeretto in mano, per scegliere tra margherita e marinara. Su un tavolo di marmo, con bicchiere di carta e posate come a casa. Ma alla Storia della pizzeria popolare non si deve chiedere di cambiare, ed è tutto parte dell'esperienza.

Ciò non toglie che si possa perfezionarla, questa esperienza. Le pizze migliori da Michele si mangiano prima di mezzogiorno, prima delle undici e mezza. Si rischia di non fare coda, e al banco ci potrebbe essere Luigi Condurro in persona, 90 anni, che con gesti lenti si occupa di stendere e condire per i suoi clienti. Dopo mezzogiorno invece, passi l'attesa, ma si può incappare in qualche difetto da superlavoro, al forno o in preparazione. Lo standard resta buono, ma a Napoli e da Michele buono non basta. Dunque, potendo, si anticipi il pranzo e ci si conceda il meglio di un capitale della tradizione gastronomica.

Margherita normale, 4 euro, più stesa. Media 4,50, meno stesa e con un leggero rinforzo di fiordilatte. Marinara, 3 euro. Acqua-peroncino-cocacola. "Fanno seieccinquanta, mancia a piacere". Le dimensioni eccedono i piatti, ma l'impasto è soave, e richiedere il bis non è un delitto. C'è da aspettare, c'è la fila fuori, ma mai visto un rimbrotto in sala.

Concentrandosi sul piatto, si scopre un cornicione ampio ma basso e non blobboso. Il sapore è dolce, come deve essere l'impasto napoletano. Dolce e dal gusto crudo, che crudo non è, e scivola via senza lasciare retrogusti di farina né biglie di glutine a appesantire digestione. Si contrappone alla base un pomodoro deciso e il lattico della mozzarella. Digestione sicura.

La più famosa pizzeria di Napoli non fa parte della AVPN, l'Associazione Verace Pizza Napoletana. Perché? Per esempio perché da Michele si usa olio di semi, in cottura. Per i Condurro l'olio di oliva, in forno, altera il sapore. Il formidabile pomodoro pelato è della Solea, italiano e non griffato. Niente piennolo, niente San Marzano. La mozzarella viene da Agerola e è perfetta. Ma giunge in salsicciotti da pizzeria, non nelle sfere da consumo casalingo. Un catalogo di eccellenze, il tempo che s'è fermato, il paladino della tradizione. Anche, ma da Michele più di tutto si inscena lo spirito popolano e pragmatico della pizza, sottratto all'intelletto e alla ricerca. E in quella forbice che va dalle undici e venti a mezzogiorno meno dieci, in via Sersale si fa scuola di pizza, si onorano aspettative, e si assiste all'incontro fra vox populi e le paturnie dell'appassionato incontentabile.

Nota di redazione: la valutazione di questa pizzeria ha generato quella che nel gergo della boxe si chiamerebbe "split decision". Le precedenti visite avevano lasciato un'impressione largamente meno soddisfacente. Diciamo due punti abbondanti in meno. [SC]

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